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MECO MONARDO
La disco-music cambiò
radicalmente il volto dell'industria musicale in maniera imprevedibile, ma non
solo: anche il rapporto tra musica e cinema mutò notevolmente: artisti
sconosciuti, che incidevano per minuscole etichette indipendenti ed altrettanto
sconosciute, ma in sintonia con le nuove tendenze, ottennero un improvviso ed
enorme successo. Outsiders ed avventurieri di ogni risma, grazie ad una
brillante intuizione, divennero produttori di colonne sonore di grande successo.
Meco Monardo, assurse agli onori della cronaca, grazie all’idea di rielaborare
in chiave disco-dance il sound-track classicheggiante di una pellicola di culto,
ossia il fenomeno commerciali del 1977: Guerre Stellari. Il regista George Lucas
era riuscito a dare vita, forse inconsapevolmente, ad uno dei film ( e relativa
saga) più popolari e remunerativi della storia del cinema. La nuova industria
degli effetti speciali, aveva riportato al cinema il genere epico e d'avventura,
calandolo in un contesto futuristico e rivoluzionando il filone
fantascientifico: Guerre Stellari fece registrare incassi da capogiro al
botteghino, dando vita ad un redditizio sequel cinematografico, che trovò,
presto, nella “space-disco” di Meco e derivati un valido alleato. Produttore
discografico, trombonista ed appassionato di fantascienza, Meco Monardo, di
sangue italico, era nato nel 1939 a Johnsonsburg, in Pennsylvania. Il genitore
aveva suonato il trombone in una piccola orchestra formata da italiani, così,
anche il giovanissimo Meco, all'età di nove anni, aveva intrapreso lo studio
dello strumento, senza tralasciare il suo amore per la batteria e le ritmiche.
La musica avrebbe dovuto essere un semplice diletto, il mestiere di famiglia era
un altro: il padre avrebbe voluto fare di lui un sarto, ma Meco divenne un
eccellente strumentista, e, nel 1957, vinse una borsa di studio presso la
Eastman School Of Music di Rochester, New York, dove ebbe come compagni di studi
artisti del calibro di Chuck Mangione e Ron Carter, autentici giganti del jazz.
Per evitare di essere spedito in Vietnam ed al tempo stesso affinare la propria
tecnica, si arruolò nella banda militare dell'accademia di West Point, subito
dopo il congedo, trovò un ingaggio (grazie a Chack Mangione) nell'ensemble di
Kai Winding, mentre, contemporaneamente, cominciò a lavorare come session-man:
la lunga permanenza negli studi d’incisione, tra il 1965 e il 1974, gli consentì
di apprendere tutto sulla sottile arte degli arrangiamenti. L’avvento della
disco-music, diede una svolta nella sua carriera: Meco è certamente da
considerarsi uno degli antesignani del genere, fu sua, infatti, la coproduzione
di “Never Say Goodbye” di Gloria Gaynor (ritenuto uno dei pilastri dell’avvento
del fenomeno disco), assieme al proprio abituale collaboratore Tony Bongiovi ed
al manager della Gaynor Jay Ellis. A ruota, seguirono altri brani di
considerevole successo, come “Doctor's Orders” di Carol Douglas e la cover del
classico di Northern Soul dei Casualeers “Dance Dance Dance” realizzata dai
Liquid Smoke. Il suo anno di grazia fu il 1977: Monardo era andato al cinema a
vedere Guerre Stellari il giorno stesso in cui la pellicola di Lucas uscì nelle
sale. Il giorno seguente, come sospinto da una forza oscura, tornò al cinema e
lo vide quattro volte di fila, ma, come se non bastasse, nei giorni seguenti,
cercò di vederlo quante più volte fosse possibile. A far uscire letteralmente di
senno Monardo non erano state tanto le peripezie di Luke Skywalker, quanto la
colonna sonora orchestrale di John Williams, che in precedenza aveva composto
quelle de “La Valle Delle Bambole” e “Lo Squalo”. Ecco la grande intuizione:
dopo avere visto il film una decina di volte, Monardo si rese conto che Williams
aveva impostato, come consuetudine, la colonna sonora in una forma tematica
classica con leitmotiv separati per Darth Vader, la principessa Leia Organa e
gli altri personaggi principali, dunque l’idea di trasformarne quei melliflui
temi nel genere musicale più popolare del periodo: la disco-music. La prima
persona, alla quale Monardo sottopose l’audace progetto, fu Neil Bogart della
Casablanca Records, il quale, dapprima, tergiversò, ma quando il film, nel corso
della prima settimana di programmazione nelle sale, infranse ogni precedente
record d'incassi, cambiò idea e approvò appieno il progetto, mettendo Monardo in
contatto con la Millennium, filiale della Casablanca a Manhattan. Nelle
settimane successive, Monardo dovette convincere anche Bongiovi ed il celebre
arrangiatore Harold Wheeler a collaborare con lui al progetto, quindi,
utilizzando settantacinque strumentisti e con lui stesso alle tastiere e al
trombone, registrò presso gli MZH Studios di New York l'intera facciata A
dell'album “Star Wars And Other Galactic Funk”, un brano di ben quindici minuti
e quarantasette secondi di durata intitolato appunto “Star Wars”. La facciata B
dell'album (Other Galactic Funk, che durava dodici minuti e trenta secondi) fu
essenzialmente una jam session suonata da cinque ragazzi del liceo, notati dallo
stesso Monardo a Central Park, che improvvisavano ritmi jazzati su un tappeto
ritmico separato. Per merito dei formidabili e iperbolici arrangiamenti di
