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  DISCO & FUNK INFO

 
 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  REGGAE: L'ALTRA FACCIA SCURA DEL BALLO. Nella seconda metà degli anni ’70, con l’esplosione mondiale della “disco-music”, cominciano a far capolino tra le scalette dei DJs da discoteca, anche i successi reggae...

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 R&B E DINTORNI:  Nel variegato e frastagliato universo della discografia mondiale degli ultimi anni si assiste ad una tendenza, ossia il voler inglobare all’interno di una stessa “definizione” artisti, produttori, musicisti e bands, che pur con talune similitudini, hanno differenti caratteristiche e propositi e non solo per esigenza di catalogo...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  DENISE LASALLE

Le grandi dive della disco-music, devono molto ad alcune “singers” di colore, che, in qualche modo, nei decenni precedenti riuscirono ad imporsi allo strapotere dei “maschi”. In particolare, nell’ambito della black-music, la presenza femminile era stata a lungo ridotta ed insignificante. A cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento le figure dominanti furono esclusivamente maschili. In realtà, la musica di matrice afro-americana aveva mostrato sempre il lato “maschilista”, anche nelle tematiche proposte, mente le donne erano state confinate ai cori, al canto religioso o, comunque, si erano caratterizzate come elementi marginali e di contorno. A partire dagli anni ’50, alcune figure femminili, dotate di un corredo vocale portentoso e per nulla spaventate dalla concorrenza maschile, avevano cominciato ad imporre la loro presenza sul mercato con ottimi risultati di pubblico e di critica, perfino tra i bianchi. Il fenomeno ebbe un crescendo notevole negli anni ’60, dove vennero proposte tematiche vagamente femministe: “Think” di Aretha Franklyn”, ripresa mirabilmente nel film the “Blues Brothers, né fu un esempio lampante. Sono state molte le signore dalla pelle d’ebano a traghettare la musica nera “al femminile” verso qualcosa di universalmente accettato ed a spianare la strada alle regine della disco anni ’70. Nello specifico, ha lasciato una sua marcata impronta di autrice ed interprete la mississippiana Denise Lasalle, che, nell’autunno del 1971, conquistò l’America nera (e non solo), quella urbana, sofisticata, impegnata, allora riflessa nella musica di Marvin Gaye e Curtis Mayfield, di Isaac Hayes e Donny Hathway, recuperando con “Trapped By This Thing Called Love” un linguaggio schietta, tipica derivazione della sofferta sensualità sudista, sorretto da una danzante ed accattivante semplicità. La canzone, dal titolo echeggiante (mezzo secolo dopo) quello dell’antico successo di Mamie Smith, evocava, con bella e colloquiale concretezza di immagini, il senso vertiginoso di un amore. Denise la leggeva con l’asciutta eloquenza drammatica e il cauto respiro funky del suo contralto graffiante e malinconico, tra velato e vibrante. Lasalle ha concesso poco a quella che, comunemente e riduttivamente, viene denominata “musica da discoteca”, anche se il sound dei neri, in tutte le accezioni, racchiude in sé in germi di una danzabilità, talvolta svelata, altre volte solo accennata. Proprio quel suo modo robusto di cantare, tagliente, smorzato, sincopato, sovente cantilenato e vicino al funk, ha fatto di lei un “oggetto di culto” venerato dai cultori di quella musica nera che, agli inizi degli anni ’70, dalle periferie, dai ghetti, dalle chiese, dalle campagne, cominciava a fare il suo ingreso in quei locali, in seguito chiamati discoteche. Denise Lasalle, classe 1939, ha da allora sviluppato un articolato songbook dal solido equilibrio lirico-melodico e dai ben amalgamati colori soul, blues, country, con accenti funk e rudimenti di “disco” primordiale, esprimendo una prospettiva pugnacemente e tenacemente femminile e un ruvido piglio filosofico, venato di ironia. Da “Now Run And Tell That” a “Man Sized Job”, da “Married But Not To Each Other” a “Bump And Grind”, da “Your Husband Is Cheating On Us” allo sfacciato e vendicativo “Someone Else Is Steppin’ In”, divenuto nell’ultimo scorcio del Novecento uno dei temi più popolari sulla scena afroamericana e quasi un moderno inno alla poetica blues, ha suggerito conflitti e celebrazioni erotiche, tradimenti, complotti, incantesimi di una realtà quotidiana a cui la sua voce (ma anche le voci dei molti colleghi che hanno adottato le sue canzoni, compresi giganti come Z.Z. Hill, Little Milton, Latimore, Ann Peebles, Koko Taylor) sa dare tangibilità e vividezza. Antesignana della dalla vecchia, oscura disco, che non sapeva di essere disco, ed era semplicemente musica suonata in una stanza dove ci si ritrovava per ballare, Denise Lasalle, prima, o quasi, di tutte le altre “signore dalla pelle scura”, mantiene il rapporto stretto con la tradizione, aprendosi al nuovo che avanza: in sintesi una sorta di James Brown al femminile. Come non ricordare la trascinante “I’m So Hot”, ripresa anche in versione Hip-Hop. E mentre altre cantautrici afroamericane si sono messe in evidenza solo negli ultimi decenni, indicando vie interessanti e talora innovative, da Anita Baker, la passionale ed elegante balladeuse di “Giving You the Best That I Got”, a creature neosoul come Erykah Badu, con le sue creazioni gentilmente enigmatiche e ipnoticamente cool, passando per la jazz lady, Cassandra Wilson, con i suoi quadretti acustici dal respiro profondo e dai seducenti richiami letterari, è sempre la composizione asciutta e diretta, dal taglio “urban” e l’interpretazione corrosiva di Denise (tradizionale, ma tanto contemporanea da elaborare temi come il sesso sicuro, i problemi con la droga o i guai giudiziari di Clinton), che continua, alla sua veneranda età, a rappresentare con immaginazione e coerenza, talora con una peculiare, lirica rudezza, i valori più autentici e profondi dell’R&B al femminile. Assai interessanti per i cultori della “disco”, gli album del periodo 1976/1980, da cui potrebbero saltar fuori delle vere chicche. Per meglio comprendere, senza songwriters ed interpreti come Denise Lasalle, capace di tenere fede alla tradizione, ma disponibili a prestare il fianco al cambiamento, la musica afro-americana, non sarebbe mai diventato un fenomeno ecumenico, ossia universalmente riconosciuto ed apprezzato (eccezion fatta per il jazz). Fu proprio grazie a questo sofferto travaso di vecchio nel nuovo che, nella prima metà dei Settanta, il suono di una minoranza, si trasformò nel codice estetico dominante e commercializzato, senza che nessuno fosse stato troppo tempo a pensare da dove fossero uscite tutte quelle dive nere, i corpi sudati e seminudi, i ritmi martellanti e le chitarre romantiche e, soprattutto, da dove diavolo fosse saltata fuori quella miscela di ritmi martellanti, ripetitivi e coinvolgenti, per lo più chiamati disco-music.

Discografia Consigliata

Trapped By A Thing Called Love (Westbound 1972)
On The Loose (Westbound 1973)
Here I Am Again (Westbound 1975)
Second Breath (ABC/Dot 1976)
The Bitch Is Bad (ABC 1977)
Under The Influence (ABC 1978)
Unwrapped (MCA 1979)
I'm So Hot (MCA 1980)
And Satisfaction Guaranteed (MCA 1981)
A Lady In The Streets (Malaco 1983)
Right Place, Right Time (Malaco 1984)
 

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