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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  ROCKETS

Nella seconda metà degli anni settanta, cominciò a diffondersi una tendenza, legata alla mania degli extra-terrestri, delle guerre spaziali o dello spauracchio di un’invasione aliena, egregiamente rappresentata da ottime pellicole cinematografiche. Il fenomeno contagiò anche il mondo della musica, in particolare della “disco made in Europe”, dove poteva accadere tutto ed il contrario di tutto e dove, talvolta, il look e l’impatto scenico avevano una predominanza sullo stesso valore del contenuto musicale. La Francia fu particolarmente sensibile al fenomeno. Verso la fine del '77 , dalla terra dei Galli, piovvero sulla marca italiana una serie di gruppi portatori di una sorta di disco-music dalle tonalità, pacchianamente, spaziali. I nomi nuovi della space-rock-disco furono gli Space Art con il singolo "Onix" (gli Space riuscirono a raggiungere, addirittura, un buon successo di vendite con la canzone "Magic flv") ma furono soprattutto i Rockets ad affermarsi come gruppo capace di produrre una musica spaziale adatta al ballo. I Rockets, per lanciare il loro primo album inciso nel '76, ma stampato in Italia nel novembre del '77, a seguito del successo ottenuto dal singolo "Future wornan /Apache" (una versione 'elettronica' di un vecchio classico degli Shadows) intrapresero una storica (storica soprattutto per eventi nefasti) tournée lungo il nostro stivale. I concerti e le apparizioni televisive furono fondamentali per il successo del gruppo legato, essenzialmente, alle loro capacità sceniche e spettacolari. I cinque francesi, tra cui spiccavano il cantante Christian Le Bartz e il batterista Alan Groetzinger (che aveva studiato lo strumento alla scuola Agostini di Parigi), si presentarono in scena vestiti con un abbigliamento simile a quello degli astronauti dei fumetti di fantascienza per bambini, con i crani completamente rasati e con il volto e le mani ricoperte da argentone. I loro concerti furono per il pubblico italiano, abituato a vedere cantautori con chitarrine acustiche e complessi rock che facevano "musica di sinistra", un vero choc e, per molti, una provocazione. Va ricordato che il ’77, in Italia, si era creata una situazione non dissimile al ’68. Si tenga presente che in quei tumultuosi anni, le formazioni e gli artisti, che producevano musica finalizzata al ballo, si esibivamo solo in discoteca o nelle balere. I palasport e gli stadi erano ad appannaggio esclusivo delle rock bands o dei cantautori. Le performances dei Rockets apparvero come misere trovate "alla Kiss" basate su fumi e petardi, l'impianto luci, comprendente un laser di media potenza (i Rockets furono i primi a presentano in Italia). Il modo “robotico” di muoversi sul palco "alla Devo" crearono il mito del gruppo innovativo e di alfieri della musica del futuro che riesce però a farsi ascoltare da tutti. Nel '78 venne dato alle stampe, preceduto dal singolo "On the road again", il loro secondo LP che prendeva il nome dal singolo, un trascinante e pregevole rifacimento del mitico brano dai Canned Heat. Nel dicembre del 1978, infine, i Rockets ricevettero alla Terrazza Martini di Milano dalle mani del rappresentante della casa discografica italiana il disco d'oro per aver venduto ben 150.000 copie con l’album “On the road again”. Sempre a Milano, però, il gruppo ebbe “in regalo” anche i più evidenti segni di disprezzo da parte del pubblico giovanile. Durante il loro primo concerto milanese (novembre 1977) al Teatro Lirico, alcuni giovani, elusa la sorveglianza delle maschere, entrarono in teatro senza passare per la biglietteria e alla fine del concerto inondarono con una pompa antincendio il palco e i musicisti che erano sul punto di ritornare nei camerini . Ad un anno di distanza, il gruppo si esibì di nuovo al Palalido. Il palazzetto era pieno all'inverosimile, così i Rockets decisero di iniziare con qualche minuto di anticipo, ma poco dopo incominciò a piovere sul palco, dai piani superiori, una notevole quantità d'acqua. Una versione sincopata e ridotta di "On the road again" concluse, rapidamente, il concerto. I musicisti abbandonano velocemente la scena e, quando si accesero le luci, incominciarono a piovere sugli strumenti e le apparecchiature numerosi oggetti che lacerarono le pelli della batteria, sfiorarono violentemente i piatti e le corde degli strumenti elettrici, producendo effetti sonori estremamente legati alla realtà, che poco avevano a che fare con la space-dance, ma che eccitarono il pubblico fino all’inverosimile. Dopo questo disastro, un comunicato della casa discografica affermava: "Contrariamente ad altri complessi stranieri, che hanno cancellato dai propri itinerari la piazza di Milano dopo incidenti analoghi, i Rockets sono intenzionati ad esibirsi ancora nella nostra città per accontentare tutti coloro che non hanno potuto assistere allo spettacolo completo e quanti non hanno potuto trovare posto al Palalido. Questa, l'opinione comune del gruppo che fa appello al senso di responsabilità del pubblico a cui garantirà quanto prima un ottimo e completo concerto". Per la prima volta la rabbia del nuovo proletariato giovanile si è rivolta contro la disco-music. I cinque musicisti dai crani rasati e rilucenti ebbero a dichiarare a proposito di "On the road again": "L'unica differenza dall'originale è il passaggio di armonica, è stato un riff che ci è venuto in mente durante le prove, come un ricordo lontano, che ci è piaciuto sviluppare secondo la nostra sensibilità e non certo per fini commerciali, perché altrimenti avremmo scelto un brano molto più noto". La scelta di una musica che s’ispirava ai climi fantascientifici era invece motivata così: "La fantascienza è la mistica di una civiltà tecnologìzzata e consumistica, del resto ogni civiltà ne deve produrre una in grado di funzionare come valvola di sfogo. Crediamo nell'esistenza degli extraterrestri, che altri mondi sono senz'altro abitati, perciò il parlarne e lo scriverne non è altro che la discussione su di una realtà lontana e diversa, ma effettiva ed esistente, quindi un momento positivo proporzionalmente alla sua funzione di informare e di far maturare la gente nei confronti del problema e la nostra è una musica protesa verso il futuro perché sfrutta il più possibile gli effetti e le sonorità che l'elettronica e la ricerca tecnologica creano giorno per giorno ". I Rockets ebbero, per “quantità” un ruolo importante in ambito “euro-disco-italo” di fine anni settanta: pur avendo ancora una miriade di cultori, di certo, l’impatto scenico, la ricerca dei suoni e l’abuso di effettistica sono sempre stati di gran lunga superiori alla qualità creativa della loro musica, che resta ben poca cosa rispetto ai clamori suscitati.


Discografia Consigliata

Rockets  1977 - CGD
On the road again  1978 - CGD
Plasteroìd  1979 - CGD

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