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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  ALEC R. COSTANDINOS

Potrebbe sembrare un paradosso, che alcuni dei i più noti produttori di musica da discoteca anni ’70 non siano Americani, in realtà, tutto trova una giustificazione nel variegato calderone della disco. Si pensi a Giorgio Moroder, in seguito americanizzatosi, italiano di stanza in quella Germania che tanto diede, in termini quantitativi, alla musica da ballo degli anni d’oro. Nel caso di Alec R. Costandinos, parliamo di un “outsider” vero e proprio. Non era americano e neppure europeo come il suo “degno compare” degli esordi, il franco-abbruzzese, Giammarco Cerrone, con il quale mise a segno un colpo da maestro, che gli valse come una specie di assicurazione sulla vita. “Love in C Minor” fece irruzione sulle piste da ballo di tutto il mondo all'inizio del 1977 e, nel marzo di quell'anno, si rrampicò nella versione “short”, le classifiche dei 45 giri su entrambe le sponde dell'Atlantico. La versione extra-large, della durata di 16 minuti e 16 secondi, classico per antonomasia della disco-music francofona, che vedeva in calce le firme di Jean-Marc Cerrone e Alec R. Costandinos, avviò entrambi verso un’imperitura fama. Cerrone, noto per il suo carattere scontroso, avendo messo la propria faccia sulla copertina di “Love in C Minor”, non sembrò mai intenzionato a voler concedere, sia pur il minimo riconoscimento, a Costandinos per il ruolo ricoperto nella produzione del disco. A quel punto, 1'armeno, nato al Cairo, già autore e produttore al soldo di Henry Mancini, Paul Anka e Demis Roussos, si accordò individualmente con la Casablanca Records per una collaborazione che prevedeva la pubblicazione dei suoi futuri lavori ed un ruolo di primo piano come dance-producer. L’attività di Costandinos fu instancabile, ma tra le cose più riuscite, sono senz’altro da segnalare i tre album prodotti per i Love and Kisses, formazione creata a tavolino con l’utilizzo dei migliori cantanti da sala di registrazione britannici, che gravitavano intorno ai Trident Studios di Londra. Il fatto che uno straniero lavorasse a Londra era tipico dell'aura di contaminazione culturale della disco music, che gia prefigurava quella tendenza che sarebbe sfociata nella world-music anni Ottanta. Costandinos era alfiere di un sound sinfonico e tendente alle orchestrazioni complesse e sinfoneggianti, intriso di suoni mediterranei e frutto di un retaggio culturale d’impostazione classicheggiante. Egli, infatti, utilizzò ciascuno di questi session-singers di talento come "parte di un tutto", esaltando la vocalità corale a non comune in questo genere di produzioni. Impostato come un “concepì” di musica classica, iI primo album di Love and Kisses del 1977 presentava due suite lunghe un'intera facciata, arrangiate e dirette da Don Ray ( già cantante solista nella splendida produzione di Cerrone “Got to Have Loving”), con “Accidental Love”, che occupava l’intera facciata A, messa in secondo piano dalla meglio riuscita B-side, contenente “I've Found Love (Now That I've Found You)”. Quest'ultima cominciava con un coinvolgente crescendo di piano e con la voce dello stesso Costandinos che si abbandonava a una toccante dichiarazione d'amore. Usando 1'inconsueto accorgimento di far svanire completamente il coro, per poi farlo riapparire in prime piano, “I've Found Love” si guadagnò il rispetto dei più esigenti appassionati di disco-music, per l’abilità con cui 1'autore era riuscito ad addentrarsi in impervi territori sonori ancora inesplorati. Fu comunque la facciata A del secondo album “How Much, How Much I Love You”, uscito 1'anno successivo, a porre una sorta di inconfondibile sigillo sul tipico stile di produzione di Costandinos. Più marcatamente romantico nei contenuti rispetto alla prima uscita del gruppo, questo rapsodico racconto in musica era confezionato con leggeri archi librati in volo, grazie al Pat Haling String Ensemble, e pulsanti sezioni di fiati che si rincorrevano, quasi con un artificio tecnico, dai lati contrapposti della stereofonia. Per quel suo modo di fare musica e, soprattutto di arrangiarla, Costandinos cominciò ad essere considerato una sorta di Mozart della disco-music.. “You Must Be Loved”, punta di diamante del terzo album di Love and Kisses, dato alle stampe nel 1979, ripropose la stessa formula, pur disponendo di melodie, oramai, logore ed abusate. II risultato di questo “ritornello ripetuto all’infinito” non ottenne gran successo in pista e la stella di Love and Kisses perse subito lucentezza, dopo aver donato la title-track , “Thanks Got Is Friday”, al film “Grazie a Dio e venerdì”. Ci fu anche un altro dettaglio, non trascurabile per quell’epoca, che distingueva i tre album di Love and Kisses: erano