PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   PETER JAQUES BAND

Il 1979, cominciarono a circolare in discoteca, soprattutto nell’etere radiofonico, all’epoca in perenne divenire, alcune produzioni italiane, o, comunque realizzate in studios nostrani, da artisti di varia estrazione e non sempre di nazionalità  italiana. In quell’anno, uno dei pezzi più eclatanti fu “Walking on music” della Peter Jaques Band. Dopo qualche tempo, arrivò anche l’album “Fire Night Dance”, contenente, oltre al gia citato singolo d’apertura in una versione più estesa, altre tre tracce di notevole durata, ma di non eccelsa qualità. La lunghezza dei brani, soprattutto in Europa, cominciava ad essere una pratica molto diffusa, ma all’epoca sembrò a tutti gli addetti ai lavori, almeno per un prodotto concepito sul suolo italico, un elemento alquanto innovativo e “coraggioso”. Le radio, in particolare oltreoceano, non erano disposte a passare brani più lunghi di quattro minuti. Molti cominciarono ad interrogarsi, su chi potesse celarsi dietro quel marchio. In realtà, il nome Peter Jaques Band rappresentava espressione una “ghost band”. Con questo termine s’intendeva un progetto discografico interamente realizzato in studio e poi veicolato, dal punto di vista dell’immagine, da artisti di facciata, non necessariamente cantanti o musicisti. In realtà, inizialmente si basava tutto sulla figura di una artista di colore, Jaques Fred Petrus, il quale aveva composto e realizzato i quattro brani contenuti nell’album, cercato le foto “fittizie” per la copertina” ed assunto del personale “intercambiabile per il tour, tra cui l’americano Mic Murphy, proveniente dagli ambienti Funk, il quale, in un secondo tempo, diventerà il suo tramite per il tentato e poco riuscito lancio negli USA. Il disco piacque molto agli addetti ai lavori, ai DJs, fu molto programmato in radio e suonato in discoteca, ma in termini commerciali non ebbe un grosso responso. Quattro canzoni per un album erano considerate poche e gli stessi brani risentivano, a parte “Walking on Music”, ancora passata nelle serate revival, di un certo stereotipo di “euro-disco tardo-travoltina” con troppe orchestrazioni, falsetti e luoghi comuni tipici della “disco-music declinante”. In quel periodo la facevano da padrone, Earth, Wind & Fire, Chic, Ray Parker & The Raydio, Kool and The Gang, mentre si affacciavano all’orizzonte gruppi come I Delegation. Le battute al minuto diminuivano, la tecnologia si evolveva e la “disco” ricominciava, all’alba degli ’80, a riacquistare quel vecchio sapore R&B. Perfino il “munich-sound” di scuola germanica cominciava ad avere il fiato corto. Alla confezione di “Fire Night Dance” avevano, comunque, partecipato l’arrangiatore-compositore Mauro Malavasi, insieme al co-arrangiatore Paolo Gianolio, al musicista Rudy Travisi ed al tecnico del suono, molto esperto, Maurizio Bianconi. L’esperienza precedente, con il progetto Macho “I’m A Man”, che riproponeva una cover dello Spencer Davis Group, in versione tecno-funk, si era mostrata assai più interessante e lucrativa. Anche l’operazione Revanche, firmata sempre dalla ditta Malavasi-Petrus, di cui rimane traccia e memoria, solo tra gli archivi mentali dei cultori dell’italo-disco, dei DJs più attempati e dei collezionisti di vinile, si mostrò molto più redditizia sia in termini “mercantili” che artistici. I Revanche, furono editati dalla Goody Music con un mini LP dal titolo “Music Man”, il quale riproponeva, musicalmente parlando, un stile assai vicino ai Village People. Altre loro produzioni, come Change e B.B.&Q. Band, si mostrarono più in linea con il sound che andava profilandosi in quel periodo, soprattutto l'uso delle chitarre ed il gioco basso-percussioni fu decisamente influenzato dallo stile Chic. Il secondo album, della Peter Jaques Band “Welcome Back” segna un a passo in avanti nell’evoluzione artistica del progetto: in primis contiene sei tracce, il sound si mostra più moderno, almeno contemporaneo alle ultime tendenze, e la band prova a diventare una “band” vera e propria con arrivo di alcuni cantanti americani: Jacob Wheeler (lead vocals), Dianne Washington, Sandi Bass e Von Gretchen Shepard, tutti, ad eccezione di Sandi Bass, originari di Chicago.. Nel 1985, usci un'ultimo disco, "Dancing in The Street", ma qui, anche i più attenti, credo che abbiano un vuoto di memoria. Molte le apparizioni televisive, però la Peter Jaques Band non poté mai dimostrare di essere una vera live-band in grado di riproporre dal vivo i pezzi con la medesima qualità di studio. Questo, comunque, è un dettaglio trascurabile.  Forse , per la disco-music,  tale requisito non era richiesto. Jaques Fred Petrus è morto assassinato nella sua villa di Guadeloupe, nel 1986, all'età di 47 anni.
 

Discografia Cosnigliata

Fire Night Dance -1979 – Goofy Music
Welcome Back – 1980 – Goody Music
Dancing in The Street -1985 -Goody Music

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