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RINDER & LEWIS
(El Coco/Le Pamplemousse/Tuxedo Junction /SaintTropez)
Rappresentarono l’ala
più scanzonata della disco-muisc, quella finalizzata al puro divertimento, dove
nulla importava essere bianco o nero, etero o gay, bello o brutto, l’importante
era lasciarsi intrigare e coinvolgere da un melange di suoni, talvolta anche
eccessivi e stucchevoli. Per molti ,le loro produzioni sono veri oggetti di
culto. Michael Lewis e Laurin Rinder, possono essere paragonati a due chef che,
in cucina, erano soliti abbondare con i condimenti e le spezie. Dotati una
notevole versatilità e di una creatività immediata ed intuitiva, questi due
personaggi fornirono ai frequentatori delle discoteche ante-febbre (prima
dell’avvento del travoltismo) un'eclettica e variegata serie di prodotti,
operando sotto differenti marchi di fabbrica: El Coco, Le Pamplemousse, Tuxedo
Junction e SaintTropez, ammannendo, di tanto in tanto, il pubblico delle
dance-floors con qualche sporadica produzione a titolo personale. Esperti
session-men, si erano conosciuti, verso la fine degli anni Sessanta, attraverso
il loro peregrinare per numerosi studi di registrazione: essenziale fu
l’esperienza maturata presso la Motown. Dopo la lunga e poco appagante gavetta,
seppero cogliere al volo una valida opportunità, divenendo house-producers per
American Variety International. L'etichetta, di proprietà di Ray Harris,
ottenne, presto notevoli successi con il pianista Liberace e l'inossidabile
soul-man Rufus Thomas, ma gli irrequieti Rinder e Lewis, smaniosi ti trovare una
propria dimensione e collocazione sul mercato, decisero di ampliare l’orizzonte
creativo, cimentarsi con l’inarrestabile fenomeno disco. Il primo colpo, del
nuovo corso musicale, assestato al mercato, andò a segno con “Mondo Disco” di El
Coco, il cui sound rappresentava l'essenza stessa della disco-music: un pesante
giro di basso, il charleston della batteria aperto sul levare, archi a
profusione ed un lezioso coro femminile in evidenza. Il secondo vinile di El
Coco, l’album “Brazil”, mise presto in luce la l’eclettismo di Rinder & Lewis e
la loro tendenza alla commistione dei suoni. Ancora una virata ed ecco “Let's
Get It Together”, in puro stile Philadelphia. Il singolo, estratto dal terzo LP
di El Coco, vendette ottocentomila copie nel solo formato a dodici pollici,
nonostante il modesto air-playng radiofonico: pochi passaggi in radio, ma il tam
tam sotterraneo degli appassionati del genere compensò l’handicap. Dallo stesso
album, venne estratto un altro singolo, “Fait Le Chat”, presto baciato da un
importante successo in classifica. Alla lunga lista di traguardi sotto le
insegne di El Coco, sono da aggiungersi: “Cocomotion” grosso hit in Gran
Bretagna, nel 1977, così come lo furono, nel 1978, “Dancing In Paradise” e
“Under Construction”. Già nel 1977, Rider e Lewis avevano cominciato a spaziare
verso altri orizzonti musicali con il progetto legato al marchio “Le
Pamplemousse” ("pompelmo", in francese), in particolare “Le Spank”, oltre ad un
inevitabile riconoscimento presso il pubblico delle discoteche, raggiunse il
sesto posto nella classifica R'n' B. Il successivo sodalizio con i Tuxedo
Junction ebbe dei risvolti commerciali assai interessanti. Il cantante del
gruppo, Jamie Edlin, era cresciuto ascoltando il sound delle big band di Glenn
Miller, Tommy Dorsey e Artie Shaw, così, dopo un periodi passato a scimmiottare
i suoi idoli, cercando una confluenza tra l’antico ed il moderno, si convinse
che la loro musica avrebbe potuto adattarsi benissimo all'idioma della disco e,
soprattutto, alle esigenze delle piste da ballo. Fu proprio sotto la direzione
