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ALEC
R. COSTANDINOS
Potrebbe sembrare un
paradosso, che alcuni dei i più noti produttori di musica da discoteca anni ’70
non siano Americani, in realtà, tutto trova una giustificazione nel variegato
calderone della disco. Si pensi a Giorgio Moroder, in seguito americanizzatosi,
italiano di stanza in quella Germania che tanto diede, in termini quantitativi,
alla musica da ballo degli anni d’oro. Nel caso di Alec R. Costandinos, parliamo
di un “outsider” vero e proprio. Non era americano e neppure europeo come il suo
“degno compare” degli esordi, il franco-abbruzzese, Giammarco Cerrone, con il
quale mise a segno un colpo da maestro, che gli valse come una specie di
assicurazione sulla vita. “Love in C Minor” fece irruzione sulle piste da ballo
di tutto il mondo all'inizio del 1977 e, nel marzo di quell'anno, si rrampicò
nella versione “short”, le classifiche dei 45 giri su entrambe le sponde
dell'Atlantico. La versione extra-large, della durata di 16 minuti e 16 secondi,
classico per antonomasia della disco-music francofona, che vedeva in calce le
firme di Jean-Marc Cerrone e Alec R. Costandinos, avviò entrambi verso
un’imperitura fama. Cerrone, noto per il suo carattere scontroso, avendo messo
la propria faccia sulla copertina di “Love in C Minor”, non sembrò mai
intenzionato a voler concedere, sia pur il minimo riconoscimento, a Costandinos
per il ruolo ricoperto nella produzione del disco. A quel punto, 1'armeno, nato
al Cairo, già autore e produttore al soldo di Henry Mancini, Paul Anka e Demis
Roussos, si accordò individualmente con la Casablanca Records per una
collaborazione che prevedeva la pubblicazione dei suoi futuri lavori ed un ruolo
di primo piano come dance-producer. L’attività di Costandinos fu instancabile,
ma tra le cose più riuscite, sono senz’altro da segnalare i tre album prodotti
per i Love and Kisses, formazione creata a tavolino con l’utilizzo dei migliori
cantanti da sala di registrazione britannici, che gravitavano intorno ai Trident
Studios di Londra. Il fatto che uno straniero lavorasse a Londra era tipico
dell'aura di contaminazione culturale della disco music, che gia prefigurava
quella tendenza che sarebbe sfociata nella world-music anni Ottanta. Costandinos
era alfiere di un sound sinfonico e tendente alle orchestrazioni complesse e
sinfoneggianti, intriso di suoni mediterranei e frutto di un retaggio culturale
d’impostazione classicheggiante. Egli, infatti, utilizzò ciascuno di questi
session-singers di talento come "parte di un tutto", esaltando la vocalità
corale a non comune in questo genere di produzioni. Impostato come un “concepì”
di musica classica, iI primo album di Love and Kisses del 1977 presentava due
suite lunghe un'intera facciata, arrangiate e dirette da Don Ray ( già cantante
solista nella splendida produzione di Cerrone “Got to Have Loving”), con
“Accidental Love”, che occupava l’intera facciata A, messa in secondo piano
dalla meglio riuscita B-side, contenente “I've Found Love (Now That I've Found
You)”. Quest'ultima cominciava con un coinvolgente crescendo di piano e con la
voce dello stesso Costandinos che si abbandonava a una toccante dichiarazione
d'amore. Usando 1'inconsueto accorgimento di far svanire completamente il coro,
per poi farlo riapparire in prime piano, “I've Found Love” si guadagnò il
rispetto dei più esigenti appassionati di disco-music, per l’abilità con cui
1'autore era riuscito ad addentrarsi in impervi territori sonori ancora
inesplorati. Fu comunque la facciata A del secondo album “How Much, How Much I
Love You”, uscito 1'anno successivo, a porre una sorta di inconfondibile sigillo
sul tipico stile di produzione di Costandinos. Più marcatamente romantico nei
contenuti rispetto alla prima uscita del gruppo, questo rapsodico racconto in
musica era confezionato con leggeri archi librati in volo, grazie al Pat Haling
String Ensemble, e pulsanti sezioni di fiati che si rincorrevano, quasi con un
artificio tecnico, dai lati contrapposti della stereofonia. Per quel suo modo di
fare musica e, soprattutto di arrangiarla, Costandinos cominciò ad essere
considerato una sorta di Mozart della disco-music.. “You Must Be Loved”, punta
di diamante del terzo album di Love and Kisses, dato alle stampe nel 1979,
ripropose la stessa formula, pur disponendo di melodie, oramai, logore ed
abusate. II risultato di questo “ritornello ripetuto all’infinito” non ottenne
gran successo in pista e la stella di Love and Kisses perse subito lucentezza,
dopo aver donato la title-track , “Thanks Got Is Friday”, al film “Grazie a Dio
e venerdì”. Ci fu anche un altro dettaglio, non trascurabile per quell’epoca,
che distingueva i tre album di Love and Kisses: erano le copertine, che
ostentavano immagini soft-porno, pane quotidiano per quelle riviste borghesi che
sostenevano 1'equazione “disco-music uguale sesso”. Quella del primo album
mostrava tre paia di mani maschili che strappavano la maglietta di dosso a una
ragazza, lasciando intravedere un capezzolo. La seconda, la più scandalosa,
raffigurava una bionda amazzone che montava a pelo un cavallo bianco, indossando
solo un paio di stivali da cavallerizza, forse qualche goccia di profumo e
brandendo con fare ambiguo un frustino. La terza proponeva una ragazza seminuda
alla guida di una motocicletta lanciata in corsa su un'autostrada. Quelle dei
Love & Kisses, pur essendo assai esplicite, non erano le uniche copertine
“politicamente scorrette”: La Casamblanca Records aveva fatto dell’arte di
“scioccare”, il proprio fiore all’occhiello, alimentando il valore di una
“disco” lasciva ed orgiastica, tesa più che alla libertà sessuale, alla facilità
dei costumi. Ma se Love and Kisses rappresentano il lato commerciale dell'opera
di Costandinos, il compositore aveva sempre pensato a qualcosa che potesse
riflettere meglio la sua indole romantica e la sua proteiforme personalità.
