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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  MECO MONARDO

La disco-music cambiò radicalmente il volto dell'industria musicale in maniera imprevedibile, ma non solo: anche il rapporto tra musica e cinema mutò notevolmente: artisti sconosciuti, che incidevano per minuscole etichette indipendenti ed altrettanto sconosciute, ma in sintonia con le nuove tendenze, ottennero un improvviso ed enorme successo. Outsiders ed avventurieri di ogni risma, grazie ad una brillante intuizione, divennero produttori di colonne sonore di grande successo. Meco Monardo, assurse agli onori della cronaca, grazie all’idea di rielaborare in chiave disco-dance il sound-track classicheggiante di una pellicola di culto, ossia il fenomeno commerciali del 1977: Guerre Stellari. Il regista George Lucas era riuscito a dare vita, forse inconsapevolmente, ad uno dei film ( e relativa saga) più popolari e remunerativi della storia del cinema. La nuova industria degli effetti speciali, aveva riportato al cinema il genere epico e d'avventura, calandolo in un contesto futuristico e rivoluzionando il filone fantascientifico: Guerre Stellari fece registrare incassi da capogiro al botteghino, dando vita ad un redditizio sequel cinematografico, che trovò, presto, nella “space-disco” di Meco e derivati un valido alleato. Produttore discografico, trombonista ed appassionato di fantascienza, Meco Monardo, di sangue italico, era nato nel 1939 a Johnsonsburg, in Pennsylvania. Il genitore aveva suonato il trombone in una piccola orchestra formata da italiani, così, anche il giovanissimo Meco, all'età di nove anni, aveva intrapreso lo studio dello strumento, senza tralasciare il suo amore per la batteria e le ritmiche. La musica avrebbe dovuto essere un semplice diletto, il mestiere di famiglia era un altro: il padre avrebbe voluto fare di lui un sarto, ma Meco divenne un eccellente strumentista, e, nel 1957, vinse una borsa di studio presso la Eastman School Of Music di Rochester, New York, dove ebbe come compagni di studi artisti del calibro di Chuck Mangione e Ron Carter, autentici giganti del jazz. Per evitare di essere spedito in Vietnam ed al tempo stesso affinare la propria tecnica, si arruolò nella banda militare dell'accademia di West Point, subito dopo il congedo, trovò un ingaggio (grazie a Chack Mangione) nell'ensemble di Kai Winding, mentre, contemporaneamente, cominciò a lavorare come session-man: la lunga permanenza negli studi d’incisione, tra il 1965 e il 1974, gli consentì di apprendere tutto sulla sottile arte degli arrangiamenti. L’avvento della disco-music, diede una svolta nella sua carriera: Meco è certamente da considerarsi uno degli antesignani del genere, fu sua, infatti, la coproduzione di “Never Say Goodbye” di Gloria Gaynor (ritenuto uno dei pilastri dell’avvento del fenomeno disco), assieme al proprio abituale collaboratore Tony Bongiovi ed al manager della Gaynor Jay Ellis. A ruota, seguirono altri brani di considerevole successo, come “Doctor's Orders” di Carol Douglas e la cover del classico di Northern Soul dei Casualeers “Dance Dance Dance” realizzata dai Liquid Smoke. Il suo anno di grazia fu il 1977: Monardo era andato al cinema a vedere Guerre Stellari il giorno stesso in cui la pellicola di Lucas uscì nelle sale. Il giorno seguente, come sospinto da una forza oscura, tornò al cinema e lo vide quattro volte di fila, ma, come se non bastasse, nei giorni seguenti, cercò di vederlo quante più volte fosse possibile. A far uscire letteralmente di senno Monardo non erano state tanto le peripezie di Luke Skywalker, quanto la colonna sonora orchestrale di John Williams, che in precedenza aveva composto quelle de “La Valle Delle Bambole” e “Lo Squalo”. Ecco la grande intuizione: dopo avere visto il film una decina di volte, Monardo si rese conto che Williams aveva impostato, come consuetudine, la colonna sonora in una forma tematica classica con leitmotiv separati per Darth Vader, la principessa Leia Organa e gli altri personaggi principali, dunque l’idea di trasformarne quei melliflui temi nel genere musicale più popolare del periodo: la disco-music. La prima persona, alla quale Monardo sottopose l’audace progetto, fu Neil Bogart della Casablanca Records, il quale, dapprima, tergiversò, ma quando il film, nel corso della prima settimana di programmazione nelle sale, infranse ogni precedente record d'incassi, cambiò idea e approvò appieno il progetto, mettendo Monardo in contatto con la Millennium, filiale della Casablanca a Manhattan. Nelle settimane successive, Monardo dovette convincere anche Bongiovi ed il celebre arrangiatore Harold Wheeler a collaborare con lui al progetto, quindi, utilizzando settantacinque strumentisti e con lui stesso alle tastiere e al trombone, registrò presso gli MZH Studios di New York l'intera facciata A dell'album “Star Wars And Other Galactic Funk”, un brano di ben quindici minuti e quarantasette secondi di durata intitolato appunto “Star Wars”. La facciata B dell'album (Other Galactic Funk, che durava dodici minuti e trenta secondi) fu essenzialmente una jam session suonata da cinque ragazzi del liceo, notati dallo stesso Monardo a Central Park, che improvvisavano ritmi jazzati su un tappeto ritmico separato. Per merito dei formidabili