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D.C.
LARUE
Questo personaggio
eccentrico, a metà strada tra il cantante impegnato ed il pittore d’avanguardia
entra di diritto nel novero dei protagonisti bianchi, non di estrazione R&B,
dell’era disco antecedente alla “febbre stigwoodiana”. Pochi autori hanno saputo
enfatizzare i costumi sessuali del mondo delle discoteche anni Settanta come
D.C. LaRue, il cui più noto successo da club, “Cathedrals” invase le piste da
ballo nel giugno 1976. Il tutto partiva da una “provocazione” sostenuta da un
testo che, apparentemente, metteva alla gogna la promiscuità tipica di quel
periodo, ma che in realtà non faceva altro che esaltare lo stile di vita
sessuale allora dominante, facendo leva su uno "slap" di basso martellante, su
cui si appoggiava un canto molto sensuale. Allargando il campo d'azione fuori
dalla scena disco-gay, dove aveva raccolto i primi consensi, “Cathedrals”
divento infatti uno dei pezzi più ballati dell'anno con il conforto delle
classifiche. LaRue era nato David Charles L'Heureux, il 26 aprile 1949 a New
Haven, Connecticut. Dopo avere studiato grafica al college, era entrato
nell'industria discografica come disegnatore di copertine, collaborando a
progetti di John Lennon, Bruce Springsteen, Jim Croce, John Sebastian e Janis
lan. Egli aveva comunque sempre considerato il lavoro di grafico-disegnatore
come un modo per entrare nell'industria discografica dalla porta di servizio: la
sua vera ambizione era fare il cantante. Cosi, dopo aver vinto due prestigiosi
Paul Revere Awards per le sue “innovative” copertine, LaRue decise di fare il
grande passo, affrontando le luci della ribalta della disco, firmando un
contratto con la Pyramid Records. La vicinanza con artisti di estrazione
pop-rock, frequentati nel mondo discografico, condizionò sempre DC LaRue nella
stesura di testi, i quali, prescindevano dal tipico disimpegno della
disco-music, abbozzando un tentativo di attinenza con la realtà e le
problematiche sociali. “Cathedrals” , infatti, fu scritto in occasione della
separazione tra LaRue e una sua fidanzata e riflette il suo risentimento verso
la promiscuità “sessuale” e la facilità di costumi propugnata della cultura
disco dell'epoca. L'anno seguente, probabilmente appagato dal consenso ottenuto
in discoteca e forse consigliato ad hoc, il Nostro si ripresentò sul mercato con
un disco ben più conciliante e ben disposto verso la voglia di edonismo di
quegli ambienti. “The Tea Dance” era. concepito come una sorta di colonna sonora
di un musical o di una rivista anni Trenta. L'introduzione era fornita dal suono
antico e metallico di un vecchio grammofono a manovella, cui seguiva “Overture (All
We Need Is Love)”, un mezzo-tempo a stantuffo dal cui ritmo perpetuo si
stagliava una vaga esortazione alla comprensione reciproca e all'amore
universale. Arrangiato con mano leggera, senza complesse orchestrazioni, ed
interpretato dalla voce "adenoica" ed “imbarattolata”, ma non sgradevole di
LaRue, il vecchio samba brasiliano “O Ba Ba” si caratterizzava come una sorta di
artificio esotico-erotico, con un passaggio iniziale di percussioni che
sospingeva la mente verso suggestioni tropicali di magici tramonti e di
lussureggianti giardini pensili. “Don't Keep It in the Shadows” ospitava. infine
un intervento musicale di Lou Christie (noto per Lightnin’ Strikes). Dopo avere
fornito la canzone “Do You Want the Real Thing” alla colonna sonora di “Grazie a
Dio e venerdì” e riscosso un discreto consenso internazionale, LaRue cominciò a
calcare la mano, caricare ancor di più di messaggi i testi delle sue canzoni.
Gli attacchi d'ansia erano ad esempio 1'argomento di “Wake up Screaming in the
Middle of the Night”, tratta dall'album “Confessions”, nonchè della stessa
title-track dell'album. Con l’album del 1979, “Forces of the Night”, il classico
sound disco del cantautore appariva più orientate verso il rock ed pop melodico,
con liriche più di maniera ed assai meno corrosive che in precedenza. II tutto
come da copione sotto l’abile regia del produttore Bob Esty, al quale vanno
attribuiti anche gran parte dei meriti per la splendida “Dancing with Strangers”,
un brano nel quale LaRue descrive i frequentatori di club come sinistre creature
notturne, in un singolare connubio di arrangiamenti acustici ed incursioni
nell’elettronica di matrice europea, che non compromettono minimamente
1'eccellente struttura ritmica e l’alto gradiente di ballabilità. Oggi DC LaRue
è ancora molto amato dai cultori della disco-music allo stato puro, fatta di
sonorità lineari ed eleganti.
Discografia Consigliata
Cathedrals (Pyramid ,
1976)
Tea Dance (Pyramid , 1976)
Confessions (Pyramid , 1978)
Forces of the night (Casablanca , 1979)
Star, baby (Casablanca, 1980)
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