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ARETHA
FRANKLIN
Se Gloria Gaynor è considerata, a torto o a ragione, la regina della disco-soul,
ad Aretha Franklyn andrebbe assegnato di diritto il ruolo di “regina-madre”.
Antesignana della musica da ballo, Aretha Franklin ha da sempre affascinato le
varie reginette della disco-music, da lei, molte di esse hanno tratto
ispirazione, talvolta con ottimi risultati, anche se non hanno mai raggiunto la
potenza e lo splendore vocale della loro musa ispiratrice". "The First Lady of
Soul", "The Queen of Black Music", "Lady Gospel" e molte altre definizioni
stanno a significare la qualità di una delle più belle voci di colore, che
detiene tra l'altro il record, per le interpreti femminili, del maggior numero
di dischi venduti. Quanto a produzione è inferiore al padre, il molto reverendo
C.L. Franklin, pastore della New Bethel Baptist Church di Detroit, il quale ha
registrato le sue prediche su oltre 80 LPs: chiedeva persino 4.000 dollari per
un'esibizione in pubblico. A causo di questo anche lui ha dovuto però fare i
conti col rigido fisco americano: si è ritrovato da pagare, pena la galera, una
bella multa di 25.000 dollari ( ciò accadeva nel 1967) per tentata evasione
fiscale. Aretha, orfana di madre all'età di sei anni, nasce a Detroit nel 1942 e
cresce nella parte "bene" di un ghetto nell'East Side della capitale
dell'automobile insieme con una famiglia di stampo patriarcale: il padre, il
fratello Cecil e le sorelle Erma e Carolyn, anch'esse cantanti professioniste.
Inizia la carriera di vocalist religiosa in giro per gli Stati, da un bus
all'altro. Il reverendo si muove invece in aereo e tiene i figli lontano dalle
tentazioni. Nel 1960, Aretha firma un contratto con la Columbia, che nei quasi
sei anni di rapporto non sa sfruttare le sue doti naturali e la sua
intelligenza: le fa incidere brani pseudo-jazzistici di maniera contro i quali
molto spesso cozzano il suo temperamento e il ben noto fraseggio. Finalmente,
nel 1966, è notata da Jerry Wexler, vice presidente dell'Atlantic, uomo abile e
preparato, il quale capisce il potenziale artistico racchiuso nella gola di
Aretha, la lega alla sua casa e le fa registrare a Muscle Shoals (Alabama)
quello che resta nella storia del soul-pop uno dei momenti chiave, sia per il
rumore suscitato sia per le vendite realizzate in brevissimo tempo: alludiamo a
“I Never Loved a Man (The Way I Love You)”, 45 tratto dall'omonimo album. Il
gioco è fatto. Da allora è un facile susseguirsi di ottime canzoni, concerti
sold out (pienoni "ovunque vada), milioni di esemplari venduti, successi
incredibili, fama e denaro fino al limite del mito vivente. Qualche titolo di
questi dischi andati a ruba: “Baby I Love You”, “Since You've Been Gone”,
“Natural Woman”, “Chains of Fool”, “Do Right Man”, “I Say a Little Prayer”,
“Spanish Harem”, “Respect”, “Rock Steady”, “Amazing Grace”, “Spirit in the
Dark”, ecc. Il successo sorride ad Aretha non solo per la voce, ora rauca ora
limpidissima nei suoi acuti impossibili e improvvisi, ma anche per la grinta
veramente impressionante che salta fuori al piano, dove le sue dita artigliano
la tastiera con uno stile duro, essenziale, dal ritmo trascinante e decisamente
funky: quasi tutte le sue canzoni hanno un elevato gradiente di “danzabilità.