e iperbolici arrangiamenti di Monardo, delle alchimie sonore di Wheeler ed agli effetti forniti da Bongiovi, che andavano da ruggiti animaleschi ad inserti e bips elettronici, “Star Wars” risultò essere un autentico capolavoro di dinamismo disco futurista. Nel riuscire a catturare l'eccitazione, la drammaticità e le emozioni del film e soprattutto il ritmo narrativo del film, la suite (che comprendeva “Title Theme”, “Imperiai Attack”, “The Desert And The Robot Auction”, “The Princess Appeors”, The Land Of The Sand People, “Princess Theme”, “Cantina Band”, “The Last Battle”, “The Throne Room” ed “End Title”) si caratterizzava come un robusto brano di disco-music spaziale, assolutamente brillante, egregiamente concepito e decisamente coinvolgente e accattivante: lo stesso John Williams ne rimase impressionato assai positivamente. Dalla lunga suite venne ricavato un singolo della durata di tre minuti e mezzo, che entrò in classifica il 6 Agosto 1977: due mesi più tardi, “Star Wars Theme/Cantìna Band” raggiunse il vertice delle charts american, e otto settimane dopo, grazie ai continui passaggi in discoteca ed in radio, raggiunse il settimo posto anche in quelle britanniche. “Star Wars” fece di Meco un uomo molto ricco e stimato negli ambienti musicali. In seguito, egli considerò ogni importante produzione cinematografica di fantascienza come una possibile fonte d'introiti: “Theme From dose Encounters Of Thè Third Kind”, “Music From The Black Hole”, “Star Trek Medìey”, “Superman And Other Galactic Heroes”, “The Empire Strikes Back Medìey” (insolitamente pubblicato su EP a dieci pollici), “Ewok Celebration” (da II Ritorno Dello Jedi) e “Impressions Of An American Werewolf In London” attinsero tutti allo stesso filone, con vari gradi di successo. Tutto questo lavorio avrebbe potuto impoverirne la vena creativa, invece, quando il produttore decise di applicare la stessa formula disco di “Star Wars” alle musiche del “Mago di Oz”, i risultati furono sorprendenti: nel corso degli ultimi mesi del 1978, l'album “Wizard Of Oz”, con il suo splendido medley di canzoni popolari come “Over The Rainbow”, “We're Off To See The Wizard (The Wonderfui Wizard Of Oz)” e “Ding Dong”, “The Witch Is Deod” riscosse un successo tracimante, specie presso il pubblico gay: ancor oggi Meco considera “Wizard Of Oz” il proprio “canto del cigno”, e non sono pochi coloro i quali lo ritengono superiore anche a “Star Wars”. Un progetto collaterale di particolare impatto della premiata terna Monardo, Bongiovi e Wheeler fu l'album “A Disco Symphony” dei Camouflage, dato alle stampe nel 1977. Assieme al produttore Jay Ellis, i tre misero assieme un suggestivo melange di rinomati temi classici, riff tratti da “Rapsodia In Blue” di George Gershwin e materiale originale, sovrapposti a una base disco dalle ritmiche travolgenti. Inserito nella lenta sezione mediana del medley, c'era il classico di Jimmy Webb “Mc Arthur Park”. Il suo utilizzo, nel contesto disco, anticipò di un anno la versione di Donna Summer: fu, probabilmente, “A Disco Symphony” a suggerire a Giorgio Moroder, l'idea. L’attività di Meco sembrava inarrestabile: per i propri album, avrebbe addirittura composto anche materiale originale e riproposto, ancora in versione disco, classici come “Topsy” di Cozy Cole. Nel 1982, dopo il passaggio dalla Millennium alla Arista, con la pubblicazione di “Pop Goes The Movies” le cose non cambiarono di molto: interminabili medley che includevano dì tutto, dal “Tema del Dottor Zivago” a “Zorba il Greco”, da “Il Padrino” a “La Pantera Rosa”, dilatati fino a coprire la lunghezza di un'intera facciata di un 33 giri. Quello stesso anno uscì “Swingtime's Createsi Hits”, un altro album di medley che riproponeva la rielaborazione di “Patricia”, “Cherry Pink And Apple Blossom White” e altri famosi brani di Harry James. Nel 1985, dopo il declino della space-disco ed il progressivo esaurirsi dell’aureo filone cinematografico fantascientifico, Meco Monardo abbandonò il frivolo mondo dei lustrini e dell’aleatorio music-business per diventare un serio mediatore d'affari. In realtà, egli non aveva mai considerato la disco-music ed i film di fantascienza come una vocazione, ma solo come due mode da cavalcare e da sfruttare per fare una montagna di quattrini. Il fatto che la sua ambizione e le sue intuizioni s'incastrassero alla perfezione con la moda della disco, fu autentica manna dal cielo tanto per coloro ai quali era piaciuto Guerre Stellari, quanto per i discotecari accaniti ed i compratori di dischi di ieri e di oggi che ne hanno fatto un autentico oggetto di culto. Pur non essendo mai diventato sarto, come avrebbe sperato il vecchio genitore, egli riuscì a cucire, addosso ad una saga cinematografica di movimento e d’azione, un abito musicale che gli cadeva davvero a puntino.

Discografia Consigliata

Star Wars and Other Galactic Funk (1977)
Encounters Of Every Kind (1977)
The Wizard of Oz (1978)
Superman & Other Galactic Heroes (1978)
Moondancer (1979)
Meco Plays Music from The Empire Strikes Back (10" EP – 1980)
Music From Star Trek and Music From The Black Hole (1980)
Across The Galaxy (1980)
The American Warewolf In London (1981)
Pop Goes The Movies (1982)
Ewok Celebration (1983)
Hooked on Instrumentals (1985)

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