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ROBERTA KELLY
In un’epoca in cui le
sirene canterine dalla pelle d’ebano affioravano a branchi nell’avventuroso mare
della “disco”, per molte di esse vi fu spazio solo per un breve quarto d’ora di
celebrità. In taluni casi, è bastato un singolo di successo per assurgere agli
onori della cronaca ed essere consegnate di diritto agli annali della “dance”. A
questa categoria di “famose meteore” appartiene, certamente, Roberta Kelly:
ugola ben educata al canto, dotata di una notevole duttilità e di un talento
naturale, forse, mai espresso completamente. Proveniente dal giro Casablanca,
dove gli spazi erano assai ristretti ed in massima parte occupati da Donna
Summer, diva per eccellenza, la Kelly uscì allo scoperto in un momento assai
propizio a quante avessero intenzione di traghettare dalla tradizione soul alla
più remunerativa musica di consumo: la nascita della disco-music stava offrendo
ad innumerevoli cantanti di colore di avere un ruolo di primo piano nel mondo
della musica. Dopo aver sondato il terreno nel 1974 col singolo “Kung Fu’s Back
Again”, senza un reale riscontro in termini di popolarità, se non fra gli
addetti ai lavori, passò a lavorare come vocalist con le lanciatissime Silver
Convention. Tale esperienza, le consenti di entrare in contatto con il dinamico
e rampante mondo dell’Euro-disco. Il suo nome, infatti, rimane legato a doppio
filo a “Troublemaker”, brano distillato dai neuroni di Giorgio Moroder-Pete
Bellotte, una ottima produzione che le aprì le porte delle dance-foors di tutto
il mondo. Ma il miracolo lo fece il secondo 33 giri, ancora di matrice
germanica, intitolato “Zodiac Lady” (da cui il soprannome) che la portò a
sfondare, anche commercialmente, nel ribollente mercato della disco. L’accurata
produzione di Moroder e Bellotte, raggiunse il massimo con “Zodiacs” (ancora
presente in molte compilations), dedicata ad astri e zodiaco, un tema ripreso in
altri pezzi tra cui l’hit “I’m Sagittarius”. L’intrigante “Zodiacs” fece il giro
di tutte le discoteche del Pianeta e, nell’Italia delle “radio libere”, divenne
la sigla di quasi tutti programmi basati sull’oroscopo. Raggiunto lo status di
signora della disco, Roberta Kelly non seppe però mantenere un alto profilo
artistico come Donna Summer, né centrare altri successi sempreverdi come “I Will
Survive” di Gloria Gaynor. Mentre la disco esplodeva in tutto il suo potenziale
sulla spinta della febbre travoltina, la Kelly tentò, ma con insuccesso,
un’altra scalata alla classifiche: l’album “Gettin’ The Spirit”, ispirato alla
musica gospel e contenente una sua versione dance di “Oh Happy Day”, si
caratterizzò come un autentico flop. Abbandonate le vesti di prima donna, la
sfortunata Roberta tornò a lavorare per conto terzi come corista con le
Lipstique. L’album del 1980 “Roots Can Be Anywhere”, di pregevole fattura,
rappresentò un ritorno alle radici africane e fu anche il primo non prodotto da
Moroder. Con “Tell me”, del 1981, si chiude una modesta carriera legata alla
disco, mentre le sue quotazioni crescono come vocalist da studio: tra alterne
vicende, la Kelly ha concesso la propria ugola a molti artisti di varia
estrazione musicale. La sua voce compare anche nei due albums rockeggianti di
Donna Summer, “She Works Hard For The Money” e “Cats Without Claws”. Per i fan e
i nostalgici degli anni Settanta, Roberta Kelly è stata e sarà sempre la
“cantante dello zodiaco”
Discografia Consigliata
1977 TROUBLE MAKER
1977 ZODIAC LADY
1978 GETTIN’ THE SPIRIT
1980 ROOTS CAN BE ANYWHERE
1981 TELL ME
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