PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   LOU RAWLS

Negli ultimi anni della sua vita, Lou Rawls è stato più volte al centro delle cronache mondane, per le sue turbolente relazioni amorose con attricette e soubrettine di trenta o quarant’anni anni più giovani di lui: litigi, richieste di risarcimenti, denunce, avvocati, storie di ordinaria follia sentimentale di un quasi settantenne in preda ad una seconda giovinezza. Tali eventi non scalfiscono minimamente la sua classe di interprete e compositore con oltre sessanta album all’attivo, capace di passare indenne attraverso l’intera storia della musica afro-americana, riuscendo trovare in ogni epoca il giusto posizionamento: dal gospel al soul, dalla disco all’esay-listening di gran classe. Un talento capace, addirittura, d’insidiare l’incontrastato primato di Frank Sinatra, vincendo un referundum per la miglior voce maschile, indetto della rivista Downbeat, e solitamente attribuito “The Voice”. Una bella definizione che gli calza a pennello, è proprio quella de “il Frank Sinatra nero”, vuoi per la sua vocalità morbida e vellutata, sia per la sua capacità di interpretare “swinganti” ballate con una naturalezza ed una carica non comuni: tra i tanti emuli, si potrebbe segnalare anche qualche new-entry come Michael Buble’. Va da sé che, per un artista eclettico e dotato di un talento in perenne divenire, un sola definizione sarebbe esigua. Quella di Lou Rawls è stata, ai tempi della parentesi “Philly-Sound” anche la voce più bella della “disco”. Per gli smemorati o i distratti, basterebbe un fugace ascolto o riascolto dell’intro parlata, un accenno di rap-ante-litteram, nell’indimenticabile “Let’s Clean Up The Ghetto” dei Philadelphia International All Stars, del 1976, considerato uno dei classici della dance-music di tutti i tempi. Lou Rawls nasce a Chicago, nel 1933. Come buona parte della gente di colore, comincia sin da bambino a cimentarsi con il gospel, divenendo membro del coro della sua chiesa battista, a soli sette anni. Qualche tempo più tardi, assieme ad un suo compagno di liceo, tale Sam Cooke (non uno qualunque), fonda i Teenage Kings of Harmony. Il suo primo disco, invece, risale al periodo legato ai   Chosen Gospel Singers di Los Angeles. Nel 1955, dopo una breve esperienza con i Pilgrim Travelers, Rawls riceve la chiamata alle armi. Dopo tre anni di servizio militare e il grado di sergente sulle spalle, egli può nuovamente riprendere l’attività musicale. Proprio, durante una tournée con Sam Cooke e i Pilgrim Travelers, Lou Rawls viene coinvolto in un incidente automobilistico che lo lascia in fin di vita: l’autista muore, Cooke rimane leggermente ferito e Lou, durante la corsa all'ospedale, viene, addirittura, dichiarato morto. In realtà, il cantante era in coma e vi rimase per sei giorni, soffrendo poi di fortissime perdite di memoria. Ci volle un anno di ricovero, prima di poter raggiungere la completa guarigione. Il giorno in cui venne dimesso, in maniera quasi profetica, dichiaro: ”Oggi, cominciò una nuova vita con una nuova anima!” Da lì a poco, un produttore della Capitol Records, impressionato dalla quella voce grave e profonda, gli propose un ottimo ingaggio, dopo averlo ascoltato al Pandora's Box Coffee Shop di Los Angeles, dove il Nostro si esibiva per la misera cifra di dieci dollari a serata. Firmato il contratto con la Capitol, diede alle stampe il disco del suo esordio come solista, "I'd Rather Drink Muddy Water", il primo di una ventina di album che l'artista pubblicò nel decennio successivo: il più famoso dei dei quali fu "Love Is a Hurtin' Thing" (1966), disco che gli fruttò due nominations ai Grammy Awards. Nello stesso anno, Lou Rawls apre il concerto dei Beatles al Crosley Field di Cincinnati. In questo periodo egli si unisce al novero di quegli artisti che gettarono le fondamenta per il moderno hip-hop, incidendo dei "monologhi", sorta di pezzi rap ante-litteram; uno di questi ,"Dead end street", vince, persino, il Grammy Award per la miglior performance vocale rhythm'n'blues. Dopo un secondo Grammy ottenuto con "Natural man", Lou Rawls, capisce che nel mondo dell’R&B, il vento sta cambiando direzione. Senza pensarci due volte, con l'avvento della disco-music, nel 1975, sposa la causa della Philadelphia International, dove i produttori e compositori Kenny Gamble e Leon Huff stanno rimodulando il cosiddetto Philly Sound, al fine di renderlo più adatto alle nuove esigenze del mercato e delle piste da ballo: nel 1976, egli ottiene il maggior successo della sua carriera con "You'll Never Find (Another Love Like Mine)" e l'album "All Things in Time", mentre, nel 1977, si aggiudica un terzo Grammy per l'album "Unmistakably Lou". All’attività di cantante, Lou Rawls soprattutto a partire dagli anni '80, ha associato anche quella di attore, iniziando con alcune comparsate in sit-comedy, telefilm e serie televisive, per finire con qualche “cameo” in un film da oscar come "Leaving Las Vegas" e in "Blues Brothers 2000". Una nota curiosa: Lou rawls è stato anche doppiatore, fornendo la voce al mitico gatto Garfield. Il suo personale medagliere si compone di oltre una sessantina di album, uno dei quali ha raggiunto il platino e cinque il dischi d'oro All’età di 72 anni, le Parche gli hanno, definitivamente ,reciso il filo della vita, il 6 gennaio 2006 a Los Angeles, dopo una lunga lotta contro una grave forma di tumore ai polmoni


Discografia Consigliata

Your Good Thing 1969
Close Up Lou Rawls 1969
Bring It On Home 1970
You Make Me So Very Happy 1970
Capitol Double Play 1971
Down Here On The Ground 1971
Natural Man 1971
A Man Of Value 1972
Lou Rawls At Century Plaza 1973
She's Gone 1974
All Things In Time 1976
Unmistakably Lou 1977
When You've Heard Lou, You've Heard It All 1978
Let Me Be Good To You 1979
Sit Down And Talk To Me 1979
Classics 1980
Shades of Blue 1981
Now Is The Time 1981
Close Company 1982

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