|
O'JAYS
Quando si dice scuola di
Philadelphia, in relazione al Philly Sound, una delle espressioni più felici
della musica degli anni’70, qualcuno potrebbe pensare ad una banale metafora: in
realtà, trattatasi di una vera scuola di pensiero, messa in pratica secondo
delle regole ben precise ed una sorta di “programma ministeriale” imposto dai i
due rettori, gli abilissimi Gamble ed Huff. Lo stile della Philadelphia Int. si
caratterizzava attraverso melodie ampie ed orchestrate, quasi sinfoniche,
diluite da ritmiche mai gravose ed ossessive. Gli ‘O’Jays furono degni “scolari”
e promotori di questa eterea filosofia musicale, atta a stimolare le membra
verso il ballo. A furor di popolo, sono considerati come uno dei gruppi vocali
più popolari e importanti degli anni Settanta. Essi hanno incarnato lo spirito
dell’easy-soul di Philadelphia, esaltandone gli arrangiamenti raffinati, le
armonie vocali vellutate, ed i tipici suoni stratificati. Anche nei testi,
solitamente tessi ad incitare alle movenze corporee, spaziavano dalla classica
canzonetta zuccherosa ed amorosa a motivi d’impegno civile, in un epoca in cui
il rapporto tra razze negli Stati Uniti ed i conflitti, che ne scaturivano,
erano, ogni giorno, un tema di forte rilevanza. Prima di approdare alla
Philadelphia International, il gruppo vive una serie di eventi assai mutevoli e
burrascosi: inizialmente si fanno chiamare Triumphs: sono quelli tempi della
scuola superiore di Canton, nell’Ohio, frequentata da Eddie Levert, Walter
Williams, William Powell, Bobby Massey e Bill Isles, i quali cominciano a
strimpellare qualche strumento e a cantare, ma senza riuscire a trovare la
classica quadratura del cerchio: Dei cinque personaggi succitati, i primi tre
finiranno per diventare membri permanenti del gruppo nel periodo d’oro, ma prima
ancora del grande salto, si faranno chiamare Mascots. Secondo un copione assai
in voga in quel periodo, è un deejay, tale Eddi O’Jays, il quale dopo aver
trasmesso i loro i dischi alla radio, gli suggerire il nome definitivo, quasi a
volersi auto-celebrare per la scoperta di quel gruppo, che pareva destinato a
gesta epiche.. Gli O’Jays assaporano per la prima volta l’ebbrezza dell’alta
quota in classifica, nel 1963, col singolo “Lonely Drifter”. Ridotti al rango di
quartetto, dopo la dipartita di Bill Isles, nel 1968, incrociano sul proprio
cammino, la coppia d’oro del Philadelphia Sound. Le idee ci sono, la semina è
buona e, da lì a tre anni, i frutti sfurono succosi. C’è però ancora qualcuno di
troppo ed il trio rappresenta la perfezione: dopo l’abbandono di Bobby Massey,
gli O’Jays si accasano definitivamente presso la Philadelphia International
gestita dalla coppia Gamble & Huff. e pubblicano il primo capolavoro, “Back
Stabbers”, che fonde a caldo il soul vellutato di quegli anni con testi
impegnati. L’album contiene il singolo cult a copertura planetaria, “Love Train”.
Il microsolco successivo “Ship Ahoy” è un altro classico dell’epoca, trascinato
dal singolo “For The Love Of Money” e dalla title-tack, riferita ad un tragico
“tour de force” che, sotto metafora, racconta il viaggio degli schiavi africani
verso l’America. Nella fucina di Philadelphia si lavora “sine die” ed i due boss
dell’etichetta, stanno lanciando in tutto il mondo un sound accattivante e
ballabile, avendo saputo cogliere al balzo l’avvento della “disco”. Anche gli O’Jays
vengono catapultati nel mondo dei discoteche, centrando una seri di successi più
consoni al nuovo stile ballabile, tra cui un altro cult, “I Love Music”, più
volte ripreso, in epoche successive, da artisti a vario titolo. La prematura
scomparsa di William Powell, avvenuta nel 1977, non ferma le ambizioni del
gruppo, che recluta Sammy Strain e continua a pubblicare, seguendo la scia di
una raffinata soul-disco. Il divorzio dalla Philadelphia International, a metà
anni Ottanta, rappresenta un momento simbolico, la fine di un’epoca, quella in
cui il Philly-Sound dominava incontrastato nelle charts e nelle piste da ballo
di tutto il mondo con personaggi come Harold Melvin, Teddy Pendergrass, MFSB,
Lou Rawls, Three Deegrees e The O’Jays per l’appunto. Si pensi che, nella
seconda metà degli anni ’70, l’affermazione della più importante discoteca
italiana “La Baia degli Angeli” di Gabicce fu legata soprattutto al “Philly
Sound”. Bob Day fu il primo DJ della Baia, affiancato in seguito da Tom Sison,
dando vita così a’eccentrico duo "Bob e Tom", curiosi personaggi vestiti sempre
con salopette bianche, modello Bob McGilpin, ma in grado di proporre raffiche di
Philly Sound importato direttamente dagli States e con largo margine d’anticipo
sui concorrenti. Il cambio di guardia e l’appesantimento dei suoni e
dall’ambiente, portò alla progressiva chiusura del locale. In merito agli O’Jays,
il resto, con l’avvento degli anni ’80, è stato solo storia di ordinaria
normalità.
Discografia Consigliata
1971 IN PHILADELPHIA
1972 BACK STABBERY
1973 SHIP AHOY
1974 LIVE IN LONDON
1975 SURVIVAL
1975 FAMILY REUNION
1976 MESSAGE IN THE MUSIC
1977 TRAVELIN’ AT THE SPEED OF THOUGHT
1978 SO FULL OF LOVE
1979 IDENTIFY YOURSELF
1980 THE YEAR 2000
1982 MY FAVORITE PERSON
1983 WHEN WILL I SEE YOU AGAIN?1984 SOLID -CAPITOL
Archivio
|