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GLORIA
GAYNOR
Gloria Gaynor ha sempre trovato riduttivo essere considerata una cantante
“disco”. Di certo l’imprinting musicale da lei ricevuto, avrebbe potuto condurla verso
altri lidi “culturalmente ed intellettualmente più eccelsi”, ma sicuramente
meno appaganti e lucrosi in termini “mercantili”. Non esiste, però, altra
cantante di colore, che venga associata con estrema naturalezza alla “disco-music” come Gloria Gaynor.
Il
merito-demerito è da attribuirsi ad “I Will Survive”, una delle disco-song più
amate e ballate di tutti i tempi, presente in centinaia di compilations
celebrative e commerotive dei seventie's. La sua storia comincia da molto
lontano, ma il suo destino appare segnato subito da un legame quasi
indissolubile con la “disco”. Infatti già nel 1973, Gloria fu
ufficialmente incoronata “Queen of the Disco”, un riconoscimento per aver
aiutato a dare il via alla disco-mania, con la sua "Never Can Say Goodbye".
Altro vanto o rammarico della "Queen Gaynor" è quello di essere stata la
capostipite di una gloriosa discendenza di voci femminili di colore, così
importanti nel panorama discotecaro da renderla una sorta di icona del genere.
Nata a Newark, New Jersey, il 7 settembre 1949, di certo la giovane Gloria
Fowles, che cresceva ascoltando i classici rhythm & blues, non poteva immaginare
il suo fulgido destino. Cresciuta in una famiglia numerosa (cinque
fratelli e due sorelle), s'interessò sempre alla musica, incoraggiata dai
genitori, si dedicò, insieme a tutti i suoi fratelli - che secondo la Gaynor
possedevano delle voci ancor più intonate della sua - al canto. All'età di otto
ann,i si appassionò al rock, e contemporaneamente iniziò a studiare musica: i
suoi grandi maestri furono Nat King Cole, e, per lo stile, Sarah Vaughan. A
diciotto anni le capitò l'occasione di sostituire un cantante di un gruppo per
alcuni concerti. Tutto andò per il meglio e questa collaborazione proseguì per
diversi anni. Era stato un colpo di fortuna: una notte si era recata in un
locale con un amico, che convinse la band che si esibiva a chiamare al microfono
la Gaynor. Da allora la Gaynor lavorò intensamente, sei shows per notte, sei
notti alla settimana, con solo due settimane di riposo all'anno. Dopo
l’esperienza con i Soul Satisfiers, grazie alla geniale intuizione di Clive
Davis, abile produttore afro-americano molto sensibile ai cambiamenti dell’R&B,
incide " Never Can Say Goodbye ": il successo fu immediato, mentre il resto lo
fece, nel 1975, la sua personale riedizione in chiave disco di “Rich Out I’ll Be
There”, un classico di scuola Motown, portato al successo una decina d’anni
prima dai Four Tops. Negli anni successivi Gloria Gaynor cercò di non
trasformarsi in uno stereotipo Disco, evitando di ricalcarne troppo gli schemi.
Non voleva essere considerata come una mera cantante di “disco-music " ma
piuttosto come una buona musicista, con varietà di argomenti e profondità di
temi " – come ebbe a dichiarare - "Ciò andò a scapito del successo commerciale
che per alcuni anni mi è stato negato. Ma non importa, essere una " Disco Queen
" è stata soprattutto un'esperienza educativa: a me ha fatto capire che l'unica
differenza esistente tra la gente, riguarda la cultura. Le differenze sono solo
differenze; e non hanno nulla a che vedere con ciò che è meglio e ciò che è
peggio. A volte le differenze sono veramente belle e costruttive ". Ironia della
sorte, Gloria Gaynor continua ad essere considerata la regina delle discoteche
anni ’70 per antonomasia. Dopo un periodo d’incertezza, arrivò "I will survive"
che le permise, nuovamente, di assaporare il brivido dell’alta quota nelle
classifiche di tutto il mondo con una storia che ha, comunque, del paradossale:
“I Will Survive” rappresentava solo il lato B, allora c’erano i 45 giri o i
Maxi-Singles, mentre la canzone destinata al successo, almeno nelle previsioni
dei discografici, era “Substitute”, ma il destino volle il contrario: “I Will
Survive” spopolò nelle discoteche e nell’airplay radiofonico di tutto il Pianeta
e – come già detto – resta uno dei capisaldi della musica dance di tutte le
epoche. Vennero poi altri album, Il più degno di nota è sicuramente il
successivo “I have A Right”, del 1978, che oltre alla trascinante “One Number
One”, contiene forse la sua canzone più bella “You Took Me in Again”, ma anche
questa volta i discografici o chi per loro, ma forse la stessa Gaynor. non ci
videro o non ci vollero vedere molto chiaro. Gloria Gaynor, a prescindere dalla
sua collocazione nel settore “disco”, rimane una delle più valide interpreti di
R&B di tutti i tempi. Il resto è cronaca o storia di remixes e greatest hits.
Discografia Cosnigliata
1975 NEVER CAN SAY GOODBYE - Polydor
1975 EXPERIENCE GLORIA GAYNOR - Polydor
1976 I’VE GOT YOU - Polydor
1977 GLORIOUS - Polydor
1977 THE BEST OF GLORIA GAYNOR - Polydor
1978 PARK AVENUE SOUND - Polydor
1978 I HAVE A RIGHT - Polydor
1979 GLORIA GAYNOR - Polydor
1979 LOVE TRACKS - Polydor
Archivio
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