Monardo, delle alchimie sonore di Wheeler ed agli effetti forniti da Bongiovi,
che andavano da ruggiti animaleschi ad inserti e bips elettronici, “Star Wars”
risultò essere un autentico capolavoro di dinamismo disco futurista. Nel
riuscire a catturare l'eccitazione, la drammaticità e le emozioni del film e
soprattutto il ritmo narrativo del film, la suite (che comprendeva “Title Theme”,
“Imperiai Attack”, “The Desert And The Robot Auction”, “The Princess Appeors”,
The Land Of The Sand People, “Princess Theme”, “Cantina Band”, “The Last Battle”,
“The Throne Room” ed “End Title”) si caratterizzava come un robusto brano di
disco-music spaziale, assolutamente brillante, egregiamente concepito e
decisamente coinvolgente e accattivante: lo stesso John Williams ne rimase
impressionato assai positivamente. Dalla lunga suite venne ricavato un singolo
della durata di tre minuti e mezzo, che entrò in classifica il 6 Agosto 1977:
due mesi più tardi, “Star Wars Theme/Cantìna Band” raggiunse il vertice delle
charts american, e otto settimane dopo, grazie ai continui passaggi in discoteca
ed in radio, raggiunse il settimo posto anche in quelle britanniche. “Star Wars”
fece di Meco un uomo molto ricco e stimato negli ambienti musicali. In seguito,
egli considerò ogni importante produzione cinematografica di fantascienza come
una possibile fonte d'introiti: “Theme From dose Encounters Of Thè Third Kind”,
“Music From The Black Hole”, “Star Trek Medìey”, “Superman And Other Galactic
Heroes”, “The Empire Strikes Back Medìey” (insolitamente pubblicato su EP a
dieci pollici), “Ewok Celebration” (da II Ritorno Dello Jedi) e “Impressions Of
An American Werewolf In London” attinsero tutti allo stesso filone, con vari
gradi di successo. Tutto questo lavorio avrebbe potuto impoverirne la vena
creativa, invece, quando il produttore decise di applicare la stessa formula
disco di “Star Wars” alle musiche del “Mago di Oz”, i risultati furono
sorprendenti: nel corso degli ultimi mesi del 1978, l'album “Wizard Of Oz”, con
il suo splendido medley di canzoni popolari come “Over The Rainbow”, “We're Off
To See The Wizard (The Wonderfui Wizard Of Oz)” e “Ding Dong”, “The Witch Is
Deod” riscosse un successo tracimante, specie presso il pubblico gay: ancor oggi
Meco considera “Wizard Of Oz” il proprio “canto del cigno”, e non sono pochi
coloro i quali lo ritengono superiore anche a “Star Wars”. Un progetto
collaterale di particolare impatto della premiata terna Monardo, Bongiovi e
Wheeler fu l'album “A Disco Symphony” dei Camouflage, dato alle stampe nel 1977.
Assieme al produttore Jay Ellis, i tre misero assieme un suggestivo melange di
rinomati temi classici, riff tratti da “Rapsodia In Blue” di George Gershwin e
materiale originale, sovrapposti a una base disco dalle ritmiche travolgenti.
Inserito nella lenta sezione mediana del medley, c'era il classico di Jimmy Webb
“Mc Arthur Park”. Il suo utilizzo, nel contesto disco, anticipò di un anno la
versione di Donna Summer: fu, probabilmente, “A Disco Symphony” a suggerire a
Giorgio Moroder, l'idea. L’attività di Meco sembrava inarrestabile: per i propri
album, avrebbe addirittura composto anche materiale originale e riproposto,
ancora in versione disco, classici come “Topsy” di Cozy Cole. Nel 1982, dopo il
passaggio dalla Millennium alla Arista, con la pubblicazione di “Pop Goes The
Movies” le cose non cambiarono di molto: interminabili medley che includevano dì
tutto, dal “Tema del Dottor Zivago” a “Zorba il Greco”, da “Il Padrino” a “La
Pantera Rosa”, dilatati fino a coprire la lunghezza di un'intera facciata di un
33 giri. Quello stesso anno uscì “Swingtime's Createsi Hits”, un altro album di
medley che riproponeva la rielaborazione di “Patricia”, “Cherry Pink And Apple
Blossom White” e altri famosi brani di Harry James. Nel 1985, dopo il declino
della space-disco ed il progressivo esaurirsi dell’aureo filone cinematografico
fantascientifico, Meco Monardo abbandonò il frivolo mondo dei lustrini e
dell’aleatorio music-business per diventare un serio mediatore d'affari. In
realtà, egli non aveva mai considerato la disco-music ed i film di fantascienza
come una vocazione, ma solo come due mode da cavalcare e da sfruttare per fare
una montagna di quattrini. Il fatto che la sua ambizione e le sue intuizioni
s'incastrassero alla perfezione con la moda della disco, fu autentica manna dal
cielo tanto per coloro ai quali era piaciuto Guerre Stellari, quanto per i
discotecari accaniti ed i compratori di dischi di ieri e di oggi che ne hanno
fatto un autentico oggetto di culto. Pur non essendo mai diventato sarto, come
avrebbe sperato il vecchio genitore, egli riuscì a cucire, addosso ad una saga
cinematografica di movimento e d’azione, un abito musicale che gli cadeva
davvero a puntino.
Discografia Consigliata
Star Wars and Other
Galactic Funk (1977)
Encounters Of Every Kind (1977)
The Wizard of Oz (1978)
Superman & Other Galactic Heroes (1978)
Moondancer (1979)
Meco Plays Music from The Empire Strikes Back (10" EP – 1980)
Music From Star Trek and Music From The Black Hole (1980)
Across The Galaxy (1980)
The American Warewolf In London (1981)
Pop Goes The Movies (1982)
Ewok Celebration (1983)
Hooked on Instrumentals (1985)
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