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QUINCY
JONES
La storia di questo
eclettico artista è raccontata nel libro “Q: The Autobiography Of Quincy Jones”
e ci vorrebbero innumerevoli pagine per narrare le sue eroiche gesta nel mondo
delle sette note. Qincy Jones non è un artista “disco” e nessuno si sognerebbe
di dare una definizione di tal genere: egli, in quanto alchimista e manipolatore
genetico dei suoni, a cavallo tra gi anni Settanta ed Ottanta, è stato un abile
“creatore” di piccoli capolavori soul-disco-funk. La lista sarebbe lunga, ma
basta citare “Off The Wall” di Michael Jackson, l’album che contiene
l’insuperata “Don’t Stop ‘Till You Get Enough”, uno dei classici della
“disco-dance” di tutti i tempi. Famoso come produttore prima ancora che come
musicista, Quincy Jones è il “genio” compreso della black music a pari merito
con Ray Charles, con cui ha condiviso i difficili esordi. È il “Re Mida
dell’R&B”, colui che ha prodotto alcuni dei dischi più venduti della storia. È
stato e continua ad essere, l’arrangiatore di decine e decine di importantissimi
dischi di jazz, soul, rhythm & blues, pop, rap. È il fondatore della rivista di
cultura “nera” Vibe, nonché proprietario dell’etichetta discografica Qwest. Da
oltre mezzo secolo rappresenta un punto di riferimento per chiunque voglia
addentrarsi nei meandri della musica di derivazione afro-americana. Ma al di
sopra di tutto cosa, Quincy Jones è il maestro indiscusso della contaminazione e
del “cross-over tra generi: una pratica costante, imperniata sulla ricerca e la
sperimentazione, che lo ha portato ai massimi livelli di creatività e
spregiudicatezza al contempo, osando laddove pochi altri avrebbero tentato. Non
c’è dubbio: incarna la figura di uno dei pochi musicisti viventi ad essersi già
guadagnato un posto nella storia, assurgendo al ruolo di icona della black-music
nell’accezione più larga del termine. Nato a Chicago, Illinois, il 14 marzo 1933
e cresciuto a Seattle, nello stato di Washington, si avvicina giovanissimo alla
musica improvvisata per eccellenza: il jazz. Il giovane Quincy trascorre i primi
anni della sua infanzia a Chicago, sua città natale, tra difficoltà economiche e
la malattia mentale della madre Sara. Tra le mura domestiche, scopre la musica,
suonando il piano da autodidatta, a scuola impara a suonare su una tromba
regalatagli dal padre, Quincy Delight Jones I. All'età di 10 anni, si
trasferisce con la famiglia a Bremerton, nei dintorni di Seattle, dove diventa
amico di un pianista cieco, solo tre anni più grande di lui, tale Ray Charles.
