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LOLEATTA HALLOWAY
Nata da una costola della Mericana Records, compagnia attiva da anni sul
versante della musica latino-americana, la Salsoul Records, con un multicolore
arcobaleno al neon a fare da logo, si caratterizzò nel mondo delle discoteche
anni ‘70 per le sue musiche orchestrate in stile Philadelphia, con massicce
sezioni di archi, arrangiamenti ampollosi e voci da taglio soul. Ispirata al
modello MFSB, impiegando molti degli stessi turnisti utilizzati nei classici
dell'epopea Philly, la Salsoul Orchestra, quale elemento di punta della neonata
etichetta, fu messa in piedi dal produttore Vincent Montana Jr. che scriveva,
arrangiava o rielaborava (spesso si trattava di covers) i brani che la resero
popolare. Talvolta le produzioni Salsoul rasentarono il pacchiano, ma Montana e
soci ebbero il merito di aver fatto conoscere al popolo della notte il fenomeno
Loleatta Holloway. Questa cantante dall’imprinting soul, divenne ben presto
l'indiscussa ed inarrivabile regina del sound-Salsoul. Mentre la maggior parte
delle dive disco puntavano sullo stile, talvolta estico-formale, più che su vere
e proprie doti vocali, la formidabile voce di Loleatta, giocata sulla potenza ed
un distillato di canto soul, ha sempre fatto e fa ancora tremare le pareti delle
sale da ballo da quelle della New York anni Settanta a quelle dell’odierna
Ibiza, rendendola protagonista immortale e permanente della club-culture di ogni
epoca. Loleatta aveva sviluppato la propria abilita vocale esibendosi insieme
alla madre nelle chiese e presso le varie comunità religiose di Chicago con la
Halloway Community Singers, dove
ebbe anche il primo approccio con lo show-businesss, allorquando venne
scritturata per il musical “Don't Bother Me I Can't Cope”. Dopo diverse tournée,
che ne rodarono l’ugola e la tempra canterina, raggiunse qualche timido successo
assieme al futuro produttore e marito Floyd Smith, fino a quando, nel 1976,
Loleatta non entrò nelle grazie di Norman Harris. Grazie alle sofisticate
tecniche.di incisione disponibili negli studi di registrazione dell'etichetta di
Harris, la Gold Mind, il talento di Loleatta venne plasmato, svecchiato e messo
pienamente messo in luce. Come assaggio per il mercato, venne dato alle stampe
“Worn out Broken Heart”, una ballata incentrata sulla struggente invocazione di
una donna distrutta da una relazione prossima alla conclusione. La
collaborazione Holloway/Harris continuò a dare frutti deliziosi e la
passionalità della sua voce, gia evidente nel primo singolo, conferì all’LP
d'esordio “Loleatta”, uscito nel 1977, un’inusuale incisività e
caratterizzazione, tanto da proiettarla al di fuori del circuito minore,
elevandola sulla moltitudine, con tre brani che sconvolsero le discoteche di
tutto il mondo. Due di essi, “Hit and Run” e “Ripped off”, accompagnati da
sostanziosi riff di chitarra e da robusti arrangiamenti di stampo soul,
contengono fantasiosi testi a base di cavalieri infedeli e anelli di diamanti
rubati. Di “Hit and Run”, si segnala, in particolare, una versione dilatata in
11 minuti, con l’accento sull’elemento percussivo, rielaborata da Walter Gibbons,
che diverge dalla struttura originale della canzone, esaltando le potenzialità
del suo micidiale groove, cui si sovrappone la possente voce di Loleatta. Il
terzo brano da club dell'album, “Dreamin”, dopo un inizio in sordina, attraverso
la declamazione di un tema melodico in tipico stile Philly, tenuto discretamente
in sottofondo, con un testo che mette in guardia gli adulteri, esplode in un
lungo ed urlato canto d'ispirazione gospel, dove tra un'estatica Loleatta e il
coro femminile che 1'accompagna si sviluppano incredibili e scoppiettanti fuochi
d'artificio vocali. La sua scalata alle charts continua con “Runaway”, scritto
da Vincent Montana Jr. ed inserito nell'album della Salsoul Orchestra “Magic
Journey”, il pezzo divenne presto un altro solido standard da club con una voce
dall’andamento “jazzly” e un disinvolto assolo di Montana al vibrafono. “Queen
of the Night”, partorito 1'anno successiva, ebbe riconoscimenti soprattutto nei
club undergound. Stessa sorte toccò al brillante “The Greatest Performance of My
Life”, tratto dall'album “Loleatta Holloway” del '79. Lo stesso anno Loleatta
contribuì ad aggiungere un altro tassello importante nella fantasmagorico
mosaico della storia della disco-music con un brano entrato nella leggenda dei
locali da ballo, l’impareggiabile ed evergreen “Love Sensation” di Dan Hartman,
più volte ripreso e campionato. Più volte, nel corso degli anni, Loleatta
Halloway , dal suo “settimo cielo”, è scesa in terra “a miracol mostrare” ai
decadenti produttori ed ai giovani fruitori di house-music di tutto il mondo,
sovente ignari del suo glorioso passato.
Discografia Consigliata
Loleatta, 1977
Magic Journey (con la Salsoul Orchestra), 1978
Loleatta Halloway, 1979
Love Sensation, 1980
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