Mentre lavorava al primo album di Love and Kisses aveva realizzato un gruppo di
turnisti, gli Sphinx, una inattesa disco di ispirazione religiosa “Judas
Iscariot” e “Simon Peter”. L'industria musicale nel frattempo aveva fatto
importanti passi avanti : ai Trident Studios, la possibilità di registrare su
quarantotto piste era finalmente diventata realtà. Nel corso di dieci frenetici
giorni di sedute, prove e missaggi, all'inizio del 1978, Costandinos e gli
ingegneri del Trident sperimentarono un nuovo sistema di codificazione, mettendo
in sincrono due registratori a ventiquattro piste con un'approssimazione di uno
su un duecentesimo di secondo. II risultato fu la più popolare delle
realizzazioni di Costandinos, “Romeo and Juliet”. Insieme alla Syncophonic
Orchestra, Costandinos applicò a tutti e cinque gli atti della storia d'amore
shakespeariana un purissimo ritmo disco, ottenendo una scintillante cascata di
melodie e armonie e riuscendo incredibilmente a musicare il testo del Bardo
nella quasi sua totalità. "Due famiglie di pari dignita, nello scenario della
graziosa Verona in cui e ambientata la nostra storia. Da antichi rancori che
conducono a nuove contese. Dove sangue innocente macchia mani innocenti". Erano
parole inusuali da far echeggiare dagli altoparlanti di una discoteca, in pieno
1978, ma Costandinos riuscì nella sbalorditiva impresa. Seguirono altri quattro
album in rapida successione. La colonna sonora del film francese “Trocadero Bleu
Citron”, la soap opera spaziale “Golden Tears” di Sumena, influenzata da “L'uomo
che cadde sulla terra” di David Bowie, “Il gobbo di Notre Dame” firmato Alec R.
Costandinos and the Syncophonic Orchestra e “Paris Connection” del gruppo
omonimo, che presentava interminabili riletture disco di standard del passato
come “Elise” di Barry Ryan e del classico dei Righteous Brothers “You've Lost
That Loving Feeling. Acquista una notevole fama negli ambienti discografici, il
produttore/compositore a questo punto dovette confrontarsi con l'esperimento che
avrebbe potuto consacrarlo agli annali della storia del pop mondiale. La United
Artists all'epoca cercava disperatamente di ridare lustro all’immagine di Tina
Turner, così, dopo averla condotta a Londra, 1'affidò proprio a Costandinos,
incaricandolo di produrre la focosa diva, utilizzando il proprio stile. La
melodia di “Love Explosion” , pezzo di punta dell'operazione, tratto dall'album
omonimo, era di eccellente fattura, ma la voce di Tina, rabbiosa e dinamitarda,
si mostrò ampiamente inadeguata al genere. L'album, pur contenendo
un'accettabile versione salsa del successo degli O'Jays “Backstabber”, si rivelò
un fiasco planetario. L’attività di Costandinos proseguì, con alterne vicende,
ancora una volta, mescolando barocchi ritmi pseudo-rock, morbide orchestrazioni
e metriche a presa rapida: questo “outsider” venuto dal caldo aveva creato,
nella nebbiosa Londra, un sound in perfetta sintonia con il “contaminato”
spirito di quei tempi. Nel 1978 dichiaro: “Sono un musicista, un
espressionista... forse un pò di tutto. Ed e proprio questo che fa di me un buon
produttore”. II suo talento sale di tono soprattutto in due capolavori come “How
Much, How Much I Love You” e “Romeo and Juliet”, Dischi, opere che dir si
voglia, le quali gli garantiscono un posto di rispetto nell’Olimpo delle
divinità disco.
Discografia Consigliata
Romeo & Juliet, Casablanca, 1977
Love & Kisses, Casablanca, 1977, Love and Kisses
Love & Kisses, Casablanca, 1978, How Much, How Much I Love You
Love & Kisses, Casablanca, 1979, You Must Be Love
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