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RONNIE
JONES
Per molti, questo
poliedrico, cantante, musicista, DJ, produttore rappresenta una sorta di icona
degli anni ’70, uno dei primi, in Italia, ad aprire le porte alla black-dance e
alla disco-funk con quella naturalezza che è propria di chi parla di un mondo a
lui vicino e congeniale, senza artifici o improbabili e pacchiani “scimmiottamenti”,
che in quegli anni caratterizzavano buona parte dei DJs italici. Altri lo
ricorderanno, nei primi anni ’80, alla testa di un’allegra brigata, composta da
dieci disc-jockeys di grido, quanto di meglio l’etere radio-TV italiano potesse
esprimere in quel periodo, quella Band of Jocks che, nell’estae 1983, spopolò in
tutte le discoteche con “Let’s All Dance”. La sua storia inizia da molto
lontano, tanto da poter dire… C'era una volta a Londra una "band" che suonava il
blues e, fatto strano per quel genere di musica era composta esclusivamente di
bianchi. Si chiamava Blues Incorporated ed era diretta da Alexis Korner. Tra i
vari musicisti che avevano suonato con Korner c'era gente come Mick Jagger,
Charlie Watts, Jack Bruce, Eric Clapton, Eric Burdon, Grahan Bond e Dick
Heckstall-Smith. E c'era anche un nero, un ragazzo di venti anni che si chiamava
Ronnie Jones. Ronnie, nato a Springfield, nel Massachusetts, a Londra c'era
arrivato come militare, passando per la Corea. Al momento del congedo ricevette
un "attestato" come il migliore cantante di Rhythm’n’ blues di tutta la flotta
da Londra a Monaco. Nella capitale tedesca della disco-teutonica, Ronnie tenta
di portare avanti il suo discorso "bluesistico", ma non ottenne lo stesso
successo ricevuto in Inghilterra. Passa a lavorare nelle discoteche, quando
capita come cantante, ma il più delle volte come disc-jockey. In questa veste,
arriva anche in Italia. La sua perfetta conoscenza di una mezza dozzina di
lingue, gli permette di trovare lavoro in fretta e di avere addirittura una sua
trasmissione alla Rai. Ma non dimentica il primo amore e, nel 1977,
incide il suo primo disco "solo". In Germania entra subito in classifica: uno
dei brani è cantato in coppia con Claudja Barry, "It takes two". Dopo qualche
tempo, Ronnie Jones ritorna discograficamente alla "disco" con uno serie di
splendidi singoli, sapiente miscela di elettronica e "negritudine", basati
sempre su un ritmo sincopato: indimenticabile "Soul Sister”, "Fox on The Run" e
"Let's Do It Again". Ronnie è stato uno dei primi DJs a diffondere in
Italia la black music nelle radio più importanti: RAI, Radio 105, 101, RTL e 105
Classics e, subito dopo, in televisione con le trasmissioni Pop Corn e Buona
Domenica. Ha inciso quattro album con Jurgen Korduletsch (di cui uno con Claudja
Barry) grazie ai quali é entrato nelle Top Ten europee. In Canada ha raggiunto
il primo posto nelle classifiche di vendite con il gia segnalato singolo “Soul
Sister”. Per i cultori di "rarità" in discoteche, si consiglia "Don't Turn
Around", sua versione in lingua inglese di "Der Kommissar" di Falco: una
vera chicca. Oggi Ronnie Jones rappresenta un artista maturo, un vero Soul Man che vanta
prestigiose collaborazioni con artisti di livello internazionale come Steve
Lukather (chitarrista dei Toto), il batterista Billy Cobham, il saxofonista Bill
Evans, il trombettista Fabrizio Bosso
Discografia Cosnigliata
Me and My Self - LP
Games - LP
Fox on the Run - LP
Lookin' for Action - LP
Archivio
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