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ROCKETS
Nella seconda metà degli anni settanta, cominciò a diffondersi una tendenza,
legata alla mania degli extra-terrestri, delle guerre spaziali o dello
spauracchio di un’invasione aliena, egregiamente rappresentata da ottime
pellicole cinematografiche. Il fenomeno contagiò anche il mondo della musica, in
particolare della “disco made in Europe”, dove poteva accadere tutto ed il
contrario di tutto e dove, talvolta, il look e l’impatto scenico avevano una
predominanza sullo stesso valore del contenuto musicale. La Francia fu
particolarmente sensibile al fenomeno. Verso la fine del '77 , dalla terra dei
Galli, piovvero sulla marca italiana una serie di gruppi portatori di una sorta
di disco-music dalle tonalità, pacchianamente, spaziali. I nomi nuovi della
space-rock-disco furono gli Space Art con il singolo "Onix" (gli Space
riuscirono a raggiungere, addirittura, un buon successo di vendite con la
canzone "Magic flv") ma furono soprattutto i Rockets ad affermarsi come gruppo
capace di produrre una musica spaziale adatta al ballo. I Rockets, per lanciare
il loro primo album inciso nel '76, ma stampato in Italia nel novembre del '77,
a seguito del successo ottenuto dal singolo "Future wornan /Apache" (una
versione 'elettronica' di un vecchio classico degli Shadows) intrapresero una
storica (storica soprattutto per eventi nefasti) tournée lungo il nostro
stivale. I concerti e le apparizioni televisive furono fondamentali per il
successo del gruppo legato, essenzialmente, alle loro capacità sceniche e
spettacolari. I cinque francesi, tra cui spiccavano il cantante Christian Le
Bartz e il batterista Alan Groetzinger (che aveva studiato lo strumento alla
scuola Agostini di Parigi), si presentarono in scena vestiti con un
abbigliamento simile a quello degli astronauti dei fumetti di fantascienza per
bambini, con i crani completamente rasati e con il volto e le mani ricoperte da
argentone. I loro concerti furono per il pubblico italiano, abituato a vedere
cantautori con chitarrine acustiche e complessi rock che facevano "musica di
sinistra", un vero choc e, per molti, una provocazione. Va ricordato che il ’77,
in Italia, si era creata una situazione non dissimile al ’68. Si tenga presente
che in quei tumultuosi anni, le formazioni e gli artisti, che producevano musica
finalizzata al ballo, si esibivamo solo in discoteca o nelle balere. I palasport
e gli stadi erano ad appannaggio esclusivo delle rock bands o dei cantautori. Le
performances dei Rockets apparvero come misere trovate "alla Kiss" basate su
fumi e petardi, l'impianto luci, comprendente un laser di media potenza (i
Rockets furono i primi a presentano in Italia). Il modo “robotico” di muoversi
sul palco "alla Devo" crearono il mito del gruppo innovativo e di alfieri della
musica del futuro che riesce però a farsi ascoltare da tutti. Nel '78 venne dato
alle stampe, preceduto dal singolo "On the road again", il loro secondo LP che
prendeva il nome dal singolo, un trascinante e pregevole rifacimento del mitico
brano dai Canned Heat. Nel dicembre del 1978, infine, i Rockets ricevettero alla
Terrazza Martini di Milano dalle mani del rappresentante della casa discografica
italiana il disco d'oro per aver venduto ben 150.000 copie con l’album “On the
road again”. Sempre a Milano, però, il gruppo ebbe “in regalo” anche i più
evidenti segni di disprezzo da parte del pubblico giovanile. Durante il loro
primo concerto milanese (novembre 1977) al Teatro Lirico, alcuni giovani, elusa
la sorveglianza delle maschere, entrarono in teatro senza passare per la
biglietteria e alla fine del concerto inondarono con una pompa antincendio il
palco e i musicisti che erano sul punto di ritornare nei camerini . Ad un anno
di distanza, il gruppo si esibì di nuovo al Palalido. Il palazzetto era pieno
all'inverosimile, così i Rockets decisero di iniziare con qualche minuto di
anticipo, ma poco dopo incominciò a piovere sul palco, dai piani superiori, una
notevole quantità d'acqua. Una versione sincopata e ridotta di "On the road
again" concluse, rapidamente, il concerto. I musicisti abbandonano velocemente
la scena e, quando si accesero le luci, incominciarono a piovere sugli strumenti
e le apparecchiature numerosi oggetti che lacerarono le pelli della batteria,
sfiorarono violentemente i piatti e le corde degli strumenti elettrici,
producendo effetti sonori estremamente legati alla realtà, che poco avevano a
che fare con la space-dance, ma che eccitarono il pubblico fino
all’inverosimile. Dopo questo disastro, un comunicato della casa discografica
affermava: "Contrariamente ad altri complessi stranieri, che hanno cancellato
dai propri itinerari la piazza di Milano dopo incidenti analoghi, i Rockets sono
intenzionati ad esibirsi ancora nella nostra città per accontentare tutti coloro
che non hanno potuto assistere allo spettacolo completo e quanti non hanno
potuto trovare posto al Palalido. Questa, l'opinione comune del gruppo che fa
appello al senso di responsabilità del pubblico a cui garantirà quanto prima un
ottimo e completo concerto". Per la prima volta la rabbia del nuovo proletariato
giovanile si è rivolta contro la disco-music. I cinque musicisti dai crani
rasati e rilucenti ebbero a dichiarare a proposito di "On the road again":
"L'unica differenza dall'originale è il passaggio di armonica, è stato un riff
che ci è venuto in mente durante le prove, come un ricordo lontano, che ci è
piaciuto sviluppare secondo la nostra sensibilità e non certo per fini
commerciali, perché altrimenti avremmo scelto un brano molto più noto". La
scelta di una musica che s’ispirava ai climi fantascientifici era invece
motivata così: "La fantascienza è la mistica di una civiltà tecnologìzzata e
consumistica, del resto ogni civiltà ne deve produrre una in grado di funzionare
come valvola di sfogo. Crediamo nell'esistenza degli extraterrestri, che altri
mondi sono senz'altro abitati, perciò il parlarne e lo scriverne non è altro che
la discussione su di una realtà lontana e diversa, ma effettiva ed esistente,
quindi un momento positivo proporzionalmente alla sua funzione di informare e di
far maturare la gente nei confronti del problema e la nostra è una musica
protesa verso il futuro perché sfrutta il più possibile gli effetti e le
sonorità che l'elettronica e la ricerca tecnologica creano giorno per giorno ".
I Rockets ebbero, per “quantità” un ruolo importante in ambito “euro-disco-italo” di
fine anni settanta: pur avendo ancora una miriade di cultori, di certo,
l’impatto scenico, la ricerca dei suoni e l’abuso di effettistica sono sempre
stati di gran lunga superiori alla qualità creativa della loro musica, che resta
ben poca cosa rispetto ai clamori suscitati.
Discografia Consigliata
Rockets 1977 - CGD
On the road again 1978 - CGD
Plasteroìd 1979 - CGD
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