le copertine, che ostentavano immagini soft-porno, pane quotidiano per quelle riviste borghesi che sostenevano 1'equazione “disco-music uguale sesso”. Quella del primo album mostrava tre paia di mani maschili che strappavano la maglietta di dosso a una ragazza, lasciando intravedere un capezzolo. La seconda, la più scandalosa, raffigurava una bionda amazzone che montava a pelo un cavallo bianco, indossando solo un paio di stivali da cavallerizza, forse qualche goccia di profumo e brandendo con fare ambiguo un frustino. La terza proponeva una ragazza seminuda alla guida di una motocicletta lanciata in corsa su un'autostrada. Quelle dei Love & Kisses, pur essendo assai esplicite, non erano le uniche copertine “politicamente scorrette”: La Casamblanca Records aveva fatto dell’arte di “scioccare”, il proprio fiore all’occhiello, alimentando il valore di una “disco” lasciva ed orgiastica, tesa più che alla libertà sessuale, alla facilità dei costumi. Ma se Love and Kisses rappresentano il lato commerciale dell'opera di Costandinos, il compositore aveva sempre pensato a qualcosa che potesse riflettere meglio la sua indole romantica e la sua proteiforme personalità. Mentre lavorava al primo album di Love and Kisses aveva realizzato un gruppo di turnisti, gli Sphinx, una inattesa disco di ispirazione religiosa “Judas Iscariot” e “Simon Peter”. L'industria musicale nel frattempo aveva fatto importanti passi avanti : ai Trident Studios, la possibilità di registrare su quarantotto piste era finalmente diventata realtà. Nel corso di dieci frenetici giorni di sedute, prove e missaggi, all'inizio del 1978, Costandinos e gli ingegneri del Trident sperimentarono un nuovo sistema di codificazione, mettendo in sincrono due registratori a ventiquattro piste con un'approssimazione di uno su un duecentesimo di secondo. II risultato fu la più popolare delle realizzazioni di Costandinos, “Romeo and Juliet”. Insieme alla Syncophonic Orchestra, Costandinos applicò a tutti e cinque gli atti della storia d'amore shakespeariana un purissimo ritmo disco, ottenendo una scintillante cascata di melodie e armonie e riuscendo incredibilmente a musicare il testo del Bardo nella quasi sua totalità. "Due famiglie di pari dignita, nello scenario della graziosa Verona in cui e ambientata la nostra storia. Da antichi rancori che conducono a nuove contese. Dove sangue innocente macchia mani innocenti". Erano parole inusuali da far echeggiare dagli altoparlanti di una discoteca, in pieno 1978, ma Costandinos riuscì nella sbalorditiva impresa. Seguirono altri quattro album in rapida successione. La colonna sonora del film francese “Trocadero Bleu Citron”, la soap opera spaziale “Golden Tears” di Sumena, influenzata da “L'uomo che cadde sulla terra” di David Bowie, “Il gobbo di Notre Dame” firmato Alec R. Costandinos and the Syncophonic Orchestra e “Paris Connection” del gruppo omonimo, che presentava interminabili riletture disco di standard del passato come “Elise” di Barry Ryan e del classico dei Righteous Brothers “You've Lost That Loving Feeling. Acquista una notevole fama negli ambienti discografici, il produttore/compositore a questo punto dovette confrontarsi con l'esperimento che avrebbe potuto consacrarlo agli annali della storia del pop mondiale. La United Artists all'epoca cercava disperatamente di ridare lustro all’immagine di Tina Turner, così, dopo averla condotta a Londra, 1'affidò proprio a Costandinos, incaricandolo di produrre la focosa diva, utilizzando il proprio stile. La melodia di “Love Explosion” , pezzo di punta dell'operazione, tratto dall'album omonimo, era di eccellente fattura, ma la voce di Tina, rabbiosa e dinamitarda, si mostrò ampiamente inadeguata al genere. L'album, pur contenendo un'accettabile versione salsa del successo degli O'Jays “Backstabber”, si rivelò un fiasco planetario. L’attività di Costandinos proseguì, con alterne vicende, ancora una volta, mescolando barocchi ritmi pseudo-rock, morbide orchestrazioni e metriche a presa rapida: questo “outsider” venuto dal caldo aveva creato, nella nebbiosa Londra, un sound in perfetta sintonia con il “contaminato” spirito di quei tempi. Nel 1978 dichiaro: “Sono un musicista, un espressionista... forse un pò di tutto. Ed e proprio questo che fa di me un buon produttore”. II suo talento sale di tono soprattutto in due capolavori come “How Much, How Much I Love You” e “Romeo and Juliet”, Dischi, opere che dir si voglia, le quali gli garantiscono un posto di rispetto nell’Olimpo delle divinità disco.

Discografia Consigliata

Romeo & Juliet, Casablanca, 1977
Love & Kisses, Casablanca, 1977, Love and Kisses
Love & Kisses, Casablanca, 1978, How Much, How Much I Love You
Love & Kisses, Casablanca, 1979, You Must Be Love

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