PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

Continua

  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

Continua

  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

Continua

 

  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

Continua

  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

   BLONDIE

Un’altra formazione partita in sordina sul trenino del finto rock griffato, d’ispirazione new wave e giunta in pompa magna ed in “frist class”sul supersonico jet della disco contaminata di fine anni ’70. Dabbie Harry, non ha mai avuto la stoffa della “rockeuse”, troppo solare, esibizionista, affascinata dal lusso e dalla mania di protagonismo divistico, secondo uno standard assai diffuso, ossia essere arrabbiati e contestatori da ragazzini, ma ricchi, famosi ed integrati al primo accenno di maturità. I Blondie, i particolare Debbie Harry costituiscono il primo esempio di travaso automatico dal rock nella disco per sopraggiunti limiti di età. Va da sé che i Blondie non sono stati mai come Doors e Dabbie Harry non era Janis Joplin. In realtà la “new wave americana , di quegli anni, fa pensare più ad “American Graffiti” che a “London Calling” dei Clash. Nati a New York dall'incontro artistico e sentimentale tra l'affascinante Debbie Harry e il chitarrista Chris Stein, entrambi gia rodati dalla militanza in vari gruppi minori, i Blondie iniziano a farsi notare nel 1976. All'epoca l'organico si e temporaneamente stabilizzato con l'arrivo di Gary Vaentine (basso), Clem Burke (batteria) e Jimmy Destri (tastiere). Inizialmente, la loro proposta affonda le radici nei '60, con un suono secco e diretto che non dimentica la lezione del rock'n'roll più aggressivo. Infatti, in “Private Stock”, 1976, propongono un rock chitarristico con diversi richiami al più inventivo revival-garage in puro stile sixties. La studiata capacita di sintesi nei brani, che segnano, pur nella continuità con la tradizione, un certo scarto con il passato, costituisce il biglietto da visita dei Blondie. Il singolo apripista “X Offender”, “In The Sun”, “Man Overboard” e “Rip Her To Shreds” sono alcuni degli episodi più avvincenti di un disco robusto, fresco e immediato, tutto costruito attorno alla personalità di Debbie Harry. “Plastic Letters”, uscito per la Chrysalis nel 1978, è il primo album a portare la band in classifica, con un suono analogo a quello del1'esordio, seppure con accenti pop più marcati. Il disco viene trascinato nelle charts dal 45 giri Denis (cover dei Randy And The Rainbows), cui farà seguito un altro successo, “(I'm Always Touched By Your) Presence, Dear”. Intanto, con la firma Chrysalis, Frank Infante subentra a Valentine I Blondie diventano la bandiera della "nuova onda", che elegge la Harry a reginetta dell'underground: un'immagine, questa, corroborata anche dalle esperienze di attrice in “Unmade” Beds” e “The Foreigner” di Amos Poe. La fama limitata ai circuiti underground ed i guadagni ancora modesti vanno però stretti all'ambiziosa Harry, che, spalleggiata dal marito, inizia a trasformare i Blondie in una sua creatura, attenta alle mode musicali del momento e capace di strizzare l'occhio al mercato dilagante della “disco”. Il risultato va oltre ogni previsione: il gruppo della “bella bionda” diventa un fenomeno d’alta classifica e la Harry una star piena di “verdoni” (televisione, cinema, teatro, pubblicità), con conseguente rinuncia all’impegno sociale o comunque, ad un atteggiamento di rottura verso l’estblishment, quale viatico per la carriera solistica, a partire dal 1982. La svolta avviene con “Parallel Lines”, Chrysalis, 1978. Infante passa alla chitarra ritmica e al basso sopraggiunge Nigel Harrison, mentre la produzione è affidata al mago del successo facile, Mike Chapman. I Blondie ammorbidiscono il suono, smorzano le asprezze, si rifanno a un pop dai toni dance ed arrangiato con cura, cercando orecchiabilità ed il plauso delle discoteche e dei DJs. L'album vende moltissimo ed a trascinarlo sono pezzi che le radio FM suonano a tutta manetta come “Hanging On The Telephone”, 1'arcinota e ballatissima “Heart Of Glass” (dove la new wave cede il passo alla disco: primo posto nelle classifiche americane) e “Sunday Girl”. Il cambio è avvenuto: d'ora in poi, i Blondie si distingueranno per la camaleontica leggerezza dispiegata nel cercare il pezzo giusto per le charts e soprattutto per farsi apprezzare dal pubblico delle discoteche che in quegli anni non disdegna il connubio tra rock, pop e disco. La conferma della nuova strategia propugnata in casa Blondie trova la sua massima espressione con “Eat To The Beat” del 1979. L'apripista a questo nuovo album di successo e “Dreaming”, seguito da “Union City Blue”, da “The Hardest Part”, ma sarà poi la ballabile ed orecchiabile “Atomic” a riconfermare Debbie e soci in discoteca ed in classifica, grazie all’'incontro con Giorgio Moroder: a lui sarà infatti affidato il lavoro di studio del maggiore successo commerciale della band, “Call Me”, inserito nella colonna sonora di “American Gigolo”. La strada maestra conduce oramai verso territori assai distanti da quelli di partenza, all'insegna di un pop-dance a presa rapida, come confermato dai successivi “Autoamerican”, del 1980, ancora per la Chrysalis, tra i suoi solchi spiccano “The Tide Is High”, una fresca ballata disco-caraibica in stile Miami-Sound e “Rapture”, sostenuta dalle alchimie sonore della Chic-Organizzation, quale modello di rap al femminile ante-litteram. The Hunter del 1982 è l’ultimo tassello di una folgorante carriera, fino a quel momento sempre in crescendo. Da quel momento, i Blondie non esisteranno più, ma le cronache, soprattutto mondane e para-musicali, si occuperanno solo di Dabbie Harry, oramai show-girl a tutto tondo ed ispiratrice di tante starlettine usa e getta, pronte a consumarsi tra pop-dance di lusso, gossip e ed atteggiamenti scandalistici. Perfino l’astro nascente Madonna non disdegnerà di guardare con interesse alla “pupa” dei Blondie. Ma quelli erano già gli anni ’80 e l’odore di plastica sintetica aveva, proditoriamente, avvolto il mondo delle sette note.

Discografia Consigliata

1976 Blondie
1977 Plastic Letters
1978 Parallel Lines
1979 Eat to the Beat
1980 Autoamerican
1982 The Hunter

Archivio


ALL RIGHTS RESERVED ©2000/2007 ADVNEWS.com