PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

Continua

  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

Continua

  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

Continua

 

  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

Continua

  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   BOB Mc GILPIN

Quando Bob McGilpin, apparve sulla scena “disco”, sembrava un folletto, dall’energia incontenibile. La presentazione della mitica “superstar” era accompagnata da salti e piroettes, quasi a voler comunicare al mondo la gioia di avercela fatta. Bob, dopo una lunga e sofferta gavetta, talvolta fatta di privazioni e problemi economici, era riuscito a piazzare ai vertici delle Charts di tutto il mondo, una dei pezzi più belli della storia della musica “dance" di tutti tempi. (oggi, possiamo affermarlo, senza tema di smentita). Infatti, con l'uscita del primo LP da solista per la "Butterfly Records ", intitolato “Superstar”, Bob Mc Gilpin diede inizio a una nuova fase della carriera musicale, gettando un ponte tra la sua formazione pop-rock ed il suo grande amore per la black-music. Bob nasce, nel 1952, nel New Jersey, ma presto la sua famiglia si trasferì a Vandemburg in California, per poi stabilirsi definitivamente nel Nebraska, dove cominciò a nascere il suo interesse per la musica: era un ragazzo timido e introverso e nella musica trovò il modo per uscire dal suo isolamento. I Beatles furono la prima grossa influenza nella sua musica. Imparò ogni loro canzone alla chitarra di un amico, prima di riuscire ad avere abbastanza soldi per comprarsene una. Suonò con vari gruppi di scuole superiori, finché si iscrisse alla " University of Nebraska " a Lincoln, dove cominciò a studiare musica seriamente. Più tardi formò un gruppo di hard-rock, conosciuto con il nome di Sunday Kid, che rappresentò per Bob la prima esperienza di vita sulla strada. "Ero l'unico del gruppo ad essere sposato" -dice Bob -" Lane ed io vivevamo letteralmente sulla strada, non avevamo una dimora fissa". Girò il Sud e il Mid-West come chitarra e cantante solista dei Sunday Kid: "Facevamo dei pezzi degli Aerosmith e della Bad Company. La potenza di quel tipo di musica è alla base della potenza della musica che faccio oggi". Due anni dopo, Bob entrò a far parte di un noto gruppo di fiati di Lincoln chiamato Straight. Il produttore Norman Ratner scoprì il gruppo e lo portò a Los Angeles, ma le cose non funzionarono. "Sapevo che gli Straigbt non erano proprio quello che avevo sempre desiderato, ma volevo comunque che sfondassero". Dopo sei mesi di pochi soldi, troppe gelosie e poca energia, gli Straight si separarono, piantando in asso il “povero” Bob, che, per un periodo di tempo, si trovò così costretto a lavorare nel reparto spedizioni di un grande magazzino. Ma Norman Ratner aveva inquadrato Bob come un talento e cominciò a fargli fare delle registrazioni di prova ed a cercare l'etichetta giusta per la sua musica. Nei mesi successivi, Bob lavorò di giorno, e di notte: viveva negli studi, costruendo meticolosamente le sue canzoni, fino a quando non raggiungeva esattamente il suono che stava cercando. "Norman mi insegnò che se volevo farcela, dipendeva tutto dalla musica che scrivevo" - racconta Bob- " non potevo assolutamente creare della musica nella quale non credessi". Quando il Presidente della "Butterfly Records" ascoltò i nastri di Mc Gilpin lo scritturò immediatamente. Fu programmata una tournée nazionale in coincidenza con l'uscita dell'LP e la "Butterfly Records" organizzò un'accurata campagna promozionale di vasta portata per sostenere il debutto di Bob: “Superstar” salì rapidamente le classifiche di vendita. "Voglio fare cose che gli altri non sanno fare. Voglio che ogni pezzo sia unico come presentazione, che abbia in sé magia, teatro e ginnastica. Se dopo la prima canzone non sono sudato, vuoi dire che non ce l'ho fatta". Non a caso Bob, quando si esibiva, grazie al suo fisico dinoccolato, si produceva in una serie di figure ginniche di vari natura. “Superstar” rimane, ad imperitura memoria, come uno dei piccoli capolavori della “disco” di alta classe. Innovativi ed originali gli arrangiamenti: la sezione archi non fa da contrappunto o da tappeto sonoro alle voci, ma diventa una specie di voce solista. “Superstar”, è una bellissima canzone, che oltrepassa il concetto di “struttura” a canzone: non esiste un ritornello, ma un crescendo in cui gli archi diventano sempre più avvolgenti, sostenuti da una portentosa ritmica, tanto da poter parlare di “house-music ante-litteram”, bellissimo l’assolo di chitarra nel break centrale. Come accadeva, spesso all’epoca, l’LP era costituito da due facciate letteralmente opposte, la prima, quella con “Superstar”, tutta rivolta alla “disco-dance”, (da segnalare anche “Go For The Money” che ricorda vagamente i Trampps prima maniera) l’altra imperniata su manciata di gradevoli canzoncine pop, qualcuna di atmosfera “beatlesiana”. La storia di Bob McGilpin era appena cominciata: l’anno successivo, diede alle stampe quello che ancora rimane il miglior album disco-funk mai fatto da un bianco. Con l’arrivo di “Bob McGilpin II Get Up!”, i suoni diventano più graffianti e taglienti, basti ascoltare “Sexy Thing” e “Get Up and Do it Again”, due piccoli gioielli di funk metropolitano. Provate ad immaginare un certo Prince, all’epoca molto giovane, che se li ascolta almeno trenta volte al giorno. L’intero album è un contenitore di singoli, come non parlare di “54”, probabilmente un tributo alla regina delle discoteche, dove la ritmica è davvero un esempio di alta scuola house (ante –litteram), mentre “Get Loose” precipita l’ascoltatore in quella tipica atmosfera funk molto cara a gruppi come BT Express e Crown Heghts Affair prima maniera. “Ready To Get Heavy” riprende. Sia pure in maniera più sincopata, le atmosfere di “Superstar”, con “Too Much of A Good Thing” si ritorna al funk metropolitano con qualche venatura jazzly. Una nota di merito va alla travolgente “Disco Dancer”, che se fosse stata cantata da uno con il corredo vocale di Sylvester o Michael Jackson, sarebbe diventata un classico del genere. Purtroppo, dopo questa breve ed intensa parentesi, Bob McGilpin, si produsse in altri “oggetti non ben identificati”, ma gli anni ’70 erano oramai un caso archiviato.


Discografia Consigliata

Superstar – 1978 – Butterfly
II /Get Up! – 1979 - Butterfly
 

Archivio


ALL RIGHTS RESERVED ©2000/2007 ADVNEWS.com