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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   GLORIA GAYNOR

Gloria Gaynor ha sempre trovato riduttivo essere considerata una cantante “disco”. Di certo l’imprinting musicale  da lei ricevuto, avrebbe potuto condurla verso altri lidi “culturalmente ed intellettualmente più eccelsi”, ma sicuramente meno appaganti e lucrosi in termini “mercantili”. Non esiste, però, altra cantante di colore, che venga associata con estrema naturalezza alla “disco-music” come Gloria Gaynor. Il merito-demerito è da attribuirsi ad “I Will Survive”, una delle disco-song più amate e ballate di tutti i tempi, presente in centinaia di compilations celebrative e commerotive dei seventie's. La sua storia comincia da molto lontano, ma il suo destino appare segnato subito da un legame quasi indissolubile con la “disco”. Infatti già nel 1973, Gloria fu ufficialmente incoronata “Queen of the Disco”, un riconoscimento per aver aiutato a dare il via alla disco-mania,  con la sua "Never Can Say Goodbye". Altro vanto o rammarico della "Queen Gaynor" è quello di essere stata la capostipite di una gloriosa discendenza di voci femminili di colore, così importanti nel panorama discotecaro da renderla una sorta di icona del genere. Nata a Newark, New Jersey, il 7 settembre 1949, di certo la giovane Gloria Fowles, che cresceva ascoltando i classici rhythm & blues, non poteva immaginare il suo fulgido destino. Cresciuta in una famiglia numerosa (cinque fratelli e due sorelle), s'interessò sempre alla musica, incoraggiata dai genitori, si dedicò, insieme a tutti i suoi fratelli - che secondo la Gaynor possedevano delle voci ancor più intonate della sua - al canto. All'età di otto ann,i si appassionò al rock, e contemporaneamente iniziò a studiare musica: i suoi grandi maestri furono Nat King Cole, e, per lo stile, Sarah Vaughan. A diciotto anni le capitò l'occasione di sostituire un cantante di un gruppo per alcuni concerti. Tutto andò per il meglio e questa collaborazione proseguì per diversi anni. Era stato un colpo di fortuna: una notte si era recata in un locale con un amico, che convinse la band che si esibiva a chiamare al microfono la Gaynor. Da allora la Gaynor lavorò intensamente, sei shows per notte, sei notti alla settimana, con solo due settimane di riposo all'anno. Dopo l’esperienza con i Soul Satisfiers, grazie alla geniale intuizione di Clive Davis, abile produttore afro-americano molto sensibile ai cambiamenti dell’R&B, incide " Never Can Say Goodbye ": il successo fu immediato, mentre il resto lo fece, nel 1975, la sua personale riedizione in chiave disco di “Rich Out I’ll Be There”, un classico di scuola Motown, portato al successo una decina d’anni prima dai Four Tops. Negli anni successivi Gloria Gaynor cercò di non trasformarsi in uno stereotipo Disco, evitando di ricalcarne troppo gli schemi. Non voleva essere considerata come una mera cantante di “disco-music " ma piuttosto come una buona musicista, con varietà di argomenti e profondità di temi " – come ebbe a dichiarare - "Ciò andò a scapito del successo commerciale che per alcuni anni mi è stato negato. Ma non importa, essere una " Disco Queen " è stata soprattutto un'esperienza educativa: a me ha fatto capire che l'unica differenza esistente tra la gente, riguarda la cultura. Le differenze sono solo differenze; e non hanno nulla a che vedere con ciò che è meglio e ciò che è peggio. A volte le differenze sono veramente belle e costruttive ". Ironia della sorte, Gloria Gaynor continua ad essere considerata la regina delle discoteche anni ’70 per antonomasia. Dopo un periodo d’incertezza, arrivò "I will survive" che le permise, nuovamente, di assaporare il brivido dell’alta quota nelle classifiche di tutto il mondo con una storia che ha, comunque, del paradossale: “I Will Survive” rappresentava solo il lato B, allora c’erano i 45 giri o i Maxi-Singles, mentre la canzone destinata al successo, almeno nelle previsioni dei discografici, era “Substitute”, ma il destino volle il contrario: “I Will Survive” spopolò nelle discoteche e nell’airplay radiofonico di tutto il Pianeta e – come già detto – resta uno dei capisaldi della musica dance di tutte le epoche. Vennero poi altri album, Il più degno di nota è sicuramente il successivo “I have A Right”, del 1978, che oltre alla trascinante “One Number One”, contiene forse la sua canzone più bella “You Took Me in Again”, ma anche questa volta i discografici o chi per loro, ma forse la stessa Gaynor. non ci videro o non ci vollero vedere molto chiaro. Gloria Gaynor, a prescindere dalla sua collocazione nel settore “disco”, rimane una delle più valide interpreti di R&B di tutti i tempi. Il resto è cronaca o storia di remixes e greatest hits.


Discografia Cosnigliata

1975 NEVER CAN SAY GOODBYE - Polydor
1975 EXPERIENCE GLORIA GAYNOR - Polydor
1976 I’VE GOT YOU - Polydor
1977 GLORIOUS - Polydor
1977 THE BEST OF GLORIA GAYNOR - Polydor
1978 PARK AVENUE SOUND - Polydor
1978 I HAVE A RIGHT - Polydor
1979 GLORIA GAYNOR - Polydor
1979 LOVE TRACKS - Polydor
 

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