Ancora adolescenti, Ray e Quincy formano un duo e cominciano ad esibirsi di
pomeriggio al Tennis Club di Seattle, e la sera in un jazz club, conosciuto oggi
come Pioneer Square Nel 1951, all'età di 18 anni, vince una borsa di studio al
Berklee College of Music di Boston, ma ben presto abbandona gli studi per
intraprendere una tournée come trombettista con la band del leggendario Lionel
Hampton. Pur pagato con la cifra irrisoria di 17 dollari al giorno, Quincy
resterà con Hampton ben quattro anni, cercando di carpire tutti i segreti del
mestiere di musicista. Quincy Jones, pur bravo e competente come trombettista,
non aveva il talento di un Dizzy Gillespie o di un Art Farmer, e non era capace
di grandi virtuosismi come Fats Navarro o Clifford Brown, ma mentre viaggiava,
comincia a mostrare un inusuale dono nel comporre e arrangiare le canzoni. Di
ritorno a New York City, riceve numerose proposte da parte di artisti, che gli
chiedono nuovi arrangiamenti per i loro brani: inizia così la sua parabola
ascendente. Negli anni Cinquanta e Sessanta accumula esperienze fondamentali,
acquistando grande credibilità come arrangiatore al servizio d’una folta schiera
di artisti, tra i quali Sarah Vaughan, Ray Charles, Duke Ellington, Dinah
Washington. Svolge anche il ruolo di dirigente discografico presso la A&M: è
primo nero della storia a coprire un ruolo di altissimo livello nella gerarchia
dell’industria del disco. Abbandonato in parte il mondo del jazz, si dedica alla
scrittura di musiche per cinema e televisione. Tra gli anni Sessanta e Settanta
si dedica all’attivismo sociale appoggiando dapprima Martin Luther King e, dopo
la morte di quest’ultimo, il reverendo Jesse Jackson. Il 1974, è il suo anno
funesto: un aneurisma cerebrale lo porta a un passo dalla morte. Ci vorranno due
delicatissime operazioni e sei mesi di riabilitazione per tornare a una vita
normale. La carriera prende una nuova direzione, ma soprattutto la sua notorietà
subisce un’ulteriore impennata in piena epoca “disco”: sul set del film musicale
“Il mago di Oz”, incontra Michael Jackson che gli chiede di produrre il suo
prossimo album solista. Il risultato (come già detto in precedenza) è
straordinario: nel 1978 , egli è il sublime demiurgo” e l’abile intelaiatore di
suoni nell’acclamato “Off The Wall” di Michael Jackson: l’album vende otto
milioni di copie e fa di lui il produttore più richiesto al mondo. Non pago di
operare per conto terzi, sull’onda lunga della disco-music, il 1981, consegna
alle stampe un capolavoro di “disco-funk” con accenni jazzly e richiami alla
grande tradizione soul. Il 33 giri “The Dude” che contiene la ballatissima
“Ain’t No Corrida”, schizza ai vertici delle charts, grazie anche alla
collaborazione di molti artisti presenti fra i credits dell’album. I risultati
raggiunti dal successivo album prodotto per Michael Jackson, “Thriller”, sono da
Guinnes dei Primati. Sempre nel 1984 riesce a portare in sala d'incisione il
cantante Frank Sinatra, per l'album “L.A. Is My Lady”. In qualità di artista
solista, Quincy Jones torna sulle scene nel 1989 con lo spettacolare “Back On
The Block”, un trattato di moderna black music, anche qui con un un cast all
star. Il suo personale palma-res può vantare 26 Grammy Awards vinti (il primo
nel lontano 1963) a fronte di ben 77 nomination (un record assoluto), un Emmy
Award, sette nomination agli Oscar e un film documentario a lui dedicato,
“Listen Up: The Lives Of Quincy Jones”. Fondamentale anche il suo sociale, che
,dai primi anni sessanta, quando sostiene le attività di Martin Luther King.
Jones sarà uno dei fondatori dell'Institute for Black American Music (IBAM) ed
un organizzatore di eventi benefici, spesso al fianco di personaggi quali Bono
degli U2. La sua Listen Up Foundation ha raccolto fondi nel 2001 per la
costruzione di case per Nelson Mandela in Sudafrica, e nel 2004 ha organizzato
un concerto dal vivo a Roma con numerosi artisti quali Carlos Santana, Alicia
Keys, Angelina Jolie, Oprah Winfrey, Evander Holyfield, Chris Tucker e altri,
davanti a mezzo milione di spettatori.
Discografia Consigliata
1970 GULA MATARI
1971 DOLLAR$
1971 SMACKWATER JACK
1973 YOU’VE GOT IT BAD, GIRL
1973 MODE
1974 BODY HEAT
1975 MELLOW MADNESS
1975 IRONSIDE
1976 WE HAD A BALL
1977 ROOTS
1978 SOUNDS... AND STUFF LIKE THAT
1981 DUDE
1988 STRIKE UP THE BAND
1989 BACK ON THE BLOCK
Archivio
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