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BLONDIE
Un’altra formazione partita in sordina sul trenino del finto rock griffato,
d’ispirazione new wave e giunta in pompa magna ed in “frist class”sul
supersonico jet della disco contaminata di fine anni ’70. Dabbie Harry, non ha
mai avuto la stoffa della “rockeuse”, troppo solare, esibizionista, affascinata
dal lusso e dalla mania di protagonismo divistico, secondo uno standard assai
diffuso, ossia essere arrabbiati e contestatori da ragazzini, ma ricchi, famosi
ed integrati al primo accenno di maturità. I Blondie, i particolare Debbie Harry
costituiscono il primo esempio di travaso automatico dal rock nella disco per
sopraggiunti limiti di età. Va da sé che i Blondie non sono stati mai come Doors
e Dabbie Harry non era Janis Joplin. In realtà la “new wave americana , di
quegli anni, fa pensare più ad “American Graffiti” che a “London Calling” dei
Clash. Nati a New York dall'incontro artistico e sentimentale tra l'affascinante Debbie Harry e il chitarrista Chris Stein, entrambi gia rodati dalla militanza
in vari gruppi minori, i Blondie iniziano a farsi notare nel 1976. All'epoca l'organico si e temporaneamente stabilizzato con
l'arrivo di Gary Vaentine
(basso), Clem Burke (batteria) e Jimmy Destri (tastiere). Inizialmente, la loro
proposta affonda le radici nei '60, con un suono secco e diretto che non
dimentica la lezione del rock'n'roll più aggressivo. Infatti, in “Private
Stock”, 1976, propongono un rock chitarristico con diversi richiami al più
inventivo revival-garage in puro stile sixties. La studiata capacita di sintesi
nei brani, che segnano, pur nella continuità con la tradizione, un certo scarto
con il passato, costituisce il biglietto da visita dei Blondie. Il singolo
apripista “X Offender”, “In The Sun”, “Man Overboard” e “Rip Her To Shreds” sono
alcuni degli episodi più avvincenti di un disco robusto, fresco e immediato,
tutto costruito attorno alla personalità di Debbie Harry. “Plastic Letters”,
uscito per la Chrysalis nel 1978, è il primo album a portare la band in
classifica, con un suono analogo a quello del1'esordio, seppure con accenti pop
più marcati. Il disco viene trascinato nelle charts dal 45 giri Denis (cover dei
Randy And The Rainbows), cui farà seguito un altro successo, “(I'm Always
Touched By Your) Presence, Dear”. Intanto, con la firma Chrysalis, Frank Infante
subentra a Valentine I Blondie diventano la bandiera della "nuova onda", che
elegge la Harry a reginetta dell'underground: un'immagine, questa, corroborata
anche dalle esperienze di attrice in “Unmade” Beds” e “The Foreigner” di Amos
Poe. La fama limitata ai circuiti underground ed i guadagni ancora modesti vanno
però stretti all'ambiziosa Harry, che, spalleggiata dal marito, inizia a
trasformare i Blondie in una sua creatura, attenta alle mode musicali del
momento e capace di strizzare l'occhio al mercato dilagante della “disco”. Il
risultato va oltre ogni previsione: il gruppo della “bella bionda” diventa un
fenomeno d’alta classifica e la Harry una star piena di “verdoni” (televisione,
cinema, teatro, pubblicità), con conseguente rinuncia all’impegno sociale o
comunque, ad un atteggiamento di rottura verso l’estblishment, quale viatico per
la carriera solistica, a partire dal 1982. La svolta avviene con “Parallel Lines”,
Chrysalis, 1978. Infante passa alla chitarra ritmica e al basso sopraggiunge
Nigel Harrison, mentre la produzione è affidata al mago del successo facile,
Mike Chapman. I Blondie ammorbidiscono il suono, smorzano le asprezze, si
rifanno a un pop dai toni dance ed arrangiato con cura, cercando orecchiabilità
ed il plauso delle discoteche e dei DJs. L'album vende moltissimo ed a
trascinarlo sono pezzi che le radio FM suonano a tutta manetta come “Hanging On
The Telephone”, 1'arcinota e ballatissima “Heart Of Glass” (dove la new wave
cede il passo alla disco: primo posto nelle classifiche americane) e “Sunday
Girl”. Il cambio è avvenuto: d'ora in poi, i Blondie si distingueranno per la
camaleontica leggerezza dispiegata nel cercare il pezzo giusto per le charts e
soprattutto per farsi apprezzare dal pubblico delle discoteche che in quegli
anni non disdegna il connubio tra rock, pop e disco. La conferma della nuova
strategia propugnata in casa Blondie trova la sua massima espressione con “Eat
To The Beat” del 1979. L'apripista a questo nuovo album di successo e “Dreaming”,
seguito da “Union City Blue”, da “The Hardest Part”, ma sarà poi la ballabile ed
orecchiabile “Atomic” a riconfermare Debbie e soci in discoteca ed in
classifica, grazie all’'incontro con Giorgio Moroder: a lui sarà infatti
affidato il lavoro di studio del maggiore successo commerciale della band, “Call
Me”, inserito nella colonna sonora di “American Gigolo”. La strada maestra
conduce oramai verso territori assai distanti da quelli di partenza, all'insegna
di un pop-dance a presa rapida, come confermato dai successivi “Autoamerican”,
del 1980, ancora per la Chrysalis, tra i suoi solchi spiccano “The Tide Is
High”, una fresca ballata disco-caraibica in stile Miami-Sound e “Rapture”,
sostenuta dalle alchimie sonore della Chic-Organizzation, quale modello di rap
al femminile ante-litteram. The Hunter del 1982 è l’ultimo tassello di una
folgorante carriera, fino a quel momento sempre in crescendo. Da quel momento, i
Blondie non esisteranno più, ma le cronache, soprattutto mondane e
para-musicali, si occuperanno solo di Dabbie Harry, oramai show-girl a tutto
tondo ed ispiratrice di tante starlettine usa e getta, pronte a consumarsi tra
pop-dance di lusso, gossip e ed atteggiamenti scandalistici. Perfino l’astro
nascente Madonna non disdegnerà di guardare con interesse alla “pupa” dei
Blondie. Ma quelli erano già gli anni ’80 e l’odore di plastica sintetica aveva,
proditoriamente, avvolto il mondo delle sette note.
Discografia Consigliata
1976 Blondie
1977 Plastic Letters
1978 Parallel Lines
1979 Eat to the Beat
1980 Autoamerican
1982 The Hunter
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