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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  O'JAYS

Quando si dice scuola di Philadelphia, in relazione al Philly Sound, una delle espressioni più felici della musica degli anni’70, qualcuno potrebbe pensare ad una banale metafora: in realtà, trattatasi di una vera scuola di pensiero, messa in pratica secondo delle regole ben precise ed una sorta di “programma ministeriale” imposto dai i due rettori, gli abilissimi Gamble ed Huff. Lo stile della Philadelphia Int. si caratterizzava attraverso melodie ampie ed orchestrate, quasi sinfoniche, diluite da ritmiche mai gravose ed ossessive. Gli ‘O’Jays furono degni “scolari” e promotori di questa eterea filosofia musicale, atta a stimolare le membra verso il ballo. A furor di popolo, sono considerati come uno dei gruppi vocali più popolari e importanti degli anni Settanta. Essi hanno incarnato lo spirito dell’easy-soul di Philadelphia, esaltandone gli arrangiamenti raffinati, le armonie vocali vellutate, ed i tipici suoni stratificati. Anche nei testi, solitamente tessi ad incitare alle movenze corporee, spaziavano dalla classica canzonetta zuccherosa ed amorosa a motivi d’impegno civile, in un epoca in cui il rapporto tra razze negli Stati Uniti ed i conflitti, che ne scaturivano, erano, ogni giorno, un tema di forte rilevanza. Prima di approdare alla Philadelphia International, il gruppo vive una serie di eventi assai mutevoli e burrascosi: inizialmente si fanno chiamare Triumphs: sono quelli tempi della scuola superiore di Canton, nell’Ohio, frequentata da Eddie Levert, Walter Williams, William Powell, Bobby Massey e Bill Isles, i quali cominciano a strimpellare qualche strumento e a cantare, ma senza riuscire a trovare la classica quadratura del cerchio: Dei cinque personaggi succitati, i primi tre finiranno per diventare membri permanenti del gruppo nel periodo d’oro, ma prima ancora del grande salto, si faranno chiamare Mascots. Secondo un copione assai in voga in quel periodo, è un deejay, tale Eddi O’Jays, il quale dopo aver trasmesso i loro i dischi alla radio, gli suggerire il nome definitivo, quasi a volersi auto-celebrare per la scoperta di quel gruppo, che pareva destinato a gesta epiche.. Gli O’Jays assaporano per la prima volta l’ebbrezza dell’alta quota in classifica, nel 1963, col singolo “Lonely Drifter”. Ridotti al rango di quartetto, dopo la dipartita di Bill Isles, nel 1968, incrociano sul proprio cammino, la coppia d’oro del Philadelphia Sound. Le idee ci sono, la semina è buona e, da lì a tre anni, i frutti sfurono succosi. C’è però ancora qualcuno di troppo ed il trio rappresenta la perfezione: dopo l’abbandono di Bobby Massey, gli O’Jays si accasano definitivamente presso la Philadelphia International gestita dalla coppia Gamble & Huff. e pubblicano il primo capolavoro, “Back Stabbers”, che fonde a caldo il soul vellutato di quegli anni con testi impegnati. L’album contiene il singolo cult a copertura planetaria, “Love Train”. Il microsolco successivo “Ship Ahoy” è un altro classico dell’epoca, trascinato dal singolo “For The Love Of Money” e dalla title-tack, riferita ad un tragico “tour de force” che, sotto metafora, racconta il viaggio degli schiavi africani verso l’America. Nella fucina di Philadelphia si lavora “sine die” ed i due boss dell’etichetta, stanno lanciando in tutto il mondo un sound accattivante e ballabile, avendo saputo cogliere al balzo l’avvento della “disco”. Anche gli O’Jays vengono catapultati nel mondo dei discoteche, centrando una seri di successi più consoni al nuovo stile ballabile, tra cui un altro cult, “I Love Music”, più volte ripreso, in epoche successive, da artisti a vario titolo. La prematura scomparsa di William Powell, avvenuta nel 1977, non ferma le ambizioni del gruppo, che recluta Sammy Strain e continua a pubblicare, seguendo la scia di una raffinata soul-disco. Il divorzio dalla Philadelphia International, a metà anni Ottanta, rappresenta un momento simbolico, la fine di un’epoca, quella in cui il Philly-Sound dominava incontrastato nelle charts e nelle piste da ballo di tutto il mondo con personaggi come Harold Melvin, Teddy Pendergrass, MFSB, Lou Rawls, Three Deegrees e The O’Jays per l’appunto. Si pensi che, nella seconda metà degli anni ’70, l’affermazione della più importante discoteca italiana “La Baia degli Angeli” di Gabicce fu legata soprattutto al “Philly Sound”. Bob Day fu il primo DJ della Baia, affiancato in seguito da Tom Sison, dando vita così a’eccentrico duo "Bob e Tom", curiosi personaggi vestiti sempre con salopette bianche, modello Bob McGilpin, ma in grado di proporre raffiche di Philly Sound importato direttamente dagli States e con largo margine d’anticipo sui concorrenti. Il cambio di guardia e l’appesantimento dei suoni e dall’ambiente, portò alla progressiva chiusura del locale. In merito agli O’Jays, il resto, con l’avvento degli anni ’80, è stato solo storia di ordinaria normalità.

Discografia Consigliata

1971 IN PHILADELPHIA
1972 BACK STABBERY
1973 SHIP AHOY
1974 LIVE IN LONDON
1975 SURVIVAL
1975 FAMILY REUNION
1976 MESSAGE IN THE MUSIC
1977 TRAVELIN’ AT THE SPEED OF THOUGHT
1978 SO FULL OF LOVE
1979 IDENTIFY YOURSELF
1980 THE YEAR 2000
1982 MY FAVORITE PERSON
1983 WHEN WILL I SEE YOU AGAIN?1984 SOLID -CAPITOL

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