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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  PATRICK HERNANDEZ

Ci sono delle situazioni inevitabili, come le malattie esantematiche, il morbillo, ad esempio, oppure taluni fastidiosi luoghi comuni a tutti i costi, quali il panettone a Natale con tutto il rispetto per i canditi o le mimose in occasione della festa della donna, con tutto il rispetto per le donne. Anche nel più sperduto angolo della Terra, qualora si decidesse di fare una serata anni ’70, sarebbe pressoché impossibile per il DJ non proporre “Born To Be Alive”, anche perché qualcuno gliela andrebbe a richiedere. Ecco, questo è quando la “disco-music”, per i veri cultori, diventa un fastidio insopportabile, un’acidità di stomaco che neppure una doppia dose di gastrogel potrebbe attenuare, soprattutto se il “mettitore di dischi”, preso dall’euforia beota, ci mette un carico da undici, aggiungendovi una dose di Village People con “YMCA”. La figura di Patrick Hernandez vive, nell’ambito della scena disco, una duplice contraddizione: da una parte “Born to be Alive” considerato, per l’appunto, uno dei classici della dance di tutti i tempi e riproposto in tutte le salse ed in mille versioni differenti, dall’altra l’incapacità totale da parte del suo autore di ripetere un qualcosa di simile o comunque di tentare un’altra scalata alle dance-charts. Patrick Hernandez, pur nella sua importanza, è da considerarsi una meteora: uno dei tanti. Fortunato, ma anche astuto a suo modo, in epoche assai recenti, non si è voluto mai staccare dal suo personaggio. Non è raro, infatti, vederlo in qualche show della TV francese, o in giro per il mondo a perpetuare i fasti della disco-music, rifare il verso al suo personaggio di sempre: bastone e cappello, per intenderci, quello della prima apparizione di “Born to be alive” In realtà Patrick Hernandez, nato in Francia nel 1949, da piccolo non sognava, né forse immaginava di diventare, per un certo periodò della sua vita, un’autentica celebrità della discomusic. Da giovane sognava di fare la rock-star ( pensate alla schitarrata sullo stop di “Born to be Aive”) Nel 1963, all’età di 14 anni, dopo aver ascoltato le prime canzoni dei Beatles, il giovane Patrick ne rimane fulminato, chiedendo ai genitori di comprargli una chitarra. Pur non avendo un grande talento, comincia strimpellare e comporre pezzi rock, mentre s’innammora della cultura e della musica di lingua inglese. Diventa addirittura insegnante di lingua inglese, cosa non facile per un francese. Qui, comunque la sua grande intuizione, comporre canzoni, usando l’albionico idioma, può garantire migliori risultati su più vasta scala. A partire dal 1973, pubblica alcuni singoli con il gruppo Paris Palace Hotel che non raggiungono il livello di guardia di una notorietà sia pur minima, ma gli consentono qualche aggancio nell’industria discografica. Finalmente, 1978, l’intuizione di “Born to be alive” ed un successo planetario fatto di milioni e milioni di copie vendute. Qualche settimana prima dell’uscita del disco, l’intraprendente Patrick, aveva conosciuto una giovane ballerina a caccia di avventure, la quale lo affiancò nelle sue prime esibizioni. Il suo nome: Veronica Louise Ciccone, da lì a qualche anno, solo Madonna! Negli anni a seguire, Hernandez, pubblicò altri singoli ed LPs, ma con scarso risultato, soprattutto se paragonati a “Born To Be Alive”, Il suo carnet discografico vanta, comunque, un’altra manciata di canzoni utili a riempire le serate e a dimostrare di essere in possesso di uno straccio di repertorio. Egli detiene ancora un primato.”Born To Be Alive” è la canzone “disco” che vanta il maggior numero d’inserimenti nelle compilations rievocative del periodo, in ogni latitudine del nostro Pianeta.

Discografia Consigliata:

“Born to be alive”, 1978
"Back To Boogie", 1979
"Mistery Nights" 1979
"Disco Queen" 1980

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