Non a caso, agli albori della “disco”, nei primissimi anni settanta molte di
queste canzoni finirono in pasto ai famelici dell’epoca DJs anora legati alle
produzioni soul-funk. Molti italiani se la ricordano al Cantagiro dell'estate
1971 dove, al di là dei commenti di giornalisti maligni alla ricerca dello scoop
e al soldo del patron Radaelli, i quali la chiamano " Lady Barbera " (un
insulto!) e non parteggiano certo per lei nel dedalo di accuse scambiate con
l'organizzazione di quel triste ed infausto tour, Aretha dimostra come sempre di
essere una grande artista e un ottimo animale da palcoscenico, concentratissima
nel dare il meglio di sé su tutte le piazze, ridotta a una maschera di sudore
dopo più di un'ora di spettacolo e svariati bis. In generale, i giornalisti "
specializzati " al seguito non hanno saputo cogliere il talento della Franklin,
tutti persi dietro al pettegolezzo mondano del gaio ed italico carrozzone
stracolmo di divi per una stagione e “starlettine” da strapazzo. A dimostrare
l'estremo professionismo di Aretha e della band diretta dal povero (nel senso di
defunto) King Curtis, l’esibizione tenuta a Montesano Terme, piccolo centro
della Campania alle falde dell'Appennino Lucano. La Franklin, giunta da Parigi,
viene messa a Fiumicino su una limousine (tutti gli altri viaggiano in bus) e
dopo circa sei ore, verso le nove di sera, approda sfinita all'albergo. Rapida
doccia, un toast, un drink (niente vino), la vestizione a opera del valletto
personale, verso le 23, s’incammina verso lo stage, dove Curtis e la Band
attendono già al loro posto. Un concerto memorabile a detta di molti, attaccato
con impeto sin dalle prime note, con la band che viaggia a tutta birra e King
Curtis in prima fila con l'indimenticabile sax e poi ancora lei, all'assalto del
piano che trema sotto le sue dita di ferro, nel suo fraseggio nervoso, tappeto
essenziale per la sua voce emozionante. Nel 1968 si produce in una trionfale
tournée europea che la fa meglio conoscere sui nostri mercati; è di quell’anno
l'album “Aretha in Paris”. Nel 1969 uno scivolone, dovuto in parte alla scarsità
di repertorio all'altezza del precedente: il disco Soul '69 è accolto con
indifferenza da quanti rivorrebbero lo spirito di “Respect”. Stranamente il
mercato non sembra accorgersi di questo lievissimo declino: “Think” supera il
milione di copie e lo staff dell'Atlantic (Arif Mardin, Tom Dowd e Jerry Wexler
in testa) non lavorano che per lei. Comunque il temporaneo arresto è alle spalle
col ritorno alle origini in “Spirit in The Dark”, “Spanish Harem”, “Rock Steady”
e l'LP “Young” del 1972. A tale periodo risale un altro successo personale:
l'apparizione insieme con Ray Charles in quel sacrario del rock che è il
Fillmore a San Francisco. Il risultato è talmente impressionante che Wexler
decide (si può tranquillamente dire a furor di popolo) di far uscire subito la
registrazione dell'avvenimento, contenuta nel album “Live at Fillmore West”.
Ancora un colpaccio che la porta in cima alle classifiche e su tutti i giornali,
di cui abbiamo intera traccia nel doppio album “Amazing Grace” del 1972: in una
chiesa di Los Angeles, insieme col padre e il famoso James Cleveland, Aretha
canta, come forse mai in passato, il gospel in un'atmosfera di catarsi; molti
critici sostengono sia questo un momento magico della sua carriera, un
testamento musicale non ancora superato. Purtroppo, dopo la tragica morte di
King Curtis, l'ispirazione della Franklin si è un po’ smarrita negli orpelli
della grande orchestrazione, degli arrangiamenti pomposi e statici atti a
compensare una certa carenza di contenuti e lì energia dinamica dei bei tempi.
Nel corso degli anni Aretha si è mantenuta sempre a livelli notevoli per
bravura, esperienza, buon gusto ed innata musicalità. Un'artista di tale statura
e con un determinato corredo vocale non cade mai del tutto, sorretta com'è da
una forza interiore che pochi possiedono. Non solo negli anni settanta, ma
soprattutto negli ’80, la Franklyn ha saputo dare linfa creativa e vitale al
proprio personaggio, attraverso varie collaborazioni, da James Brown a Gorge
Michael, da Geroge Benson ad Annie Lennox, abbattendo tutti i pregiudizi e le
barriere che prima dividevano la soul-disco di matrice R&B dalla pop-dance di
derivazione rock. I cultori dell’house ne hanno sempre apprezzato certi remixes,
soprattutto alcune delle sue canzoni più belle sono state più volte “coverizzate”.
Come non ricordare la splendida “Respect” nell’androgina interpretazione di
Adeva o “I Say a Little Prayer” ripresa in mille salse. Dunque, un inchino e
tanto di cappello alla “regina delle regine”.
Discografia Consigliata
I Never Loved a Man (The
Way I Love You) (1967)
Aretha Arrives (1967)
Lady Soui (1968)
Arethu in Paris (1968, dal vivo)
Aretha Now (1969)
Soul '69 (1969)
'I'he Giri's in Love With You (1970)
Spirit in The Dark (1971)
Don't Piay That Song (1972)
Live al Filimore West (1972, dal vivo)
Young, Gijted and Black (1972)
Amazing Grace (1972)
Hey Now Hey (1973)
Let Me in Your Life (1974)
With Everything I Feel in Me (1975)
You (1976)
Sparkle (1977)
Ten Years of Gold (1977)
Sweet Passion (1977)
Tutti su etichetta Atlantic.
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