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  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  SHALAMAR

Formazione creata a tavolino per una promozione di natura puramente commerciale. Un nugolo di cantanti e turnisti di studio vennero assemblati sotto il provvisorio marchio Shalamar per realizzare la sigla di quello che era , allora, lo show sulla “disco” più in voga negli USA. Il loro compito fu quello di realizzare una sequenza di frammenti di successi Motown e relativa coreografia. Nel 1977, infatti la “Soul Train” Records di Dick Griffey, sull’onda lunga del successo dell’omonimo show, diede alle stampe “Uptown Festival”, lanciando sul mercato proprio quel medley di hits Motown realizzato con musicisti di studio. Contro ogni rosea aspettativa, il singolo, raggiunse i top 30 sia in Inghilterra che in America, trascinando in classifica anche l'album omonimo, realizzato in tempi rapidissimi e con la stessa metodologia del precedente. Galvanizzato dai successi ottenuto, Dick decise di dare alla formazione Shalamar un'identita più stabile, mettendo sotto contratto per la sua etichetta, trasformata in Solar.(Acronimo di Soul of Los Angeles Records), un trio di ballerini-vocalist prelevati proprio dal cast dallo show “Soul Train”: Jody Watley, Jeffrey Daniels e Howard Hewett (quest'ultimo sostituirà ben presto Gerald Brown). Il primo album del nuovo ciclo, pubblicato nel 1978, “Disco Gardens”, sebbene non riuscì a raggiungere le vette più elevate delle classifiche, conteneva “Take That to the Bank”, insuperato apripista (top 20 in UK), il quale conferì al progetto Shalamar credibilità soprattutto tra DJs ed addetti ai lavori, preparando, inoltre, il terreno al bestseller del gruppo, “The Second Time Around”, Top 10 in USA, divenuto un classico della disco-music di tutti i tempi e tratto dall'album “Big Fun” (1979) disco d'oro in America. La formula proposta dagli Shalamar è assai semplice: una disco dagli arrangiamenti lineari con qualche accenno di funk-urbano diluito da melodie a presa rapida e dal vago sapore pop. II successo in patria ed altrove sembra inarrestabile: nel beve volgere di un anno pubblicano ben tre album. Anche con il successivo 33 giri, “Three For Love” (1981), foriero di un altra disco-hit internazionale, “Make That Move”, ottiene un plauso unanime. A questo punto, forse per eccesso di esposizione, commettono il primo passo falso. La Dea Bendata li abbandona, ma solo momentaneamente, con 1'album “Go For It”, che non sfiora neppure gli Hot 100. Mentre la “disco” anni ’70 sembra un fenomeno oramai archiviato, gli Shalamar si convertono ad un R&B di lusso, smpre più proiettato verso il pop e sempre meno verso le discoteche. Il brivido dell’alta quota in classifica li lambisce nuovamente con l'LP “Friends”, pubblicato all'inizio del 1982. L’album conquista il disco d’oro negli States ed esplode in UK, stazionando in classifica per ben 72 settimane e sfiorando la top 5: sono ben quattro gli hit-singles, contenuti nel 33 giri (due top 5, un top 10 e un top 20) tra cui spicca un’ottima dance-track “A Night to Remember”, impostata su un contagioso crossover-funk, all’epoca di gran moda. Corroborati da questo nuovo impeto di fama e successo, i tre Americani continuano ad invadere soprattutto le classifiche inglesi: dall'album top 10 “The Look” (1983), a “Dancing in the Sheets”, singolo Top 20 in entrambi i continenti, contenuto nel plurimilionario soundtrack del film “Footloose”, sembra che la loro buona stella voglia risplendere ancora a lungo, ma le cose cominciano a precipitare: gelosie e quisquilie di natura contrattuale, conducono alla fuoriuscita della Watley e di Daniels nel 1984, così, dopo la pubblicazione di “The Look”, il gruppo si avvia verso un inesorabile declino. In “ Heart Break”, Hewett” cerca di far emergere le potenzialità delle new-entry, Delisa Davis e Micki Free, ma il disco, nonostante un Grammy ottenuto con “Don't Get Stopped in Beverly Hills”, non si mostra all’altezza dei precedenti.. Nata a Chicago nel 1959, la Watley, dopo aver lasciato il gruppo ed essersi trasferita a Londra, torna nel 1987 a Los Angeles, incidendo per la MCA due album di grande successo, contenenti rispettivamente i fortunatissimi “Looking for a New Love” e “Real Love”. Nonostante si sia sempre opposta a una Shalamar reunion, nel 1997 accettò di interpretare con Daniels e Howett e LL Cool J una nuova versione di “For the Lover in You”, inserita in un album di Babyface.. Nel 1985 anche Howard, deciso a intraprendere la camera solista, ha abbandonato gli Shalamar che, con l'ingresso delI'ex giocatore di football, Sydney Justin, ebbero una grama sopravvivenza fino al 1990, anno in cui, dopo due ingloriosi flop, cessarono l'attività discografica, pur continuando ad esibirsi dal vivo, qua e là, soprattutto in Gran Bretagna, ma questa fu un’altra storia: gli anni ’70 erano già archiviati da un pezzo. Gli Shalamar permangono ancora come un punto fermo nelle memoria degli appassionati e dei cultori della musica da discoteca anni ’70, per quella prima parte della loro carriera legata in particolare a “Take That to the Bank” e “The Second Time Around”.


Discografia Consigliata

Uptown Festival (1977, Soul Train Records)
Disco Gardens (1978, Solar)
Big Fun (1979, Solar)
Three For Love (1981, Solar)
FRIENDS (1982, Solar)

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