PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  LOLEATTA HALLOWAY

Nata da una costola della Mericana Records, compagnia attiva da anni sul versante della musica latino-americana, la Salsoul Records, con un multicolore arcobaleno al neon a fare da logo, si caratterizzò nel mondo delle discoteche anni ‘70 per le sue musiche orchestrate in stile Philadelphia, con massicce sezioni di archi, arrangiamenti ampollosi e voci da taglio soul. Ispirata al modello MFSB, impiegando molti degli stessi turnisti utilizzati nei classici dell'epopea Philly, la Salsoul Orchestra, quale elemento di punta della neonata etichetta, fu messa in piedi dal produttore Vincent Montana Jr. che scriveva, arrangiava o rielaborava (spesso si trattava di covers) i brani che la resero popolare. Talvolta le produzioni Salsoul rasentarono il pacchiano, ma Montana e soci ebbero il merito di aver fatto conoscere al popolo della notte il fenomeno Loleatta Holloway. Questa cantante dall’imprinting soul, divenne ben presto l'indiscussa ed inarrivabile regina del sound-Salsoul. Mentre la maggior parte delle dive disco puntavano sullo stile, talvolta estico-formale, più che su vere e proprie doti vocali, la formidabile voce di Loleatta, giocata sulla potenza ed un distillato di canto soul, ha sempre fatto e fa ancora tremare le pareti delle sale da ballo da quelle della New York anni Settanta a quelle dell’odierna Ibiza, rendendola protagonista immortale e permanente della club-culture di ogni epoca. Loleatta aveva sviluppato la propria abilita vocale esibendosi insieme alla madre nelle chiese e presso le varie comunità religiose di Chicago con la Halloway Community Singers, dove ebbe anche il primo approccio con lo show-businesss, allorquando venne scritturata per il musical “Don't Bother Me I Can't Cope”. Dopo diverse tournée, che ne rodarono l’ugola e la tempra canterina, raggiunse qualche timido successo assieme al futuro produttore e marito Floyd Smith, fino a quando, nel 1976, Loleatta non entrò nelle grazie di Norman Harris. Grazie alle sofisticate tecniche.di incisione disponibili negli studi di registrazione dell'etichetta di Harris, la Gold Mind, il talento di Loleatta venne plasmato, svecchiato e messo pienamente messo in luce. Come assaggio per il mercato, venne dato alle stampe “Worn out Broken Heart”, una ballata incentrata sulla struggente invocazione di una donna distrutta da una relazione prossima alla conclusione. La collaborazione Holloway/Harris continuò a dare frutti deliziosi e la passionalità della sua voce, gia evidente nel primo singolo, conferì all’LP d'esordio “Loleatta”, uscito nel 1977, un’inusuale incisività e caratterizzazione, tanto da proiettarla al di fuori del circuito minore, elevandola sulla moltitudine, con tre brani che sconvolsero le discoteche di tutto il mondo. Due di essi, “Hit and Run” e “Ripped off”, accompagnati da sostanziosi riff di chitarra e da robusti arrangiamenti di stampo soul, contengono fantasiosi testi a base di cavalieri infedeli e anelli di diamanti rubati. Di “Hit and Run”, si segnala, in particolare, una versione dilatata in 11 minuti, con l’accento sull’elemento percussivo, rielaborata da Walter Gibbons, che diverge dalla struttura originale della canzone, esaltando le potenzialità del suo micidiale groove, cui si sovrappone la possente voce di Loleatta. Il terzo brano da club dell'album, “Dreamin”, dopo un inizio in sordina, attraverso la declamazione di un tema melodico in tipico stile Philly, tenuto discretamente in sottofondo, con un testo che mette in guardia gli adulteri, esplode in un lungo ed urlato canto d'ispirazione gospel, dove tra un'estatica Loleatta e il coro femminile che 1'accompagna si sviluppano incredibili e scoppiettanti fuochi d'artificio vocali. La sua scalata alle charts continua con “Runaway”, scritto da Vincent Montana Jr. ed inserito nell'album della Salsoul Orchestra “Magic Journey”, il pezzo divenne presto un altro solido standard da club con una voce dall’andamento “jazzly” e un disinvolto assolo di Montana al vibrafono. “Queen of the Night”, partorito 1'anno successiva, ebbe riconoscimenti soprattutto nei club undergound. Stessa sorte toccò al brillante “The Greatest Performance of My Life”, tratto dall'album “Loleatta Holloway” del '79. Lo stesso anno Loleatta contribuì ad aggiungere un altro tassello importante nella fantasmagorico mosaico della storia della disco-music con un brano entrato nella leggenda dei locali da ballo, l’impareggiabile ed evergreen “Love Sensation” di Dan Hartman, più volte ripreso e campionato. Più volte, nel corso degli anni, Loleatta Halloway , dal suo “settimo cielo”, è scesa in terra “a miracol mostrare” ai decadenti produttori ed ai giovani fruitori di house-music di tutto il mondo, sovente ignari del suo glorioso passato.


Discografia Consigliata

Loleatta, 1977
Magic Journey (con la Salsoul Orchestra), 1978
Loleatta Halloway, 1979
Love Sensation, 1980

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