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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  CHAKA KHAN

Un pò strega e un pò regina delle discoteche: talvolta suadente interprete di canzoni soul, altre scatetata performer di quel tipico disco-funk ballabile ed indiziato alle sale da ballo. Chi non ha ballato almeno una volta “Ain’t Nobody”, alzi la mano, anzi si alzi e se ne vada pure da qualche altra parte. Chaka khan inizia ad esibirsi sin dalla tenera età di 12 anni. Negli anni ’60, è una giovane cantante della pelle d’ebano, che si esibisce con vari gruppi emergenti della scena di Chicago, costruendosi, ben presto, una discreta reputazione, soprattutto per la qualità delle interpretazioni legate al classico repertorio R&B. Dopo aver sposato il musicista Hassan Khan, legato al giro delle Pantere Nere, assume il definitivo nome d’arte di Chaka Khan. In realtà, il suo nome di battesimo è Yvette Marie Stevens, nata a Great Lakes, nel 1953. Il primo contratto discografico arriva con il gruppo dei Rufus, che, presto, debutta con l'album omonimo, ma l’accoglienza è piuttosto tiepida. Il secondo album, “Rags To Rufus”, traghetta il funk-jazz della band nei quartieri alti delle charts americane, fino al quinto posto. Il gruppo dei Rufus possiede innumerevoli punti di forza, ma il vero talento dell’ensemble è lei, la cantante solista, sicuramente predestinata ad una carriera in proprio. Fiutato l’affare, Curtis Mayfield l’accusa d’inadempienza contrattuale, chiedendo un risarcimento danni superiore al miliardo di lire: all’inizio degli anni ’70, la cantante era effettivamente legata per contratto all’etichetta discografia di Mayfield, la Curtom. Chaka Khan, la cui personalità si mostra prorompente in studio e dal vivo, guadagna sempre più spazio all’interno dei Rufus. Il suo nome, per una strategia suggerita dai maggiorenti della casa discografica, viene messo in evidenza nei credits del nuovo album: “Rufus Featuring Chaka Khan”. Come dire: la protagonista è lei. L’album, tra l’altro, è il terzo del gruppo ad agguantare il disco d’oro. Il successivo “Ask Rufus”, addirittura, supera i precedenti, divenendo il lavoro di maggiore successo della band, con oltre un milione di copie vendute. A questo punto per Chaka Khan si spalancano le porte dell’Olimpo:Joni Mitchell la convoca per un duetto, “Dreamland”, e il santone della black music, Quincy Jones, la assolda per le parti vocali di “Stuff Like That”. Il nome del gruppo cambia da Rufus a Rufus & Chaka Khan. È questa l’anticamera della carriera solista che viene inaugurata a fine anno, da un contratto con la Warner Bros e il primo album in proprio, “Chaka”. Da questo momento in poi, e per quattro anni, la cantante avrà una doppia identità: artista solista e cantante dei Rufus e sempre con il plauso delle classifiche di vendita. Nel 1979 la separazione diventa ufficiale, ma è un divorzio definitivo non puù essere ancora ratificato: un contratto lega la vocalist al gruppo per altri due album. Così, mentre le charts e le discoteche arridono alla splendida “I’m Every Woman” scritta da Ashford & Simpson, Chaka Khan continua ad registrare col vecchio gruppo. In entrambe le vesti, la cantante dimostra di possedere la stoffa e carisma da vendere. Nel febbraio 1982 si tiene al Savoy di New York una memorabile esibizione di Chaka Khan con i Rufus, che ha in parte il sapore della reunion ed in parte dell’addio. In verità fu un ottima trovata commerciale: lo show viene registrato, quindi pubblicato l’anno successivo col titolo “Stompin’ At The Savoy”. Suggellato il definitivo distacco i vecchi compagni di strada si ritirano dalle scene, mentre Chaka Khan continua a cantare ed a mietere consensi: fa ancora capolino in classifica con la cover di un classico della discografia di Michael Jackson “Got To Be There”. Nel 1984, fa incetta di Grammy Awards, ma il più sostanzioso riconoscimento in termini mercantili arriva dal pubblico, che premia il singolo “I Feel For You”, una versione nuova di zecca d’un collaudato hit di Prince. La seconda metà del decennio procede per alti e bassi: gli anni ’70 sono lontani e nuove sonorità e personaggi si schiudono all’orizzonte. E’ questo il periodo delle sperimentazioni e delle commistioni e la cantante raggranella nuovi successi con canzoni spesso e volentieri legate al cinema: “Can’t Stop The Street” è nel film “Krush Groove”; “Own The Night” nel telefilm “Miami Vice”; “Underground”, in coppia con David Bowie, in “Labyrinth”. Arrivano pure le collaborazioni con Robert Palmer, gli Scritti Politti, Steve Winwood. Dopo l’uscita dell’album “Destiny”, accolto con una certa freddezza, per un paio d’anni, Chaka Khan rallenta l’attività. L’ultimo album anni ’80 è “C.K.”. Con l’arrivo dei novanta non riuscirà più a ripetersi ai livelli d’un tempo, pur rimanendo punto di riferimento di DJs e Remixers a vario titolo.

Discografia Consigliata

1973 Rufus
1974 Rags To Rufus
1975 Rufusized
1976 Rufus Featuring Chaka Khan
1977 Ask Rufus
1978 Street Player
1979 Numbers
1979 Chaka
1980 Naughty
1980 Masterjam
1981 Camouflage
1981 What Cha' Gonna Do For Me
1981 Party 'Til You're Broke
1983 Chaka Khan
1984 I Feel For You
1986 Destiny.

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