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DEE
D. JACKSON
Sul calare degli anni
’70, vi fu un momento in cui la disco-music sembrava volesse spiccare il volo
verso lo spazio infinito, tra galassie, satelliti artificiali, astronavi e forme
aliene. Ben presto, però, le stelle divennero cadenti. Degna rappresentante
dell’Euro-Disco-Space, fu Dee D.Jackson, procace meteora di origine albionica.
Nata a Oxford da genitori, entrambi musicisti, Deirdre Cozier, questo il suo
nome anagrafico, aveva la musica nel DNA. Dotata di un discreto corredo vocale,
studia pianoforte e chitarra e, ventenne, si trasferisce a Monaco di Baviera,
dove riesce a entrare in contatto con i musicisti e gli ambienti che, in quei
giorni di frenesia creativa, gravitavano nel tempio della dance europea per
antonomasia: i Musicland Studios, dove si consumavano grandi sacrifici
sull’altare della “disco” mangiaballa, fatta di artifici di studio e di
starlettine da una botta e via. L'incontro con Gary Unwin, uno del bassisti più
accreditati negli ambienti disco (Boney M, Silver Convention), sarà determinante
per l’evoluzione del personaggio Dee D. Jackson e per il suo lancio nel
iperspazio della disco-music.. Grazie a lui, la ragazza di Oxoford ottiene la
possibilità di realizzare un primo 45 giri, “Man of Man”: il debutto
discografico risulta assai modesto e non riesce nell’opera di conquista delle
galassie discotecare, ma vale molto ai fini di un’azione perlustrativa. Il
produttore e la futura diva, però, non abbandonano l’astronave, anzi con
l’apporto della di lui consorte, Patty, (moglie di Unwin, appunto) e con il
supporto economico dalla Jupiter Records, nel 1978, inventano “Automatic Lover”,
il siderale brano che entrerà di diritto negli annali della disco-music: Se la
“Guerre stellari mania” imperversa ovunque, dal cinema ai fumetti, dalla TV
all’abbigliamento, anche le dance-floor mondiali cominciarono a trasformano in
piattaforme spaziali incandescenti per il decollo di quella disco, vagamente
extra-terrestre, anzi terrestre, in verità terra-terra. Dee D. Jackson avvolta
in “pacchiane” tute argentate e sgargianti mantelli, diventa la regina della
“space-disco” grazie ad una canzone che narra del cibernetico amore tra un robot
antropomorfo e una ragazza delle galassie. Il disco fa il giro del cosmo
raggiungendo la top 10 in molti paesi, tra i quali Francia, Germania, Italia,
Giappone, Argentina e Brasile: gli unici a difendersi da tale invasione furono
gli Americani, decisi a non farsi profanare. Del resto, erano gli unici a
possedere lo Scudo Spaziale. In patria, va al N. 4, stazionando nella chart
inglese per più di due mesi. Sempre del 1978 , sulla scia lattea del singolo,
viene dato alle stampe “Cosmic Curves”, primo 33 giri della Jackson prodotto dai
coniugi Unwin e suonato da valenti musicisti, quali Keith Forse; (batteria) e
Mats Bjoerklund (chitarra). II disco si staglia nell’universo come un infinito “concep-album”:
oltre al plurimilionario singolo, contiene altri sette pezzi vaganti nello
spazio, tra astronauti ed alieni. Ottima la scelta di “Meteor Man” che,
pubblicato come 45 giri, bissa senza fatica, addirittura surclassa, il successo
di “Automatic Lover” un pò ovunque (in Italia diviene un must per chiunque
faccia girare i dischi in un qualsivoglia locale da ballo). Al contrario, in
Gran Bretagna, una scarsa promozione radiofonica, lo relega; ad un modesto e
deludente N. 48. Acclamata e richiesta sempre più dai media, soprattutto per la
bella presenza scenica e coreografica, la Jackson spara in orbita un altro
singolo, “Fireball”, che pur ottenendo buoni riscontri nelle discoteche (con la
versione disco-mix) e discrete vendite in Italia, Germania e Brasile, non
raggiunge i risultati dei precedenti 45 giri. Tra una promozione e un tour, un
secondo album, “Thunder & Lightning”, anticipato dai singoli “Which Way Is Up” e
soprattutto “SOS (Love to the Rescue)”, (con cui Dee D. fa capolino nella top 20
italiana), viene pubblicato nel 1980, passando però del tutto inosservato:
nessun avvistamento dalle galassie. L'astro dell'artista inglese si offusca: il
meteorite inizia a precipitare verso il baratro, mentre la polvere cosmica
comincia a depositarsi su un personaggio ben presto logorato, dalla sua stessa
idea: fare tutto e subito, per avere molto nel più breve tempo possibile.
Questo fu proprio l’assioma della disco teutonica. Inutili risulteranno tutti
gli altri singoli pubblicati nella prima meta degli anni ottanta , quali “Talk
Me Down”, “Shotgun”, “Sweet Carillon” e “Heat of the Night”. La breve ed intensa
parentesi della disco con i Marziani e gli alieni era un capitolo archiviato da
tempo. La bella Dee D. a questo punto si rifugia prima negli USA (dove
stranamente non ha mai avuto una hit e dove, soprattutto, si rende conto che
alla NASA erano già al completo) e poi in Italia, a Torino per un posto alla
FIAT, settore aeronautico. Si narra di un avvistamento avvenuto, a meta anni
’90, quando la Jackson si auto-produce per un disco volante non ben identificato
. Da quel giorno, solo falsi allarmi! In fondo, per un paio di stagioni, la
bella Dee D. aveva fatto credere al mondo intero, che un “Meteor Man” potesse
trasformarsi in un principe azzurro e che una starlet della disco teutonica
potesse volare in alto pur essendo solo una “Meteor Girl”.
Discografia Consigliata
Cosmic Curves (1978,
Durium)
Thunder & Lightning (1979 Durium)
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