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CHAKA
KHAN
Un pò strega e un pò
regina delle discoteche: talvolta suadente interprete di canzoni soul, altre
scatetata performer di quel tipico disco-funk ballabile ed indiziato alle sale
da ballo. Chi non ha ballato almeno una volta “Ain’t Nobody”, alzi la mano, anzi
si alzi e se ne vada pure da qualche altra parte. Chaka khan inizia ad esibirsi
sin dalla tenera età di 12 anni. Negli anni ’60, è una giovane cantante della
pelle d’ebano, che si esibisce con vari gruppi emergenti della scena di Chicago,
costruendosi, ben presto, una discreta reputazione, soprattutto per la qualità
delle interpretazioni legate al classico repertorio R&B. Dopo aver sposato il
musicista Hassan Khan, legato al giro delle Pantere Nere, assume il definitivo
nome d’arte di Chaka Khan. In realtà, il suo nome di battesimo è Yvette Marie
Stevens, nata a Great Lakes, nel 1953. Il primo contratto discografico arriva
con il gruppo dei Rufus, che, presto, debutta con l'album omonimo, ma
l’accoglienza è piuttosto tiepida. Il secondo album, “Rags To Rufus”, traghetta
il funk-jazz della band nei quartieri alti delle charts americane, fino al
quinto posto. Il gruppo dei Rufus possiede innumerevoli punti di forza, ma il
vero talento dell’ensemble è lei, la cantante solista, sicuramente predestinata
ad una carriera in proprio. Fiutato l’affare, Curtis Mayfield l’accusa
d’inadempienza contrattuale, chiedendo un risarcimento danni superiore al
miliardo di lire: all’inizio degli anni ’70, la cantante era effettivamente
legata per contratto all’etichetta discografia di Mayfield, la Curtom. Chaka
Khan, la cui personalità si mostra prorompente in studio e dal vivo, guadagna
sempre più spazio all’interno dei Rufus. Il suo nome, per una strategia
suggerita dai maggiorenti della casa discografica, viene messo in evidenza nei
credits del nuovo album: “Rufus Featuring Chaka Khan”. Come dire: la
protagonista è lei. L’album, tra l’altro, è il terzo del gruppo ad agguantare il
disco d’oro. Il successivo “Ask Rufus”, addirittura, supera i precedenti,
divenendo il lavoro di maggiore successo della band, con oltre un milione di
copie vendute. A questo punto per Chaka Khan si spalancano le porte dell’Olimpo:Joni
Mitchell la convoca per un duetto, “Dreamland”, e il santone della black music,
Quincy Jones, la assolda per le parti vocali di “Stuff Like That”. Il nome del
gruppo cambia da Rufus a Rufus & Chaka Khan. È questa l’anticamera della
carriera solista che viene inaugurata a fine anno, da un contratto con la Warner
Bros e il primo album in proprio, “Chaka”. Da questo momento in poi, e per
quattro anni, la cantante avrà una doppia identità: artista solista e cantante
dei Rufus e sempre con il plauso delle classifiche di vendita. Nel 1979 la
separazione diventa ufficiale, ma è un divorzio definitivo non puù essere ancora
ratificato: un contratto lega la vocalist al gruppo per altri due album. Così,
mentre le charts e le discoteche arridono alla splendida “I’m Every Woman”
scritta da Ashford & Simpson, Chaka Khan continua ad registrare col vecchio
gruppo. In entrambe le vesti, la cantante dimostra di possedere la stoffa e
carisma da vendere. Nel febbraio 1982 si tiene al Savoy di New York una
memorabile esibizione di Chaka Khan con i Rufus, che ha in parte il sapore della
reunion ed in parte dell’addio. In verità fu un ottima trovata commerciale: lo
show viene registrato, quindi pubblicato l’anno successivo col titolo “Stompin’
At The Savoy”. Suggellato il definitivo distacco i vecchi compagni di strada si
ritirano dalle scene, mentre Chaka Khan continua a cantare ed a mietere
consensi: fa ancora capolino in classifica con la cover di un classico della
discografia di Michael Jackson “Got To Be There”. Nel 1984, fa incetta di Grammy
Awards, ma il più sostanzioso riconoscimento in termini mercantili arriva dal
pubblico, che premia il singolo “I Feel For You”, una versione nuova di zecca
d’un collaudato hit di Prince. La seconda metà del decennio procede per alti e
bassi: gli anni ’70 sono lontani e nuove sonorità e personaggi si schiudono
all’orizzonte. E’ questo il periodo delle sperimentazioni e delle commistioni e
la cantante raggranella nuovi successi con canzoni spesso e volentieri legate al
cinema: “Can’t Stop The Street” è nel film “Krush Groove”; “Own The Night” nel
telefilm “Miami Vice”; “Underground”, in coppia con David Bowie, in “Labyrinth”.
Arrivano pure le collaborazioni con Robert Palmer, gli Scritti Politti, Steve
Winwood. Dopo l’uscita dell’album “Destiny”, accolto con una certa freddezza,
per un paio d’anni, Chaka Khan rallenta l’attività. L’ultimo album anni ’80 è “C.K.”.
Con l’arrivo dei novanta non riuscirà più a ripetersi ai livelli d’un tempo, pur
rimanendo punto di riferimento di DJs e Remixers a vario titolo.
Discografia Consigliata
1973 Rufus
1974 Rags To Rufus
1975 Rufusized
1976 Rufus Featuring Chaka Khan
1977 Ask Rufus
1978 Street Player
1979 Numbers
1979 Chaka
1980 Naughty
1980 Masterjam
1981 Camouflage
1981 What Cha' Gonna Do For Me
1981 Party 'Til You're Broke
1983 Chaka Khan
1984 I Feel For You
1986 Destiny.
Archivio
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