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BOB
Mc GILPIN
Quando Bob McGilpin, apparve sulla scena “disco”, sembrava un folletto,
dall’energia incontenibile. La presentazione della mitica “superstar” era
accompagnata da salti e piroettes, quasi a voler comunicare al mondo la gioia di
avercela fatta. Bob, dopo una lunga e sofferta gavetta, talvolta fatta di
privazioni e problemi economici, era riuscito a piazzare ai vertici delle Charts
di tutto il mondo, una dei pezzi più belli della storia della musica “dance" di
tutti tempi. (oggi, possiamo affermarlo, senza tema di smentita). Infatti, con
l'uscita del primo LP da solista per la "Butterfly Records ", intitolato
“Superstar”, Bob Mc Gilpin diede inizio a una nuova fase della carriera
musicale, gettando un ponte tra la sua formazione pop-rock ed il suo grande
amore per la black-music. Bob nasce, nel 1952, nel New Jersey, ma presto la sua
famiglia si trasferì a Vandemburg in California, per poi stabilirsi
definitivamente nel Nebraska, dove cominciò a nascere il suo interesse per la
musica: era un ragazzo timido e introverso e nella musica trovò il modo per
uscire dal suo isolamento. I Beatles furono la prima grossa influenza nella sua
musica. Imparò ogni loro canzone alla chitarra di un amico, prima di riuscire ad
avere abbastanza soldi per comprarsene una. Suonò con vari gruppi di scuole
superiori, finché si iscrisse alla " University of Nebraska " a Lincoln, dove
cominciò a studiare musica seriamente. Più tardi formò un gruppo di hard-rock,
conosciuto con il nome di Sunday Kid, che rappresentò per Bob la prima
esperienza di vita sulla strada. "Ero l'unico del gruppo ad essere sposato"
-dice Bob -" Lane ed io vivevamo letteralmente sulla strada, non avevamo una
dimora fissa". Girò il Sud e il Mid-West come chitarra e cantante solista dei
Sunday Kid: "Facevamo dei pezzi degli Aerosmith e della Bad Company. La potenza
di quel tipo di musica è alla base della potenza della musica che faccio oggi".
Due anni dopo, Bob entrò a far parte di un noto gruppo di fiati di Lincoln
chiamato Straight. Il produttore Norman Ratner scoprì il gruppo e lo portò a Los
Angeles, ma le cose non funzionarono. "Sapevo che gli Straigbt non erano proprio
quello che avevo sempre desiderato, ma volevo comunque che sfondassero". Dopo
sei mesi di pochi soldi, troppe gelosie e poca energia, gli Straight si
separarono, piantando in asso il “povero” Bob, che, per un periodo di tempo, si
trovò così costretto a lavorare nel reparto spedizioni di un grande magazzino.
Ma Norman Ratner aveva inquadrato Bob come un talento e cominciò a fargli fare
delle registrazioni di prova ed a cercare l'etichetta giusta per la sua musica.
Nei mesi successivi, Bob lavorò di giorno, e di notte: viveva negli studi,
costruendo meticolosamente le sue canzoni, fino a quando non raggiungeva
esattamente il suono che stava cercando. "Norman mi insegnò che se volevo
farcela, dipendeva tutto dalla musica che scrivevo" - racconta Bob- " non potevo
assolutamente creare della musica nella quale non credessi". Quando il
Presidente della "Butterfly Records" ascoltò i nastri di Mc Gilpin lo scritturò
immediatamente. Fu programmata una tournée nazionale in coincidenza con l'uscita
dell'LP e la "Butterfly Records" organizzò un'accurata campagna promozionale di
vasta portata per sostenere il debutto di Bob: “Superstar” salì rapidamente le
classifiche di vendita. "Voglio fare cose che gli altri non sanno fare. Voglio
che ogni pezzo sia unico come presentazione, che abbia in sé magia, teatro e
ginnastica. Se dopo la prima canzone non sono sudato, vuoi dire che non ce l'ho
fatta". Non a caso Bob, quando si esibiva, grazie al suo fisico dinoccolato, si
produceva in una serie di figure ginniche di vari natura. “Superstar” rimane, ad
imperitura memoria, come uno dei piccoli capolavori della “disco” di alta
classe. Innovativi ed originali gli arrangiamenti: la sezione archi non fa da
contrappunto o da tappeto sonoro alle voci, ma diventa una specie di voce
solista. “Superstar”, è una bellissima canzone, che oltrepassa il concetto di
“struttura” a canzone: non esiste un ritornello, ma un crescendo in cui gli
archi diventano sempre più avvolgenti, sostenuti da una portentosa ritmica,
tanto da poter parlare di “house-music ante-litteram”, bellissimo l’assolo di
chitarra nel break centrale. Come accadeva, spesso all’epoca, l’LP era
costituito da due facciate letteralmente opposte, la prima, quella con
“Superstar”, tutta rivolta alla “disco-dance”, (da segnalare anche “Go For The
Money” che ricorda vagamente i Trampps prima maniera) l’altra imperniata su
manciata di gradevoli canzoncine pop, qualcuna di atmosfera “beatlesiana”. La
storia di Bob McGilpin era appena cominciata: l’anno successivo, diede alle
stampe quello che ancora rimane il miglior album disco-funk mai fatto da un bianco.
Con l’arrivo di “Bob McGilpin II Get Up!”, i suoni diventano più graffianti e
taglienti, basti ascoltare “Sexy Thing” e “Get Up and Do it Again”, due piccoli
gioielli di funk metropolitano. Provate ad immaginare un certo Prince, all’epoca
molto giovane, che se li ascolta almeno trenta volte al giorno. L’intero album è
un contenitore di singoli, come non parlare di “54”, probabilmente un tributo
alla regina delle discoteche, dove la ritmica è davvero un esempio di alta
scuola house (ante –litteram), mentre “Get Loose” precipita l’ascoltatore in
quella tipica atmosfera funk molto cara a gruppi come BT Express e Crown Heghts
Affair prima maniera. “Ready To Get Heavy” riprende. Sia pure in maniera più
sincopata, le atmosfere di “Superstar”, con “Too Much of A Good Thing” si
ritorna al funk metropolitano con qualche venatura jazzly. Una nota di merito va
alla travolgente “Disco Dancer”, che se fosse stata cantata da uno con il
corredo vocale di Sylvester o Michael Jackson, sarebbe diventata un classico del
genere. Purtroppo, dopo questa breve ed intensa parentesi, Bob McGilpin, si
produsse in altri “oggetti non ben identificati”, ma gli anni ’70 erano oramai
un caso archiviato.
Discografia Consigliata
Superstar – 1978 – Butterfly
II /Get Up! – 1979 - Butterfly
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