PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  PATRICK COWLEY

Patrick Joseph Cowley , da alcuni considerato una “leggenda”, per altri solo uno spietato compositore di suoni glaciali e ripetitivi, ha comunque avuto il merito di svecchiare la “disco” decadente di fine anni ’70 , sdoganandola e conducendola verso la più moderna “dance” anni ottanta. Compositore, arrangiatore, produttore e interprete, a cavallo tra i due decenni, di trascinanti "riempipista", Cowley viene, unanimemente, considerato come il pioniere della musica elettronica da discoteca, nonché l’inventore del “San Francisco Sound” ed il precursore assoluto dell"High-Energy" ("Hi-NRG"). Nato a Buffalo, 19 ottobre 1950, Cowley si trasferisce a San Francisco nel 1971, dove comincia uno studio quasi ossessivo del sintetizzatore, tentando soluzioni innovative, compatibilmente con le strumentazioni dell’epoca. Lavorando come tecnico delle luci al "The City Disco" (uno dei meglio frequentati "disco-club" della città), entra in contatto con il mondo della notte, sviluppando una passione per la disco-music, in particolare quel “sotto-genere” imperniato su un maggior numero di BPM e molto amato dalla folta comunità gay che, in quegli anni, teneva banco in tutti i locali, dall’Est all’Ovest, esaltandosi tra consumi sfrenati di sesso e droghe. La ricerca di nuovi moduli espressivi, suoni di sintesi e di vocoder, un dispositivo in grado di codificare la voce, con l'effetto di farla assomigliare ad una voce robotica, condurranno presto Cowley a codificare i parametri di quello che sarà il sound imperante sul calare degli anni ’70. Fu proprio il nuovo “sound di San Francisco” a traghettare la classica disco-gay verso la più moderna dimensione “HI-NGH-DISCO”. Il tutto ebbe inizio con "You Make Me Feci (Mighty Real)" di Sylvester. Il pezzo era stato inciso, inizialmente, in stile gospel, un mid-tempo trainato dal piano. La leggenda narra che Sylvester dovesse fare un'apparizione alla City, famosa discoteca di San Francisco, all'angolo tra Montgomery e Broadway, a North Beach. Mentre provava "You Make Me Feel (Mighty Real)" nel seminterrato del locale, il tecnico delle luci, Patrick Cowley, noto nell'ambiente per lo straordinario remix di sedici minuti di "I Feel Love" di Donna Summer, gli chiese se poteva sottoporre il suo brano a un trattamento analogo. Sylvester accettò ed il risultato fu un pezzo epocale nella storia della disco. Con le sue frasi al sintetizzatore, la linea di basso meccanica e incalzante, i battimani computerizzati e la batteria up-tempo, "You Make Me Feel (Mighty Real)" rappresenta la genesi del sottogenere disco noto come Hi-NRG, e una pietra miliare della disco-gay. Tuttavia, mentre la disco-gay teutonica, modello Village People, esaltava frivole componenti da ritrovo studentesco (YMCA) e, spesso, era inscindibilmente legata all'immagine stereotipata di due o più pezzi di marcantonio muscolosi ed ancheggianti, "You Make Me Feel (Mighty Real)" interrogava la tradizione musicale afroamericana, chiedendosi cosa significasse "essere vero" per i maschi omosessuali neri, che, discriminati dalla società, erano obbligati a nascondere la propria vera identità per gran parte della vita. Mentre i sintetizzatori di Cowley ritinteggiavano la vecchia chiesa del gospel e la tradizione dell’R&B, Sylvester con i suoi accenti estatici movimentava gli esterni decrepiti del synth pop, rappresentando l'apice del lirismo disco. Dopo "You Make Me Feel (Mighty Real)", Cowley affiancò Sylvester in modo sempre più significativo, divenendo il motore di “Stars”, il primo vero concept album disco. A differenza degli sterminati doppi e tripli album dell'era del rock progressivo, “Stars” aveva solo quattro tracce, "Stars (Everybody is One)", "Body Strong", "I (Who Have Nothing)" e "I Need Somebody to Love Tonight", che rappresentarono, comunque, una compiuta sintesi dell'intera esperienza disco. Anche se Cowley era associato a un sound uptempo e incalzante, diede prova del suo genio in "I Need Somebody to Love Tonight", un pezzo lento e oscillante tra la fantascienza ed il reggae che, insieme a "Don't Make Me Wait" dei Peech Boys, si caratterizza come una delle massime espressioni del desiderio nel genere disco. Patrick Cowley, nel giro di qualche anno, divenne un punto fermo nell’evoluzione della musica disco, creando quello che sarebbe diventato noto in tutto il mondo come “il sound di San Francisco”, un genere legato all’esaltazione del consumo di droga. Nell'intera scena di San Francisco, all'epoca, erano molto diffusi gli eccitanti e l'ambiente della disco-gay, dalla seconda metà degli anni settanta, erano influenzati da una musica che potesse detonare con quel tipo di droghe. Il prodotto preferito nel mercato degli stimolanti è sempre stato lo speed, di un tipo o di un altro. Patrick aveva creato un sound in grado di amplificare l'effetto di quelle droghe: la canzone, a cui è legato l'esordio del nuovo sound fu "Menergy". Sulla medesima falsa riga, giunsero poi altre produzioni per la sua etichetta Megatone: "Do Ya Wanna Funk" di Sylvester, "Right on Target" di Paul Parker. Cowley, fermo sulle proprie convinzioni, seguitò ad elaborare una musica di sintesi, alla stregua dì un esperimento di laboratorio, per tutto il resto della sua fugace carriera, interrotta dalla morte per Aids, avvenuta nel novembre del 1982. Così, mentre a New York, Bobby Orlando, detto Bobby-O, partendo dagli assunti basilari di Patrick Cowley, aveva rielaborato un proprio sound (Roni Griffith, The Flirts, etc.), imparentandolo con le nuove istanze del rock e del punk di quegli anni, in Inghilterra, il produttore Ian Levine, mitico DJ dell’Heaven, portò hi-ngr all’ennesima potenza. Operando una sintesi tra il classico Nothern Soul (chiamato così, poiché suonato nelle discoteche Inglesi del Nord) di marca Motown ed il cibernetico Munich-sound di Giorgio Moroder, fino a giungere ad prodotto personalizzato, altamente energetico e coinvolgente. Dal primitivo “So Many Men, So Little Time” di Miguel Brown (2 milioni di copie vendute), fino all’incontenibile inno al genere, “High Energy” di Evelyn Thomas, Ian Levine, per buona parte degli anni ’80, fece della disco-hi-ngr il punto cardine della produzione dance in Europa e nel mondo. Forse, se la disco, ebbe una seconda giovinezza nella prima metà degli anni Ottanta, il merito, fu sicuramente di un personaggio, complesso e controverso, ma geniale, come Patrick Cowley.

Discografia Consigliata

Menergy – Megaton, 1981
Megatron Man - Megaton, 1982
Mind Wrap – Megaton, 1983


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