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SILVER
CONVENTION
Per quanti hanno vissuto
da adolescenti i primi anni ’70, le Silver Convention incarnano l’icona per
antonomasia della primitiva disco-music, questa strana parola composta, che
significava tutto e non voleva dire nulla, ma che induceva a tuffarsi in pista,
a vincere una tradizionale ritrosia fatta di pudore ed acquistare un senso di
libertà fatto di sudore e di innocenti conquiste sessuali. Per i teen-ager,
sgangherati e senza troppi gadgets firmati di quel periodo, talvolta adombrato
da tentazioni rockettare ed affumicato da anni terribili di piombo e benzina, le
Silver Convention, presenti più volte anche nell’italica Hit Parade di
luttaziana memoria, rappresentavano una poetica fuga verso il disimpegno, tanto
da portare alla mente “il leopardiano passero solitario” o scomodare Catullo in
persona col il suo “Passero di Lesbia”. Si proprio quelle tre eleganti signore
americane, vestite di lustrini, che con “Fly Robin Fly” invitavano un pettirosso
a volare, avevano ingannato tutti. Americane, un corno! Artisticamente parlando,
le Silvers non avevano nulla di statunitense, ma sul loro passaporto
discografico, c’era un bel visto della Germania, primo esportatore al mondo, in
quei giorni, di “disco-music” americana taroccata. Patria putativa di superstar
come Donna Summer e Giorgio Moroder, Monaco negli anni settanta fu anche
un’inarrestabile fucina di stelle e stelline della “disco” pronte a scalare le
classifiche di tutto il mondo. Il produttore tedesco Micheal Kunze e I'arrangiatore-compositore
Sylvester Levay furono i creatori, nel 1974, del progetto Silver Convention,
(come buona parte dei prodotti euuro-disco, studiati a tavolino e creati in
“laboratorio”) ensamble, sotto il cui nome si celavano inizialmente solo anonime
coriste catturate da piccoli studi di registrazione per dare a rotazione voce a
svariati pezzi strumentali con velleità discotecare composti dal duo. Tra
questi, il più accattivante, “Save Me”, venne pubblicato come singolo
dall'etichetta Jupiter Records. Il successo è immediato, complice anche una
fortissima domanda di prodotti destinati alle proliferanti discoteche, rispetto
all’oerta ancora modesta. Nel 1975, “Save Me” scala quasi tutte le classifiche
in Europa e negli States, divenendo uno dei successi più ballati nelle
discoteche. A grande richiesta, i due produttori assemblano, in tempi
rapidissimi, un intero album intitolato sempre “Save me” in onore del fortunato
45 giri d'esordio. Entrato nella Top 200 di Billboard, nel 1975, il disco sale
rapidamente al decimo posto, conquistando il disco d'oro ed raggiungendo un N.1
da un milione di copie nella sola in Germania Ovest. Ancora meglio si comportò
il singolo estratto, “Fly Robin Fly”, sull’onda lunga del precedente successo,
diventa disco di platino, appollaiandosi comodamente sulla cima delle charts
USA: N.1, per ben 3 settimane. Il 45 giri tocca i vertici di tutte le
classifiche mondiali, Italia compresa, ricevendo il plauso unanime di DJs e
ballerini.. Si narra che l’enorme successo delle Silver Convention sia
cominciato, come in una fiaba, con un "coniglio" trasformato in "pettirosso":
“Run Rabbit Run” avrebbe dovuto essere in origine il titolo di “Fly Robin Fly”,
che Michael Kunze, allertato dall’esistenza di uno precedente musicale inglese
cosi denominato, dovette immediatamente sostituire. In considerazione
dell'enorme successo raggiunto, i due produttori decidono di dare un volto
ufficiale ed un’immagine accattivante alle voci del progetto Silver Convention,
scritturando tre vocalist di bell’aspetto, già sotto contratto per la Jupiter
Records: Ramona Wolf, Linda G, Thompson e Penny Me Lean. Al loro corredo vocale
vennero affidate le sorti il nuovo album “Silver Convention” che, pubblicato nel
1976, regalò alle piste da ballo un’altra memorabile smash-hit “Get Up and
Boogie (That's Right)”, consegnata di diritto agli annali della “disco”. Un
altro milione di copie in terra germanica e, saldamente, nella top 10 di quasi
tutti i paesi del vecchio continente, al di qua della cortina di ferro, il
singolo lambisce il N.1 in USA, trascinando l'intero LP al top delle vendite
ovunque. L'euro-disco, irresistibile mistura di lussureggianti orchestrazioni
sinfoneggianti stile Philadelphia Sound, accompagnato da accattivanti intrecci
vocali femminili, impiantati su un ipnotico tappeto sonoro di sintetizzatori e
rudimentali computer-machines, fu la formula vincente di tale successo.
Raggiunto però l'apice della popolarità, la carriera delle Silver Convention
subì, in poco temp,o un inesorabile crollo: alla fine del 1975, Penny McLean
registra un album da solista, “Lady Bump”, il cui omonimo singolo diventa un
cult da discoteca (N.4 in Italia). Anche Linda Thompson tentò l’assolo, tra il
1975 e il 1976, con un brano in proprio, “Ooh, What a Night”, ma con meno
fortuna della collega.. L'erronea scelta del successivo singolo, “No, No Joe”,
tratto dal secondo album, l'ulteriore cambio di formazione (Rhonda Heath e Zenda
Jacks al posto della Thompson e della McLean) e la concorrenza spietata di
continui nuovi idoli da “mangiaballa” (anche le sonorità si stavano evolvendo)
segnarono l'inizio della parabola discendente del trio. Per stare al passo con i
tempi, addirittura, tentarono una svolta funky con LP ”Madhouse”, ma neppure il
buon piazzamento del pezzo stile Abba, “Telegram” all'Eurovision Festival del
1977, riuscirono a risollevare le deludenti vendite del successivi album “Golden
Girls” e “Love in a Sleeper”. Nel 1978, il trio diede, prematuramente, il
definivo addio al mondo della musica, proprio mentre la “disco”, trascinata
dalla febbre sabatina, stava toccando l’apice dell’affermazione mondiale.
Discografia Consigliata
SAVE ME (1975, Durium)
SILVER CONVENTION (1976, Durium)
MADHOUSE (1976, Durium)
GOLDEN GIRLS (1977, Durium)
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