PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  McFADDEN & WHITEHEAD

Il merito di questi due artisti, dal notevole spessore creativo, è quello di aver saputo trasportare il Philly-Sound verso un funk più metropolitano e dal carattere deciso, privandolo di "certi zuccheri in eccesso". Una sintesi della loro elegante alchimia sonora è rintracciabile in uno straordinario pezzo del 1979 "Do You Want To Dance". In verità, questo affiatato tandem di autori di “gran classe”, dopo aver regalato il frutto dei loro neuroni creativi e delle proprie divagazioni sul pentagramma ad altri accreditati artisti dalla pelle d’ebano, un giorno non ben specificato dell’anno di grazia 1979, imbroccò, inconsapevolmente, quel viale che conduce ad un’ideale “Hall of Fame” della musica, dove è possibile lasciare un’impronta indelebile ad imperitura memoria. Quella mattina (potrebbe essere accaduto di pomeriggio o di notte), dopo aver lanciato un “groove” cominciarono a giocare col piano e a farfugliare qualcosa che suonava all’incirca così: "Ain't No Stoppin' Us Now…We gotta a groove!” Come dire:” Non provate a fermarci…perché abbiamo il groove (il ritmo) giusto!” L’idea era senz’altro giusta, talmente vincente, che nel giro di qualche mese, una volta “sgrossata” rifinita, incisa e lanciata sul mercato, divenne uno dei più grandi successi “disco” di tutti i tempi. Il pezzo pareva destinato all’ugola di chissà quale artista della scuderia “Philadelphia International”. In realtà, Gene McFadden e John Whitehead, da sempre eccelsi compositori, avevano sicuramente contribuito a far conoscere al mondo il Philly Sound. Il duo possedeva all’attivo una miriade di successi scritti per alcuni tra i maggiori esponenti di questo genere, quali The O'Jays, Teddy Pendergrass, The Jackson 5, Lou Rawls, Archie Bell & The Drells e Harold Melvin & The Blue Notes. Il pezzo, uscito da quella “session” a due, aveva qualcosa di speciale, pur rimanendo legato per ispirazione allo stile “Philadelphia”, sembrava, più asciutto, meno orchestrato, il testo appariva meno verboso, ma soprattutto le ritmiche erano più pressanti e taglienti a discapito delle classiche sezioni d’archi sinfoneggianti: in poche parole, quel “groove” era decisamente più innovativo, rispetto alle creazioni precedenti. Tutto ciò, anziché entusiasmare, qualcuno dei blasonati artisti sotto contratto con la “Philadelphia”, il quale avrebbe dovuto fare i salti di gioia pur d’interpretare una canzone di tale fattura, produsse una certa indifferenza: il brano era, per loro, davvero troppo moderno. Al momento delle audizioni non produsse disprezzo, ma neppure il minimo interesse. A questo punto la storia cede il passo alla leggenda. Dopo essersi guardati in faccia i due compositori trassero queste conclusioni: “Hey Gene, non dirmi che stai pensando anche tu quello che penso io!!” – “Hai capito bene, John, sai che ti dico: ce la cantiamo noi. La incidiamo e poi, si vedrà!!!” Giusto il tempo di organizzarsi e lo fecero per davvero. Nonostante la diffidenza dei vertici dalla casa discografica, la scommessa fu vinta: il loro primo singolo, come interpreti di se stessi, "Ain't No Stoppin' Us Now" divenne un vero e proprio hit, spalancando al duo le porte di un successo planetario. Il brano diventò presto il numero uno nella classifica R&B negli USA e gli valse una nomination al Grammy, raggiungendo perfino il tredicesimo posto nelle pop-charts, solitamente ostiche verso gli artisti di colore (almeno in quell’epoca). Il singolo, cui fece seguito un intero album ed una bellissima versione extended su maxi-single, venne, dunque, stampato sotto diverse etichette e distribuito in ogni angolo del pianeta, riuscendo a vendere oltre otto milioni di copie. Addirittura in più parti venne ripreso da artisti locali, (ci fu anche una versione italiana). Durante la calda estate 1979, stagione di maggior “aggressività mercantile” della “disco”, bastava girare la manopola della sintonia, per capire che ogni radio privata, anche nella più sperduta landa d’Italia, ne aveva fatto un piccolo successo. In discoteca i DJs, proponevano "Ain't No Stoppin' Us Now” nel momento clou della serata. McFadden & Whitehead, già membri del gruppo degli Epsilons sotto la guida di Otis Redding, iniziarono a suonane e comporre sin dagli anni ‘60. Quando il gruppo cambiò nome in Talk of the Town e venne affidato alla guida dei produttori Kenny Gamble e Leon Huff, i due riuscirono a strappare il primo contratto, come autori, alla Philadelphia International label, per la quale continuarono a scrivere successi durante gli anni successivi, annoverando tra i loro “clienti” artisti del calibro di Gloria Gaynor, Freddie Jackson, Melba Moore, Gladys Knight, James Brown, Stevie Wonder e tanti altri. Una piccola leggenda metropolitana narra che quando Fred Jaques Petrus e Mauro Malavasi decisero di dare il via al progetto Change, il più alto esempio di disco-funk made in Italy, pensarono a qualcosa che potesse essere una via di mezzo tra gli Chic e Macfadden & Whitehead. Purtroppo, per una sorta di maledizione che incombe come una spada di Damocle, sul mondo dell’R&B, questi due grandi artisti, compositori ed interpreti, sono scomparsi anzitempo: Whitehead è stato assassinato, all’età di 55 anni, l’11 maggio del 2004, mentre camminava per le strade di Filadelfia, colpito dal proiettile sparato da uno sconosciuto (il caso è rimasto irrisolto); Macfadden si è spento, dopo una lunga malattia, il 27 gennaio del 2006. Aveva 56 anni. Da tempo, “Ain't No Stoppin' Us Now”, viene utilizzata come inno della squadra NBA della città di Filadelfia. Tra i tanti rifacimenti, merita una segnalazione particolare la versione realizzata da Luther Vandross, il quale ebbe a dichiarare: “Questa è la canzone che ognuno avrebbe voluto scrivere e cantare!” E pensare che tutto ciò nacque quasi per gioco, una fredda mattina d’inverno, in uno studio di prova, nella capitale del Philly Sound.

Discografia Consigliata

Macfadden & Whitehead - Philadelphia Int. 1979
I Heard it in a Love Song – Philadelphia Int. 1980
Movin’On – Capitol 1982

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