PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   THE RITCHIE FAMILY

La Richie Family rappresenta una delle componenti più trash, tra il kitsch ed il ketchup, della disco-music, sia pure con risvolti di natura commerciale assai interessanti. Distante anni luce dalla tradizione R&B, il progetto Richie Family, concepito a tavolino, fu una sorta di “grande pattumiera” in cui gettare tutto ciò che fosse possibile ed immaginabile, musicalmente parlando: dai ritmi latini, alle orchestrazioni sinfoniche, dai rullanti afro alle colonne sonore da film. La pensava molto diversamente il suo inventore: “Soul ritmico: una via di mezzo tra il Philly sound e Barry White", cosi, infatti, il produttore e arrangiatore indipendente Ritchie Rome descriveva “Brazil”, il voluttuoso progetto targato Ritchie Family concepito nel 1975 e destinato a riscuotere a lungo il gradimento del pubblico. L’effervescente rifacimento in chiave disco del classico di Ary Barroso, “Aquarela Do Brasil”, fu la prima collaborazione di Rome con i parigini Henry Belolo e Jacques Morali (i burattinai che muovevano i fili dei Village People). Un triunvirato, aduso alla produzione su vasta scala di meteore-disco e fenomeni da baraccone usa e getta, che avrebbe provocato luminosi sorrisi di approvazione tra i ballerini incalliti, grazie a quei quattro album senza i quali ogni collezione “disco” (nel senso più ortodosso del termine) risulta incompleta. Nella sua originaria formazione la "family" era composta da turnisti di Philadelphia messi insieme da Rome e da tre cantanti, Cassandra Ann Wooten, Gwendolyn Oliver e Cheryl Mason-Jacks, ma la musica soul non era neanche una lontana parente. II primo album, “Brazil”, è infatti orchestrale con barocchismi eccessivi, un numero spropositato di archi e percussioni che suonano insieme, creando un muro del suono che ricorda gli arrangiamenti di Lex Baxter. La facciata A parte subito sparata con un'esecuzione mid-tempo della “Rumba delle Noccioline” (Peanut Vendor) arricchita da suggestioni trasgressive provocate da suadenti voci femminili. Un fragoroso break di bongo conduce i ballerini a una versione lunga otto minuti di “Frenesia”, altro celeberrimo classico latino-americano, seguito dalla title-track, con la sua garanzia di immancabile intrattenimento. La facciata B contiene solo composizioni originali, ovvero cinque incursioni disco piene di coinvolgenti ritmi di cha-cha-cha. La seconda fantasia disco della Ritchie Family arriva durante l’estate 1976: è “Arabian Nights”, una ridondante casbah sonora dall'inizio alla fine. Si comincia con “Istanbul (Not Constantinople)”, si passa attraverso il tema di Lawrence d'Arabia e si finisce in “A Persian Market”. La sensazione e quella di un miscuglio tra colonne sonore di Hollywood e glamour disco, il tutto irrobustito da percussioni e dall’inconsueto intervento di voci maschili. L’album conteneva anche il successo da classifica “The Best Disco In Town”, un medley di brani molto popolari nei club (tipo I Love Music, Lady Bump e Turn the Beat Around) dominati da cori suggestivi (una formula vincente che i produttori usarono di nuovo nel 1977 per il 12" Discomania dei Lovers). Gli altri due album essenziali della Ritchie Family uscirono entrambi nel '77. “Life Is Music” e un'irresistibile scatola di cioccolatini disco leggermente avariati, piena di melodico-romantiche e di arrangiamenti elaborati. Le tracce vincenti sono “Long Distance Romance”, col suo sensuale racconto telefonico e “Lady Luck”, un'incursione disco in atmosfera da Casino Royal, nel più eccessivo stile Bond. “African Queens” metteva insieme Nefertiti, Cleopatra e la Regina di Saba, nel maldestro tentativo, decisamente discutibile, di far rivivere tre momenti di storia africana. L’ album, costituito di un unico brano, si discosta dal consueto sound lussureggiante del gruppo, privilegiando piuttosto implacabili ritmi di rullate in stile euro-disco. In questi solchi, comunque, trova posto uno dei brani paradigmatici dell'intero genere: la splendida versione del celeberrimo tiki-tiki di Martin Denny Quiet Village. Come nell'originale, il pezzo e una galleria di languide immagini di giungla illuminata dalla luna e di spiagge bagnate dalle onde, il tutto visto attraverso una specie di cinemascope disco e trainato da un irresistibile ritmo di batteria. A questo punto, sulla scia del successo della Febbre del sabato sera, i produttori del gruppo optarono per ritmi più decisi e melodici, decisamente più pop, nel tentativo di andare incontro ai gusti del pubblico con prodotti più accessibili. La successiva uscita discografica della Ritchie Family non solo rifletteva questa tendenza, ma la stessa illustrazione di copertina anticipava il radicale cambiamento musicale. Finiti i tempi dei copricapi antichi, degli armamentari di piume, pellicce e chiffon. II nuovo look era americano-sportivo, con ragazze in scaldamuscoli e succinti bikini rossi, bianchi e blu. L'album “American Generation” partiva con una frizzante canzoncina in stile surf per l’estate '78, in sintonia con quella copertina. Ma i brani successivi non reggevano il paragone con l'atmosfera "Beach Boys da discoteca" e suonavano piuttosto come avanzi di una stagnante sessione di studio della ditta Belolo/Morali. “Bad Reputation”, del '79, è senz’altro migliore - seppure distante anni-luce dalle meraviglie orchestrali degli esordi - anche grazie ad arrangiamenti di grande semplicità. Aquesto punto la Ritchie Family s’era trasformata in una specie di caricatura al femminile dei Village People, sia nell'immagine che nel suono. In questo caso, poi, la copertina era un vero "pugno in un occhio", con le ragazze in completo di cuoio in sella a una moto luccicante, attorniate da un Doberman-Pincher e da cinque enormi culturisti intenti a gonfiare i pettorali (tra loro Mister Mondo, Peter Grymkowski). All'interno dei solchi, canzoncine orecchiabili come “Where Are the Men?” e “Sexy Man”, cantate con accenti abbastanza convincenti e un brano di punta “Put Your Feet to the Beat”, che sparava raffiche di ritmi massacranti ed urlava istruzioni per marciare come un plotone di fanteria. Ancora nel corso del '79, la Ritchie Family avrebbe pubblicato un ultimo album, genuinamente disco, tutto imperniato sulla popolare “Give Me a Break”. La stessa che si ritrova nella colonna sonora di “Can't Stop the Music”.


Discografia Consigliata

Brazil 1975
Arabian Nights 1976
American Generation 1979


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