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BUMBLEBEE UNLIMITED
A partire dalla seconda
metà degli anni ’70, accadde che, per la prima volta, i produttori, i remixers
ed i DJs cominciarono ad assumere un ruolo paritetico, se non superiore,
rispetto a quello dei musicisti e degli interpreti: la “disco” era e doveva
essere musica a presa rapida, quindi poteva essere creata “in laboratorio”,
secondo formule rodate e gradite ai fruitori, dunque fatta ad arte o meglio
“fatta in serie”. Talvolta, dietro ad un marchio di successo ruotavano artisti e
turnisti di varia estrazione, il solo punto fermo rimaneva il “producer”, colui
il quale aveva avuto la prima intuizione, ossia quella vincente. La disco-music
europea, in particolare quella tedesca, usarono questa metodologia secondo uno
schema quasi stucchevole. Anche negli States, le formazioni “fantasma”
proliferarono con successo. Creati dal “deus ex machina” della Prelude, i
Bumblebee Unlimited pubblicarono nella seconda metà degli anni Settanta una
manciata di singoli e un unico album., frutto della poliedricità creativa del
produttore Patrick Adams, una delle menti più geniali della grande epopea della
“disco”. I Bumblebee Unlimited, sono passati, comunque, alla storia grazie ad un
solo grande successo mondiale, quindi si sono dileguati nel nulla, lasciando il
ricordo del singolo “Lady Bug” ad imperitura memoria. Il primo 45 giri di questo
fantomatico duo fu pubblicato nel 1976 dalla Red Greg, piccola etichetta
discografica gestita dal “compagno di merende” di Adams, tale Gregory Carmichael.
Il pezzo dal titolo, “Love Bug”, aveva due particolarità: in primis, gli archi
richiamavano il famoso "Volo del calabrone" (e "calabrone" è esattamente il
significato della parola "bumblebee"); secondo: la voce solista, apparentemente
femminile, era in realtà dello stesso Adams, il cui cantato era stato accelerato
ed alterato con l’ausilio di taluni artifici elettronici, fino a condurlo ad una
tonalità molto alta. Questo giocoso ( ed in seguito imitato) artifizio diventerà
il marchio di fabbrica del gruppo. Gli esperimenti e la trovata geniale di “Love
Bug” furono applicati con successo anche al singolo successivo, il celeberrimo
“Lady Bug”, che, nel 1978, mandò in visibilio le dance-floors di mezzo mondo.
Perfino in Italia, il singolo raccolse il plauso delle discoteche e delle tante
“radio libere di quartiere”. In questa seconda uscita, però, il vezzo di
evidenziare gli acuti della voce fu portato alle estreme conseguenze: fu,
davvero, difficile capire se a cantare fosse una donna, una robot-machine o un
eunuco. Il pezzo entrò in classifica, consegnando il marchio Bumblebee Unlimited
agli annali della “dance” di tutti i tempi, soprattutto indusse il duo,
affiancato dal cantante Leroy Burgess, dal batterista Richard Taninbaum e dal
bassista Norbert Stoley, ad entrare in studio ed a realizzare un intero album.
L'ellepi venne dato alle stampe, nel 1979, con il titolo “Sting Like A Bee”.
Trascinato dall’onda lunga di “Lady Bug”, il 33 giri ottenne una discreta
risonanza, ma i tempi stavano già mutando. Il passaggio della “misteriosa”
formazione alla Salsoul si rivelò un vero flop dal punto di vista commerciale e
creativo. L’acuto di "Lady Bug" rimane a tutt’oggi, uno dei più apprezzati dai
vecchi e nuovi cultori della musica da discoteca. In quanto a Patrick Adams,
sono ben altri i pezzi forti della sua carriera, si pensi alle innovative
ritmiche del progetto Musique, anche se tutto fa curriculum!
Discografia Consigliata
Sting Like A Bee, 1979
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