di Rinder e Lewis, che classici dei primi Anni Quaranta, brani di musica leggera
degli Anni Venti e celebri canzoni sentimentali dei musical di Broadway vennero
smontati, riassemblati , riadattati al formato disco e proposti alle nuove
generazioni: agghindati da una più moderna veste musicale, brani come
“Chattanooga Choo Choo”, “Toot Toot Tootsie Goodbye”, “Rainy Night In Rio”,
“That Old Black Magie”, “Begin The Beguine” fecero ballare gli anziani
frequentatori delle discoteche sull'onda della nostalgia, mentre i giovanissimi
ebbero l’impressione di ballare degli inediti. I due produttori utilizzarono per
questo progetto addirittura alcuni dei musicisti che avevano preso parte alle
registrazioni dei pezzi originali di Miller: espertissimi session-men che
domarono le complicate partiture per archi et similia con estrema facilità. Per
l'etichetta Butterfly (la stessa che aveva dato alle stampe la superba versione
disc, di “Move On Up” di Curtis Mayfield, realizzata dai Destination ), Rinder e
Lewis produssero un gruppo tutto al femminile, SaintTropez, foriere di un
discreto successo con una versione dance di “Je T'Aime (Mai Non Plus)”
caratterizzata da un'orchestrazione molto densa ed avvolgente, un massiccio uso
degli strumenti ad arco ed un suadente cantato ancor più lascivo di quello
originale. A seguire, altri tre brani, “One More Minute”, “On A Rien A Perdre” e
“Fili My Lave With Love”, trovarono calda ospitalità in classifica. Tutti e
quattro i pezzi citati vennero registrati presso i mitici Trident Studios di
Londra. A decretarne la consacrazione fu principalmente il pubblico della gay
delle discoteche. Talune caratteristiche degli arrangiamenti ben si adattavano
al gusto imperante della folta comunità omo-sessuale che in quegli anni
affollava le piste da ballo: in primis, erano provocatoriamente romantici e
melodicamente appassionati, e poi perché possedevano quel giusto gradiente di
spregiudicatezza e trasgressione. Le Saint Tropez , in totale, consegnarono alle
presse tre album, “Violation”, “Belle De Jour” e “Femmes Fatales”. All’interno
di ciascuno di essi c’era una traccia guida, che metteva, per così dire, in
scena una specie di soap opera incentrata su un ménage-a-trois tra un tale Jean,
una certa Nicole ed un'assassina lesbica. Infaticabili come pochi e decisi a
battere il ferro quando era caldo, sempre, nel 1977, Rinder e Lewis pubblicarono
“In Search Of ... Orchestra”, un contenitore di versioni disco ispirati ai più
popolari temi di spettacoli televisivi; diversamente, l’album uscito a titolo
personale, “Seven Deadly Sins” esplorava sentieri sonoro più “jazzly” e
vagamente “space”. Per non smentirsi, il singolo di successo fu ancora una
cover: la scelta era ricaduta su un classico di Cliff Richard “Wilìie And The
Hand Jive”. Nel 1979, Ricchi e famosi, con l'album “RinLew All-Stars”, i Nostri
decisero di alimentare il nuovo trend della disco, che aveva spostato il proprio
asse verso sonorità, decisamente, funkeggianti. All'apice del proprio successo,
Rinder e Lewis distillavano una media di due album al mese, conferendo. ad
ognuno dei gruppi e degli artisti da loro prodotti. un sound assolutamente
caratteristico e facilmente riconoscibile; non a caso, a distanza di trent’anni,
sono ancora osannati dai i cultori della disco più ortodossa e standardizzata.
Discografia Consigliata
Mondo Disco - El Coco -
1977
Brasil - El Coco -1977
Cocomotion - El Coco-1978
Let's Get It Together - El Coco -1978
Le Spank - Le Pamplemousse -1977
Violation - Saint Tropez -1977
Belle De Jour - Saint Tropez - 1978
Femmes Fatales - Saint Tropez - 1978
Chattanooga Choo Choo - Tuxedo Junction - 1978
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